Affari d’oro tra la Cina e l’Afghanistan, o meglio, tra la Xinjiang Central Asia Petroleum and Gas Co. (CAPEIC) e il governo dei talebani.

Lo scorso 5 gennaio il gruppo islamico ha tenuto una cerimonia televisiva per annunciare la firma del suo primo, storico, accordo internazionale sull’estrazione di risorse energetiche da quando è salito al potere nell’agosto 2021. Si tratta di un contratto stipulato con una società cinese per lo sfruttamento delle riserve petrolifere dal bacino dell’Amu Darya, nel nord del Paese.

L’intesa è stata raggiunta a Kabul alla presenza del vice primo ministro talebano per gli affari economici, Mullah Abdul Ghani Baradar, e dell’ambasciatore cinese in Afghanistan, Wang Yu. In base all’accordo, che ha una durata temporale di 25 anni, CAPEIC investirà 150 milioni di dollari all’anno in Afghanistan, aumentando a 540 milioni di dollari nei primi tre. Il progetto riguarda un’area di 4.500 chilometri quadrati che si estende su tre province nel nord dell’Afghanistan: Sar-e Pol, Jowzjan e Faryab. 

L’accordo Cina-Afghanistan

“Il progetto petrolifero Amu Darya è un importante progetto di cooperazione pratica tra Cina e Afghanistan”, ha dichiarato l’ambasciatore cinese Wang, aggiungendo che “il progresso di questo progetto ha creato un modello per la cooperazione Cina-Afghanistan in grandi progetti nel settore dell’energia e in altri campi”.

Il ministro ad interim dei Minerali e del Petrolio del governo talebano, Shahabuddin Dilawar, ha dichiarato che i talebani avranno una quota di partenariato del 20% nel progetto, con la possibilità di aumentarla fino al 75%. Dilawar ha inoltre specificato che i primi tre anni sarebbero stati “esplorativi” e che “verranno estratte almeno da 1.000 a 20.000 tonnellate di petrolio”.

Secondo quanto riportato da VOA , il petrolio verrebbe lavorato all’interno dell’Afghanistan, con la compagnia cinese che dovrebbe costruire una raffineria ad hoc nel Paese. “In termini di risorse naturali, l’Afghanistan è una nazione ricca. Oltre ad altri minerali, il petrolio è la ricchezza del popolo afghano su cui può contare l’economia del Paese”, ha sottolineato il ministro Baradar. Il progetto dovrebbe inoltre fornire direttamente opportunità di lavoro a 3.000 afgani.

Obiettivo petrolio

Vale la pena analizzare i termini dell’accordo. La Cina, che sta incrementando l’approvvigionamento di risorse strategiche per scongiurare carenze o rischi analoghi, molto presto metterà le mani sul prezioso oro nero afghano a fronte di un investimento pluri milionario spalmato sul lungo periodo. Dall’altra parte, i talebani otterranno ossigeno puro grazie ad un’intesa che potrebbe, almeno in parte, lenire il profondo stato emorragico dell’economia dell’Afghanistan.

Nessun Paese ha ufficialmente riconosciuto i talebani, eppure la Cina mantiene investimenti sostanziali a Kabul e dintorni. Come se non bastasse, il gruppo islamico un disperato bisogno di rilanciare l’economia nazionale, anche perché, da quando è tornato al potere, i finanziamenti internazionali per sostenere il Paese devastato da decenni di guerre sono rimasti in gran parte congelati.

Nel dicembre 2011, la China National Petroleum Corporation (CNPC) aveva firmato con il precedente governo afghano un contatto simile a quello stretto con il talebani. Come ha evidenziato The Diplomat, il precedente progetto era stato messo a rischio dall’insurrezione dei talebani, mentre il nuovo accordo rischia ora di essere preso di mira dalla provincia del Khorasan dello Stato islamico (ISKP). Stesso problema, nuovo gruppo militante. 

Ci sono, infine, enormi difficoltà logistiche da prendere in considerazione. Le riserve petrolifere potrebbero non essere estratte facilmente come sperato, e il prezzo potrebbe facilmente aumentare. In tutto questo, però, i talebani sono ben lieti di ricevere un fiume di denaro.

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