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Il debito della Russia è stato declassato a livello speculativo (junk) da Fitch e Moody’s, due delle principali agenzie di rating occidentali. Moody’s ha abbassato la sua valutazione sul debito di lungo termine della Russia da Baa3 a B3, indicando di mantenere alta l’attenzione alle sanzioni imposte al Paese dall’Occidente. Fitch ha tagliato il suo giudizio da BBB a B. In entrambi i casi parliamo di valori-soglia che indicano l’investimento nei titoli russi come speculativo, dunque nei cosiddetti titoli-spazzatura non detenibili nel quadro di un sistema di investimenti sostenibile.

L’arma della finanza, la vera opzione nucleare in mano all’Occidente e principalmente alle potenze anglofone contro  Mosca, viene sdoganata in tutta la sua potenza.  Moody’s parla di “un rischio accresciuto di perturbazionì in materia di rimborso del debito sovrano russo di fronte alle sanzioni coordinate e alle gravi preoccupazioni sulla volontà della Russia di onorare il proprio debito”. Descrizione generale ma principalmente legata a questioni politiche: il debito pubblico russo in sé non è la prima causa di preoccupazione, lo è piuttosto lo sfascio del sistema del rublo e della finanza moscovita in seguito alla fuga di capitale dei giorni scorsi. Il grande gelo tra Vladimir Putin e la “zarina” della Banca centrale, Elvira Nabibulina, andato in scena nei giorni scorsi nel loro più recente incontro mostra tutte le preoccupazioni sistemiche che le autorità finanziarie hanno per la gestione della guerra in Ucrainail rublo ha lasciato per terra un terzo del suo valore, l’inflazione rischia di travolgere il Paese, solo l’energia rimane scambiabile. “Di fatto il rublo non è più convertibile in euro, dollari, franchi, yen e sterline”, ci racconta una fonte ben inserita nella finanza italiana. “Solo in yuan. Questo significa che la Russia commercia col mondo solo tramite pochi canali bancari, vendendo petrolio, gas e grano oppure mediando in yuan tramite le piazze di Shanghai e Hong Kong”. L’obiettivo indicato da Bruno Le Maire, ministro dell’Economia francese, è chiaro: mandare allo sfascio l’economia russa. L’arma del rating appare una delle armi decisive.

Questo va nella direzione di quanto sottolineato da Fitch che, da parte sua, indica di aspettarsi altre sanzioni più severe contro le banche russe, che causeranno significative perturbazioni a breve termine, ma anche impedimenti a lungo termine di un’esecuzione efficiente degli scambi. Il combinato disposto tra choc economico, fuga di capitali, esclusione dal sistema Swift, blocco dei commerci e sfiducia sistemica, unitamente alla necessità della Banca centrale di operare una stretta monetaria per salvare il rublo e contrastare un’inflazione che rischia di diventare galoppante, può fermare la capacità della Russia di sostenere la sua complessa avventura bellica. L’agenzia Radiocor ricorda che la terza grande agenzia di rating, Standard&Poors, si era già portata avanti abbassando il rating sulla Russia al massimo livello di rischio la scorsa settimana.

Di fatto la Russia può essere indotta al default non tanto per una fuga fuori controllo del livello del debito, quanto piuttosto per una difficoltà reale nella sostenibilità dello stesso: il rating speculativo impone a fondi e banche di operare una vendita massiccia (sell-off) di asset finanziari, aumenta il passivo nelle banche occidentali rendendo controproducente la detenzione di titoli di Mosca. Nella giornata del 2 marzo, nota Milano Finanza“la Banca centrale russa ha avvertito di aver congelato i pagamenti dei dividendi ai detentori esteri di bond in rubli. All’inizio di febbraio il debito del Paese era in mano per il 19,1% a investitori stranieri. Euroclear (partecipata da Euronext, capogruppo di Borsa Italiana) e Clearsteam (Deutsche Börse) non gestiscono più asset russi”. In questo contesto “il congelamento in atto del debito pubblico” che avrà durata indefinita e “riguarda quasi 3.000 miliardi di rubli (29 miliardi di dollari)” avvicina Mosca al default tecnico.

Delle maggiori agenzie del mondo, solo la cinese Dagong mantiene un giudizio positivo su Mosca assegnandole un rating di A. Questo mostra come la Cina, sostanzialmente, non abbia mollato una Russia che si ritroverebbe di fatto suo satellite economico in caso di totale disaccoppiamento finanziario dell’Occidente. Bill Emmott, giornalista britannico a lungo direttore dell’Economist, ha dichiarato che solo Xi Jinping potrebbe offrire un salvagente a Vladimir Putin in caso di rischio default che, come ricordato da Giulio Tremonti, potrebbe aprire a una crisi finanziaria globale. E dopo la decisione cinese di accelerare sul gasdotto Soyuz-Vostok e quella della Russia di pensare al sistema Cips, made in China, per aggirare un eventuale bando da Swift la manovra di alleggerimento di Dagong mostra che Pechino, per ora, non vuole ancora mollare Putin. La cui condizione economica si fa, però, giorno dopo giorno più allarmante.

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