Gli Usa valutano l’equivalente in termini di sanzioni dell’opzione nucleare contro la Russia in caso di effettiva invasione dell’Ucraina nelle prossime settimane. Joe Biden ha messo al lavoro il Dipartimento di Stato, il Dipartimento del Tesoro, il Dipartimento della Giustizia e le agenzie di intelligence per preparare le manovre con cui Mosca potrebbe essere colpita duramente sotto il profilo economico-finanziario.

La mossa consisterebbe, sostanzialmente, nell’elisione della Russia dal principale circuito di pagamenti internazionale, lo Swift. Acronimo di Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, Swift prende il nome dalla società che ne gestisce la piattaforma, con sede legale a Bruxelles e che elabora i protocolli per la trasmissione dei messaggi riguardanti transazioni finanziarie e ordini di pagamento su scala globale. Utilizzata da 11mila istituzioni finanziarie di tutto il mondo, è de facto lo standard comune con cui in ogni nazione si può inviare o ricevere denaro, data l’assenza di alternative globali comuni. Ebbene, Washington sta pensando all’ipotesi di tagliare Mosca fuori dallo Swift puntando sulla sua capacità d’influenza sistemica.

In primo luogo, gli Stati Uniti hanno stabilito un rapporto strettissimo di supervisione su Swift a partire dal 2001, quando hanno operato un profondo scrutinio legato alla necessità di individuare i finanziamenti ai movimenti terroristici dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.

In secondo luogo, le principali istituzioni finanziarie globali che partecipano ai pagamenti della piattaforma Swift sono statunitensi. Va ritenuta importante, in tal senso, la scelta dell’amministrazione Biden di coinvolgere Wall Stret nelle discussioni di preparazione per il progetto sanzionatorio. Membri del National Security Council, spiega Bloombergstanno incontrando i top manager di  Citigroup, Bank of America, JPMorgan Chase & Co. e Goldman Sachs per coordinare, in caso di avvio dell’operazione, un blackout immediato contro Mosca.

In terzo luogo, da tempo la dottrina di Washington sull’azione in campo geoeconomico unisce lo sfruttamento del peso finanziario della superpotenza a stelle e strisce al ruolo del dollaro come valuta di scambio di riferimento per rivendicare ai suoi apparati giudiziari e politici una giurisdizione mondiale. Il lawfare americano si è visto già in azione ai tempi del caso Huawei; oggi, analogamente, Washington punterebbe con facilità a rivendicare il fatto che gli scambi con l’estero da cui l’economia russa dipende (esportazioni di gas naturale, petrolio, armi, prodotti agricoli, tecnologia nucleare; importazioni di macchinari, beni di consumo, tecnologie critiche) sono in larga misura prezzati col biglietto verde, salvo quote residuali in euro e yuan, per fare pressione sugli alleati per applicare le direttive americane.

L’esclusione dell’Iran dallo Swift nel 2012 e la sua parziale disconnessione nel 2018 dopo il ritorno delle sanzioni americane dimostra quanto grave possa essere per un Paese e la sua economia l’esclusione dal sistema dei pagamenti internazionali.

Per la Russia questo significherebbe, secondo un paper dell’analista finalndese Maria Shagina apparso sul sito del Carnegie Moscow Center, “una massiccia fuga di capitali e l’esclusione da ogni transazione internazionale” con i Paesi occidentali; per l’ex ministro delle Finanze Alexei Kudrin questa mossa, se applicata ai tempi della crisi della Crimea, avrebbe portato a un tracollo del Pil del 5% nel solo 2014 e a danni durissimi capaci di mettere la Russia in ginocchio. Questa mossa però non è mai stata promossa né da Barack Obama né da Donald Trump, pur rimanendo adesso al vaglio di Biden. Ma va valutata l’opportunità di una mossa che creerebbe problemi sistemici agli alleati europei.

Boris Johnson, secondo la Cnn, sarebbe favorevole a allineare il Regno Unito alla decisione di tagliare Mosca fuori dallo Swift; Jeppe Kofod, ministro degli Esteri danese, ha recentemente dichiarato che l’Unione Europea sta preparando “sanzioni senza precedenti” in caso di invasione dell’Ucraina e la Banca centrale europea, stando alle rivelazioni del Financial Times, si sta preparando a lavorare con gli istituti del Vecchio Continente in un contesto segnato da nuove restrizioni ai traffici con Mosca. Ma i Paesi europei sarebbero altrettanto danneggiati della Russia in caso di taglio di Mosca dallo Swift: pensiamo ai rapporti commerciali di Paesi come Germania e Italia o alla dipendenza energetica dell’Europa dal gas russo. Una manovra di questo tipo va progettata con cura e deve offrire linee di uscita a tutti gli attori in campo. Il rischio della mossa statunitense è di fare la guerra economica, al contempo, sia a Putin che all’Unione Europea. E quello per l’Ue di trovarsi ancora una volta a compiere il passo più lungo della gamba, in maniera autolesionista. La politica deve avere il proprio spazio, evitando che quella delle sanzioni diventi una profezia che si autoavvera. Conducendo a un finale rovinoso per tutti.

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