Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha dichiarato la sua intenzione di mettere al bando le sigarette elettroniche in quanto pericolose a causa delle sostanze contenute nei vaporizzatori. Nelle Filippine sono da anni presenti innumerevoli marchi che commercializzano il sostituto del tabacco ma nel 2019, a causa delle inchieste giudiziarie americane, la casa di “svapo” Juul Labs si è lanciata in modo deciso nel panorama commerciale asiatico, ottenendo ottimi risultati di vendita.

Il successo della sigaretta elettronica

L’esplosione commerciale di questi prodotti è avvenuta principalmente negli ultimi anni, come sostituti del tabacco. L’idea infatti di poter smettere di fumare attraversando il primo periodo di transizione con l’ausilio degli apparecchi a nicotina disciolta ha creato un primo target di diffusione. Soltanto con l’inizio del culto (soprattutto nella popolazione giovanile) degli “svaporizzatori” la sigaretta elettronica è diventata un vero e proprio prodotto da fumo dal quale il consumatore fatica a separarsi. Questa nuova forma di dipendenza ha conosciuto la sua massima espressione negli Stati Uniti, dove sono nati centri per la disintossicazione dalla sigaretta elettronica.

Le motivazioni principali addotte dai persecutori di tali apparecchiature deriva dalle incerte analisi sugli effetti sulla salute dell’uomo. Essendo un fenomeno recente non sono disponibili infatti dati sufficienti per correlare la comparsa di malattie all’uso della sigaretta elettronica. La conoscenza però del contenuto dei prodotti e della presenza di nicotina ha indotto ha credere che anche questa forma più high tech di approccio al fumo arrechi danni all’apparato vascolare e respiratorio.

Duterte: una sfida personale

Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte conosce molto bene i danni provocati dal fumo sul corpo umano, essendogli stata diagnosticata anni addietro la Sindrome di Buerger. La storia dietro alla persone del presidente dell’arcipelago asiatico lo ha reso particolarmente sensibile alla tematica. Nella conferenza stampa di martedì ha infatti sottolineato come abbia intenzione di perseguire penalmente non solo chi commercia ma anche chi utilizza i dispositivi elettronici.

Sebbene le parole del ministro delle finanze Carlos Dominguez siano state più moderate, alludendo alla possibilità di aumentare l’imposizione fiscale sui prodotti, tra il Governo filippino e le case produttrici è guerra aperta. Bisognerà attendere a questo punto gli esiti dell’iter legislativo per avere una visione di insieme del proseguo della vicenda.

Rischi per la salute o per le casse dello Stato?

Un enorme punto da chiarire è quello legato al gettito fiscale del mercato del tabacco. Mentre il contrabbando delle sigarette è un fenomeno maggiormente contrastabile, quello legato ai liquidi contenenti nicotina è molto più complicato. Essendo in corso nel mondo diatribe giudiziarie legate alla percentuale di imposte dovute e al modo in cui devono essere calcolate, la riscossione della tassa è ardua per quasi tutti i monopoli. In molti Paesi, tra i quali l’Italia, il mercato che riconosce il pagamento delle imposte e quello parallelo coesistono, non essendo ancora giunti ad una sentenza definitiva che faccia chiarezza sulla questione.

L’evasione fiscale gioca quindi un ruolo fondamentale nella battaglia tra Stati e case produttrici. E il tema dei rischi per la salute è un ottimo strumento di trattativa. Le mosse delle parti saranno quindi giocati sulle reciproche paure. Le case di produzione non hanno alcuna intenzione di essere classificate come pericolose per la salute, mentre le casse statali vogliono evitare ogni rischio di evasione di imposta. La conclusione non avverrà quindi a seguito di dettagliate analisi sanitarie, bensì a seguito di un pesante braccio di ferro tra amministratori delegati e capi di Stato per concordare il giusto valore di imposizione fiscale dei prodotti.

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