Una tonnellata di Plutonio a Londra pagando però 200 milioni di euro. Come riporta il Corriere della Sera la Sogin, la società pubblica responsabile dello smantellamento dei vecchi impianti, ha richiesto un nulla osta per arrivare a una conclusione dell’accordo con la Nuclear Decommissioning Authority prima del 29 marzo e di un’eventuale “Hard Brexit”.

Tale accordo, che ora è sotto esame da parte del ministero dello sviluppo economico di Luigi di Maio, prevede la cessione di una tonnellata di plutonio al Regno Unito, pagando la società londinese circa 200 milioni di euro. Materiale altamente radioattivo, sottolinea il Corriere della Sera, ricavato dalla lavorazione del combustibile usato dalle centrali nucleari nazionali nella stagione chiusa nel 1987 e custodito nel sito di Sellafield, a nord di Liverpool. Nell’accordo con l’agenzia governativa Nuclear Decommissioning Authority sarebbero inoltre incluse 690 tonnellate di uranio, 550 delle quali di uranio impoverito e 140 di uranio leggermente arricchito.

200 milioni di euro a Londra per “smaltire” il nostro plutonio

C’è fretta di chiudere l’accordo prima di un eventuale “Hard Brexit”. Secondo quanto riportato da Rai News, in queste ore la premier britannica Theresa May scriverà una lettera al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk per richiedere un’estensione dell’articolo 50, dunque un rinvio della Brexit, come ha annunciato il portavoce di Downing Street, senza però precisare quale sarà nel dettaglio il contenuto della lettera.

In questo scenario di totale incertezza, dunque, la Sogin chiede di arrivare a una conclusione perché un’uscita disordinata del Regno Unito dall’Ue rischierebbe di creare complicazioni nella gestione del materiale radioattivo, compresi possibili “costi supplementari”. Sempre secondo Sogin Spa, l’ intesa dovrebbe essere positiva per le casse dello Stato, visto che nei suoi precedenti piani era prevista una spesa complessiva di circa 300 milioni di euro.

Opposizioni all’attacco

Dubbi nel frattempo arrivano dalle opposizioni del governo “giallio-verde”. Tommaso Foti, di Fratelli d’Italia, ha presentato un’interrogazione parlamentare al riguardo lo scorso 15 marzo. “Risulterebbe che Sogin Spa sia prossima alla stipula di un nuovo accordo commerciale con la predetta organizzazione britannica Nuclear Decommissioning Authority, con una procedura che sarebbe opportuno comprendere se sia in linea con quanto disposto dal codice dei contratti pubblici; con tale accordo si sarebbe nuovamente disposto un affidamento diretto al riguardo, nonostante lo stesso comporterebbe, a quanto risulta all’interrogante, una spesa di circa 200 milioni di euro” nota Foti.

L’onorevole di Fdi chiede inoltre se “Sogin Spa abbia proceduto a verificare l’esistenza e la fattibilità di soluzioni tecniche ed economiche alternative a quella predetta e adottata, comportanti minore spesa e, in ogni caso, se sia stata verificata la congruità dei costi da sostenere” e soprattutto se “il Governo intenda chiarire le ragioni tecniche ed economiche alla base dell’accordo commerciale sottoscritto nel 2017 dalla Sogin spa con l’organizzazione britannica Nuclear Decommissioning Authority e come si concili tale accordo con le disposizioni di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico del 10 agosto 2009″.

Di cosa si occupa la Sogin?

Come riporta il sito della società, Sogin spa si occupa di gestire in totale sicurezza i rifiuti radioattivi prodotti dalle attività di decommissioning degli impianti nucleari. In ogni impianto, i rifiuti sono trattati, condizionati e stoccati in idonei depositi temporanei, che ospitano esclusivamente i rifiuti presenti in ciascun sito, in vista del loro trasferimento al Deposito Nazionale. Al termine delle operazioni di decommissioning, i depositi temporanei vengono smantellati.

L’amministratore delegato della società è Luca Desiata. Nel 2017, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha promosso il piano di smantellamento delle centrali nucleari e di gestione delle scorie presentato da Sogin. Si tratta della prima validazione di un piano di project management effettuata dall’organismo Onu. Ora però Sogin spa e il governo dovranno chiarire la vicenda del Plutonio e la bontà dell’accordo stipulato con Londra.

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