La manovra 2023 del governo italiano è passata, in fin dei conti, senza particolari intoppi ma la fase iniziale dell’anno e le tensioni sul caro-benzina hanno mostrato che il sentiero dei conti pubblici che il governo Meloni dovrà percorrere sarà stretto. E che in particolar modo la partita europea andrà giocata con grande attenzione.

Di fronte a sfide come la crisi energetica del 2022 e le sue possibili code a partire dalla seconda metà del 2023, l’alta inflazione e la fine della sospensione emergenziale delle regole fiscali legata al Covid-19 la partita è complessa. E va giocata utilizzando con attenzione le sfide aperte a livello europeo. Il punto chiave su cui Roma può agire è ricordarsi, parafrasando San Paolo, di essere forte anche in quanto debole, cioé potenzialmente vulnerabile a choc esterni. E al contempo sfruttare chiaramente la grande novità politica aperta dalla guerra russo-ucraina e dalla crisi energetica: il temporaneo indebolimento dell’asse franco-tedesco attorno a cui ruota l’Unione Europea.

L’eredità del debito pandemico

Il primo punto chiave è il tema della gestione dell’ampio debito pandemico su cui rischia di abbattersi la scure del ritorno in auge di un Patto di Stabilità non modificato e, al contempo, dei futuri, duri aumenti del tasso di sconto da parte della Bce. L’Italia ha accumulato un rapporto debito/Pil del 150% che pesa come un macigno su ogni politica economica futura e ha portato anche Meloni e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti a dover fare scelte discrezionali nette nella loro prima legge di bilancio.

Al contempo, vi è il tema fondamentale che il debito pandemico rischia di essere trattato come debito ordinario e che il sentiero di rientro includerà le spese sostenute tra il 2020 e il 2022 per la campagna vaccinale e il sostegno ai redditi, alle imprese in crisi e al sistema sanitario. Rischio spericolato in un contesto di nuova austerità. A cui l’Italia deve rispondere giocando in sponda con Paesi come Francia, Spagna e il resto del blocco mediterraneo la partita europea. Una prima avvisaglia è stata data dalla sponda col Portogallo in sede Bce, il futuro potrebbe essere il rilancio del piano di Mario Draghi e Emmanuel Macron per creare un’Agenzia Europea del Debito che “digerisca” i debiti pandemici in cambio dell’emissione di un asset comune europeo per finanziare i piani di rilancio dell’economia.

Mossa, questa, che consentirebbe di fare pressione sulla Germania e i frugali, certamente non tornati al rigorismo estremista di quindici anni fa ma disposti a chiedere una curva di rientro alla normalità certa e precisa. E che può riaprire il dialogo su altri fronti.

Sugli aiuti di Stato Berlino farà da sé?

In quest’ottica, una mossa a lungo sponsorizzata dall’Italia prima della pandemia rischia di ritorcersi contro Roma se sarà mantenuta facendo tornare al passato il quadro circostante. Parliamo del framework facilitato sugli aiuti di Stato che vede oggigiorno Paesi come la Germania, da sempre censori di questo modello, pronti a sfruttare strumentalmente gli sviluppi post-Covid.

“Dall’inizio della guerra in Ucraina i Paesi Ue hanno messo a disposizione delle imprese ben 672 miliardi”, nota Libero. “Ma il malloppo non è affatto distribuito in maniera omogenea nel vecchio continente. Tutt’ altro. La Germania, manco a dirlo, ha stanziato oltre 350 miliardi di aiuti, arrivando da sola al 53% del totale. Al secondo posto c’è la Francia, con oltre 150 miliardi e circa il 24% della torta complessiva. In totale Parigi e Berlino arrivano quasi all’80%. L’Italia è al terzo posto con 50 miliardi (solo il 7% di tutti i sostegni erogati dagli stati membri)”. Dunque su questo tema Roma gioca di rimessa rispetto all’asse franco-tedesco e dovrà potenzialmente agire facendo pressioni convergenti sui due Paesi.

Lato tedesco urge ricordare l’importanza dell’industria italiana per la manifattura tedesca, che ha un fondamentale appiglio nella sua catena del valore nel Nord motore d’Italia. Lato francese, le diverse sinergie europee italo-francesi dallo spazio ai semiconduttori, passando per apparti transnazionali come Luxottica-Essilor e Stellantis: un framework di aiuti di Stato da “liberi tutti” penalizzerebbe l’Italia per l’alto debito se austerità e rigore tornassero, specie se la risposta europea alla sfida americana lanciata con i sussidi dell’amministrazione Biden dovesse tardare a materializzarsi. Dunque o si deciderà di proporzionare gli aiuti di Stato alle sfide comuni europee, o garantendo a ognuno la propria scialuppa di salvataggio si penalizzerà l’economia di chi ha meno margine di manovra.

Rilanciare la crescita

L’obiettivo è chiaro: rilanciare la crescita in maniera sostenibile e, questa volta, spinta dopo l’illusione del rimbalzo post-Covid confuso per nuovo boom economico. Per farlo i lacci e lacciuoli delle regole più stringenti europee devono essere annodati in maniera più lasca, ma al contempo serve un grande sforzo politico da parte dei Paesi-guida dell’Ue per pensare il mondo di domani e evitare che le sfide di ieri ricadano, nelle loro conseguenze, sull’oggi. Le costrizioni del debito pandemico rischiano di essere pesanti per Paesi come l’Italia a causa del fardello accumulato, ma oggi l’opportunità politica data dalla minore compattezza tra Parigi e Berlino offre all’Italia la possibilità di un gioco di sponda.

Il rischio da evitare è quello di schiacciarsi troppo su Parigi, capitale più affine strutturalmente a Roma, ma vale la pena di tentare una partita politica che da un lato mostri un’Italia combattiva e dall’altro porti proposte realistiche su debito, programmi comuni europei, crescita. Ciò che a Berlino serve per immaginare un nuovo modello dopo che la crisi energetica ha messo a rischio il suo impianto mercantilista. Ci sono rischi e opportunità, come in ogni programma politico, ma la grande novità è che ad oggi, di fatto, l’Italia presentata dai suoi detrattori come irresponsabile e il governo Meloni criticato, in patria e fuori, come radicale, sono i più pragmatici europeisti del Vecchio Continente. E mirano a trasformare l’asse franco-tedesco in un triangolo decisionale Roma-Parigi-Berlino per contare a più alti livelli anche in tempi di sfide così grandi.

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