Il mondo bancario della Germania rischia di subire l’ennesimo scossone dell’ultimo mese: questa volta a causa di una crisi interna che ha colpito il secondo istituto bancario del Paese, la Commerzbank. Dopo l’annuncio delle dimissioni combinate del presidente della vigilanza Stefan Schmittmann e dell’amministratore delegato Martin Zielke, il consiglio d’amministrazione societario si è ritrovato nella giornata di mercoledì nella condizione di dover mettere i paletti per una svolta nella gestione dell’istituto di credito. E tale sconvolgimento, come riportato dall’agenzia di stampa Reuters, è stato creato ad hoc dagli azionisti di spicco della banca tedesca – il fondo d’investimento americano Cerberus – che adesso però si trovano nella condizione di dover affrontare un futuro quanto mai incerto.

Dopo il crollo di Wirecard e l’annuncio da parte del Tesoro tedesco di una stretta nei controlli ed un contestuale potenziamento della Bafin, i problemi sono arrivati anche dall’isola di Cipro, dal quale l’istituto di credito ha appena subito una multa da 650mila euro per una frode finanziaria legata al defunto Banco popolare di Cipro, la Laiki. E in questo scenario di sfiducia legata sia alla sua immagine che all’intero panorama bancario e finanziario della Germania che il nuovo amministratore delegato in via di definizione dovrà operare, tra una moltitudine di dubbi ed incertezze.

Una tendenza da invertire

Come risaputo da tempo, la divisione societaria ha posto una notevole fetta di quote nelle mani di fondi d’investimento stranieri, i quali tuttavia col passare del tempo non si possono ancora definire interamente soddisfatti del rendimento del colosso bancario tedesco. In particolare, infatti, le passività nei bilanci hanno negli anni pesato a tal punto da obbligare la stessa Berlino ad intervenire a sostegno del gruppo bancario tramite l’ausilio di fondi pubblici.

Parte delle colpe sotto questo aspetto sono state additate all’amministratore delegato uscente Zielke, benché a sua discolpa potessero intervenire le criticità generalizzate che stanno investendo il settore bancario europeo in questi mesi e le instabilità degli anni passati. Ma a destare ancora più sospetto sono le dimissioni del presidente del consiglio di sorveglianza, a chiarissimo segnale della mancanza di condivisione delle operazioni più delicate e speculative che l’azionariato si è dimostrato intenzionato a portare avanti da qui ai prossimi anni.

In questo scenario, dunque, appare chiaro come la direzione societaria abbia cercato di dare una spinta forte volta a invertire le tendenze di bilancio della banca tedesca, da anni considerata potenzialmente tossica come anche lo stesso primo istituto bancario tedesco, la Deutsche Bank. Tuttavia, dalle premesse di queste prime ore la sensazione è che tale svolta non sarà indirizzata verso la stabilizzazione delle operazioni finanziarie più pericolose – e sospette – bensì in senso diametralmente opposto.

Gli spettri del prossimo semestre

Con il primo luglio, le aziende mondiali sono entrate nel difficile secondo semestre del 2020, quello caratterizzato dalla ripartenza delle economie dopo il periodo di lockdown che aveva caratterizzato i primi mesi dell’anno. Tuttavia, le ultime stime provenute sia dagli istituti di rating che dall’Unione europea hanno evidenziato un rallentamento generalizzato peggiore delle stime: particolare questo di notevole incidenza sulla tenuta del sistema bancario a causa della possibilità che un maggior numero di prestiti possa non venir restituito.

Con le difficoltà contestuali nella salvaguardia di un’immagine che in poche settimane è stata polverizzata e con le fondamenta stesse della società da ricostruire, i prossimi mesi sembrano molto grigi per il colosso di Monaco di Baviera, alle prese su fronti molteplici. In questa situazione, dunque, la possibilità che la ripresa sia tanto rapida quanto efficiente è assai remota, quale che sia il nome che uscirà dal bussolotto del consiglio di amministrazione. E in questo scenario, infine, ancora più di un interrogativo viene rivolto nei confronti del comparto bancario tedesco, tanto solido a livello nominale quanto sempre più tremolante man mano che si scende verso il reale.

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