Stati Uniti o Cina? L’Europa deve decidere al più presto da che parte stare. Rimandare non è più possibile, tanto meno tenere un piede in due scarpe. L’obiettivo di Ursula von der Leyen è riscrivere le leggi sulla concorrenza, visto che l’economia del Vecchio Continente è un vaso di coccio in mezzo a due vasi di ferro (Washington e Pechino). Come sottolinea il quotidiano La Verità, in un’intervista rilasciata ieri su Repubblica, von der Leyen ha spiegato la situazione: “La spina dorsale della nostra economia sono le piccole e medie imprese, ma è vero che in alcuni settori la competizione è ridotta a pochi soggetti globali. Dunque sarà necessario rivedere le regole sulla concorrenza”. Il piano, o almeno il sogno, è quello di proseguire su due binari distinti: accanto all’idea di far emergere competitor europei nei settori più globalizzati c’è la volontà di “analizzare il mercato europeo in tutti gli altri settori” per tutelare “l’interesse dei consumatori”. D’altronde le regole antitrust sulle quali si basa l’Europa sono troppo vecchie e non adatte a contenere i rischi odierni.

L’obiettivo dell’Europa

Il commissario europeo alla Concorrenza, Margrethe Vestager, ha fatto capire che qualcosa deve essere fatto in fretta. Attenzione però, perché l’esigenza di Bruxelles di riscrivere una nuova riforma antitrust può essere un elemento in grado di rinsaldare l’asse franco-tedesco. Francia e Germania puntano infatti a rafforzare gli accordi derivanti dal recente trattato di Aquisgrana, e hanno già scaldato i motori fiondandosi mano per la mano sul mercato delle batterie elettriche. Lo scorso 9 dicembre la Commissione europea aveva dato il via libera per l’erogazione di aiuti di Stato per un valore di 3,2 miliardi di euro al fine di realizzare fabbriche in cui produrre batterie per automobili elettriche. Ebbene, Francia e Germania hanno giocato d’anticipo dichiarandosi pronte a investire per la causa “europea” la bellezza di 2,21 miliardi di euro, cioè il 70% dell’intera somma stabilita dall’Ue. Merkel e Macron, utilizzando rispettivamente Opel e Saft, sono pronte a completare una prima valutazione del progetto per poi prendere una decisione finale. Berlino e Parigi dovrebbero mettere sul piatto circa 300 milioni di euro a testa. Certo, lo scopo di Bruxelles sé dare vita a un polo – in questo caso delle batterie elettriche – da opporre alla Cina. Ma i grandi beneficiari di questo gioco sarebbero in realtà loro: Francia e Germania. Non certo l’intera comunità europea, che dovrebbe accontentarsi delle briciole.

Perché l’Italia rischia la beffa

Più in generale l’Unione Europa ambisce a creare grandi poli europei che siano capaci di reggere la concorrenza statunitense da una parte e cinese dall’altra. Il problema è che le trasformazioni genereranno per forza di cose un terremoto geopolitico. I legami transatlantici con gli Stati Uniti, infatti, potrebbero diventare sempre più tesi a causa di varie ragioni. Intanto perché l’Europa sembra intenzionata a riprendere la sua battaglia contro i colossi tecnologici americani, poi perché alcuni Paesi del Vecchio Continente (leggi ancora una volta: Francia e Germania) non hanno alcuna intenzione di chiudere le porte al 5G cinese. In mezzo a tutto questo l’Italia, rigorosamente tenuta in seconda fila, potrebbe pagare il prezzo più alto ed essere economicamente surclassata dal tandem Parigi-Berlino.

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