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In tanti hanno provato a proporre una Belt and Road Initiative (BRI) alternativa. Ci hanno provato gli Stati Uniti con la Building Back Better (B3W), il Giappone con la Free and Open Indo-Pacific Strategy (FOIP), addirittura l’India con l’Indian Silk Road, e pure l’Unione europea con la sua Via della Seta europea.

Se alcuni di questi tentativi di sono rivelati dei buchi nell’acqua, come nel caso indiano, altri risultano ancora work in progress, anche se ancora lontani, sia in termini di efficienza geopolitica che di riflettori mediatici, dalla BRI cinese. Eppure, potrebbe presto arrivare il momento della Strategia Global Gateway, brutalmente definita Via della Seta europea.

I funzionari dell’Ue responsabili dell’iniziativa, ha sottolineato il sito Politico, starebbero finalizzando gli ultimi dettagli per far partire i progetti selezionati. Se non dovessero esserci ostacoli, dunque, la concorrenza dell’Unione europea alla BRI dovrebbe inasprirsi all’inizio del 2023.

Bruxelles sarebbe infatti pronta a far scattare nuovi piani infrastrutturali da offrire ai Paesi in via di sviluppo, come valida alternativa ai vari pacchetti messi sul tavolo nel corso degli anni dalla Cina. In un momento, per altro, molto delicato per Pechino, con il gigante asiatico che sta congelando l’approvazione degli investimenti all’estero a causa del rallentamento della sua economia.

L’Ue sfida la Cina

Nell’ultimo decennio, Pechino ha sviluppato reti commerciali, hub di trasporto e rotte energetiche in seno all’ormai nota iniziativa Belt and Road, mentre Huawei Technologies e altre società tecnologiche cinesi hanno investito ingenti somme di denaro nell’infrastruttura digitale in Africa, America Latina e Sud-est asiatico.

Di recente Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha chiesto di dare visibilità alla citata strategia europea, che mira a mobilitare fino a 300 miliardi di euro di fondi pubblici e privati da qui al 2027 per finanziare progetti infrastrutturali dell’Ue all’estero. “Vogliamo posizionare l’Europa in un ambiente internazionale più competitivo. Global Gateway si occupa anche di fornire risultati visibili sul campo”, ha detto Von der Leyen, sottolineando che Bruxelles soffre di una mancanza di visibilità e riconoscimenti.

E non è un caso che, quando nel 2020 è stato chiesto quale partner avesse fino a quel momento avuto l’influenza più positiva sui propri Paesi, soltanto il 10% abbia menzionato Ue, e che il 47% abbia invece indicato la Cina. “Restiamo molto frammentati tra i vari operatori di Team Europe e continuiamo a evitare di realizzare progetti visibili di infrastrutture rigide”, ha tagliato corto la stessa Von der Leyen.

2023: decolla la Global Gateway?

I massimi funzionari dell’Ue in politica estera e sviluppo internazionale hanno più volte affermato che l’Europa avrebbe presentato un’alternativa credibile e competitiva alla Belt and Road. Ma che cos’è questa Global Gateway? La Commissione europea e l’alto rappresentante dell’Ue hanno definito il Global Gateway, “una nuova strategia europea per promuovere connessioni intelligenti, pulite e sicure nei settori digitale, energetico e dei trasporti e per rafforzare i sistemi sanitari, di istruzione e di ricerca in tutto il mondo”.

In che modo? Mobilitando fino al 2027 fino a 300 miliardi di euro in investimenti nei settori citati. La Global Gateway, inoltre produrrà sì progetti sostenibili e di alta qualità, tenendo conto delle esigenze dei paesi partner e garantendo benefici duraturi per le comunità locali, ma facendo bene attenzione ad agire su principi democratici, di buona governance e trasparenza.

Sulla carta, insomma, un’alternativa non solo economica ma anche ideologica alla BRI. Resta da capire quando e se la famigerata Via della Seta europea spiccherà il volo. Il 2023, intanto, è stato indicato da Bruxelles come l’anno chiave.

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