Il Mes, l’Eurogruppo e l’Unione Europea. In Europa è scattato un tutti contro tutti senza esclusione di colpi, tra smentite, contro smentite e attacchi incrociati più o meno diretti. Chi si sarebbe mai aspettato, ad esempio, che l’Ue prendesse posizione contro l’Eurogruppo? Per capire meglio cosa sta accadendo a Bruxelles è doveroso riavvolgere il nastro.

Il punto focale è che nessuno sa cosa è successo nelle segrete stanze dell’Europa. Non sappiamo se i nostri rappresentanti, cioè il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il premier Giuseppe Conte, abbiano veramente – come loro sostengono – “battuto i pugni sul tavolo” per aver ottenuto il rinvio della riforma “all’anno successivo”. Non sappiamo neppure se Gualtieri abbia detto il vero quando tuonava soddisfatto che la riforma del Mes non si sarebbe chiusa “finché non si fosse specificato nelle conclusioni i termini chiesti dall’Italia”.

Anche perché Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo, ha ribaltato recentemente il concetto espresso dal ministro italiano, spiegando che esiste già “un accordo sulla riforma del Mes. Non si tratta più di una questione di sostanza, ma solo della necessità di definire alcuni cavilli di natura legale”. In altre parole, i “termini” modificabili non farebbero parte del piatto forte del Mes. Insomma, non solo non conosciamo i processi burocratici relativi al Mes: il Consiglio dell’Ue non intende neppure fornire gli atti affinché possano essere visionati i verbali e le note di discussione sulla riforma del Fondo salva-Stati.

I piedi in due scarpe

Nel frattempo, come sottolinea il quotidiano La Verità, Conte e Gualtieri continuano a tenere i piedi in due scarpe. Già, perché mentre di fronte al Parlamento italiano ministro e premier ripetono di aver difeso in Europa le ragioni dell’Italia, davanti agli atti ufficiali la loro versione si scioglie come neve al sole.

Lo scorso giugno Conte rassicurava tutti: l’esecutivo non avrebbe mai approvato una riforma negativa per l’Italia. Nel frattempo sono passati otto mesi e la politica italiana è cambiata. Conte non governa più con la Lega ma con un altro alleato, il Pd, cioè un partito che fino a poco tempo fa metteva in guardia su una riforma ambigua.

Per quanto riguarda la modifica del Meccanismo europeo di stabilità, niente è cambiato: restano al loro posto le clausole di azione collettiva a maggioranza singola, che agevolano la possibile ristrutturazione del debito per quei Paesi che dovessero mai aver bisogno di un aiuto economico “dall’alto”, così come restano validi i criteri d’accesso al fondo. Riguardo quest’ultimo punto, ricordiamolo, l’Italia resterebbe fuori dalla cosiddetta linea senza condizionalità e della sorveglianza preventiva sui nostri conti pubblici.

Mancanza di trasparenza

La vicenda sul mistero relativo all’iter burocratico del Mes è intanto approdata in Parlamento. Alcuni senatori della Lega hanno depositato un’interrogazione per chiedere di sapere “a quali fonti normative specifiche il governo faccia riferimento per motivare l’ opposizione di un vincolo di riservatezza sui lavori dell’ Eurogruppo e del Vertice euro”.

Conte si è difeso dicendo che i lavori dell’Eurogruppo costituiscono “un incontro informale” e “sono riservati”. Detto in altri termini: non è possibile fornire al pubblico specifici resoconti verbali delle discussioni avvenute nel corso delle sue riunioni. A questo proposito è emblematica la lettera che il mediatore europeo Emily O’Reilly ha indirizzato lo scorso 14 marzo al presidente dell’Eurogruppo, con la quale viene puntualizzato che anche quest’organo “rientra nell’ambito di applicazione del regolamento 1049/2001 sull’accesso del pubblico ai documenti”.

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