Il summit Africa-Russia, che vede la partecipazione di numerosi capi di Stato africani, delegazioni commerciali  e che si sta svolgendo nella città di Sochi, è destinato a favorire un aumento dell’influenza strategica russa nel continente africano. Mosca non è molto presente in quest’area del mondo lasciata, dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, in balia della penetrazione cinese ed occidentale. I rapporti commerciali con l’Africa, nel 2018, ammontavano a 20 miliardi di dollari ed erano focalizzati sulla fornitura di armamenti. Il Cremlino vuole potenziare queste relazioni ed accedere alle vaste riserve minerali del continente, come manganese e cromo ed è in cambio disposto a fornire sostegno economico, anche nel campo dell’energia nucleare e degli idrocarburi.

Nuove amicizie

Mosca, per ottenere il suo posto al sole in Africa, è disposta a compiere anche gesti magnanimi: la decisione di cancellare il debito dell’Etiopia, che ammonta a 163 milioni di dollari, è un valido esempio in tal senso ed in passato lo stesso era stato fatto nei confronti di Mozambico, Madagascar e Tanzania. Vladimir Putin ha anche reso noto che la Russia è disposta ad aiutare gli Stati africani senza precondizioni politiche di alcun tipo e rispettando il principio di non ingerenza negli affari interni altrui. Questo approccio è molto diverso da quello adottato da diverse nazioni occidentali accusate, dallo stesso Putin, di voler cercare di costruire nuovi imperi coloniali.

La penetrazione di Mosca è destinata a focalizzarsi,oltre che sul settore delle forniture di armamenti, anche sulla cooperazione in ambito energetico, con diversi enti statali russi molto attivi in Africa in progetti di estrazione petrolifera e di gas. La Federazione Russa può inoltre contare, per quanto riguarda alcune nazioni, sui buoni rapporti intrattenuti durante la Guerra Fredda: il gigante marxista aveva infatti sviluppato una partnership avanzata con altre nazioni comuniste dell’area come, ad esempio, Angola e Mozambico. Un grande ostacolo, però, si frappone di fronte agli obiettivi di Vladimir Putin: la Cina.

Sfida a Pechino e all’Occidente

L’ex Impero celeste, infatti, ha deciso da tempo di puntare sull’Africa e sin dal 2000 organizza un forum di cooperazione con gli Stati della regione. Gli sforzi cinesi si sono rivelati un successo: il volume degli scambi commerciali tra le due parti è infatti cresciuto dai 20 miliardi di dollari del 2000 ai 200 miliardi del 2017. Ci sono, però, anche diverse problematiche: alcune nazioni temono la dipendenza da Pechino che, ad esempio, è pronta ad investire su progetti infrastrutturali in loco ma poi vuole indietro quanto ha speso. Il volto amichevole mostrato da Vladimir Putin potrebbe, in questo senso, portare diversi benefici. Le nazioni occidentali, invece, si trovano in una sorta di vicolo cieco: non possono rinunciare alle proprie posizioni strategiche in Africa e al tempo stesso non possono prescindere dal legare il proprio supporto economico e politico al rispetto dei diritti umani nelle diverse nazioni del continente.

Putin, invece, promette di chiudere un occhio di fronte alle turbolenze politiche ed ai regimi autoritari ed offre in cambio cooperazione vantaggiosa. Un’offerta di certo interessante per i tanti autocrati della regione, che mal sopportano di essere continuamente giudicati e richiamati all’ordine dai partner occidentali. Il primo step per favorire il ritorno di Mosca in Africa è, in definitiva, stato compiuto ed ora bisognerà vedere se le condizioni sul campo favoriranno gli interessi russi o li ostacoleranno.

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