Settimana dopo settimana, il coronavirus si espande a macchia d’olio nel Vecchio Continente e si fanno sempre più spesso stime e previsioni sugli impatti che genererà per l’anemica economia europea. Dopo l’altalena delle borse e il goffo intervento della Bce di Christine Lagarde, infatti, i Paesi del Vecchio Continente hanno pensato di muoversi alla spicciolata e di agire ciascuno a suo modo con la leva della politica fiscale. Dalla manovra-bis promessa dal governo Conte in Italia all’annuncio tedesco di un maxi-fondo per i prestiti alle imprese, tuttavia, bisogna capire se queste misure offriranno un rimedio alle problematiche economiche dell’Eurozona o se invece avranno solo valore lenitivo e temporaneo.

La seconda opzione sembra essere la più accreditata: l’Europa è avviata verso un anno di crescita nulla o, addirittura, di recessione. Maarten Verwey, tra i massimi dirigenti economici e finanziari della Commissione von der Leyen, ha dichiarato nella giornata di venerdì 13 marzo che il tonfo potrebbe essere doloroso: “E’ chiaro che dobbiamo correggere le nostre previsioni. E’ molto probabile che la crescita per l’Eurozona e per l’intera Ue cadrà al di sotto dello zero quest’anno. E potenzialmente anche in modo considerevole sotto lo zero”.

Si va oltre le previsioni di istituzioni come l’Ocse, che prevedevano una calata in termini di decimali della crescita, o all’illusoria speranza di chi, come la Germania, probabilmente sperava che fosse l’Italia, Paese di maggior impatto per il Covid-19, a sobbarcarsi il fardello economico legato all’epidemia. La malattia dilaga a macchia d’olio e con essa i timori di una recessione europea. Il cui centro potrebbe essere proprio quella Germania che dalla de-globalizzazione in atto ha ricevuto una dura batosta per i suoi traffici e commerci, centrali nel modello mercantilista della sua economia. A cui seguirebbe, a cascata, il resto dell’Europa inserito nella catena del valore di Berlino, Italia del Nord compresa.

Già di fronte a una prospettiva di questo tipo l’Europa è caduta nel panico, ha corso alla spicciolata, si è persa tra altalene finanziarie e debolezze politiche. “Il sistema europeo collassa“, nota l’economista Guido Salerno Aletta su Teleborsa. “Sin da Maastricht era stato costruito come una monade, chiusa in sé, in cui l’intervento degli Stati era considerato di ostacolo al buon funzionamento dell’economia di mercato. “Meno Stato, più mercato”, proclamavano i più. Altri, meno invasati, chiedevano “il mercato ovunque possibile e lo Stato laddove necessario”. In realtà, si è assistito a uno sdoganamento della legge del più forte a competere con la ratio di fondo di regole ritenute universali, che hanno “consegnato il destino degli Stati e dei popoli alle ubbìe dei Mercati finanziari”.

Di queste regole la Commissione scopre ora la debolezza preparandosi a concedere sforamenti massicci dei parametri fiscali per rispondere all’emergenza. La caduta in recessione dell’Europa farebbe venire a galla le contraddizioni tra un modello che si dichiara ultra-economicista e apertamente pro-mercato nella prassi e la sua incapacità di sopravvivere a shock esogeni senza negare le regole di condotta su cui pretende di orientare il suo gioco.

Di più: deperirebbe la capacità competitiva del Vecchio Continente di fronte a concorrenti, come la Cina, per i quali lo choc esogeno si potrebbe sostanziare in una riduzione (attorno al 4-5%), non in un azzeramento della crescita, e aumenterebbe la scollatura tra l’economia reale bloccata di un continente in crisi e mercati finanziari sempre più volatili e umorali. I governi europei devono agire ora: prepararsi a tamponare gli effetti del Covid-19 e far rispettare le misure di contenimento del contagio per ripartire con grinta, una volta finita l’emergenza, a suon di investimenti. Solo così si potrà evitare che la profezia di Verwey si avveri. Nella nuova recessione globale il Vecchio Continente rischia una batosta per evitare la quale la tempestività si rende, giorno dopo giorno, una necessità ineludibile.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.