Israele ed Emirati Arabi Uniti hanno firmato un accordo di libero scambio martedì 31 maggio. Unico nel suo genere, abolisce le barriere doganali per il “96% dei prodotti” che le due parti si scambiano e il cui commercio ha avuto un valore di 900 milioni di dollari nel 2021, secondo dati ufficiali israeliani. L’obiettivo è quello di aumentare il commercio bilaterale annuo a più di 10 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni.

Il patto, definito “storico”, rappresenta l’ultimo prodotto della normalizzazione delle relazioni diplomatiche del 2020, noti come Accordi di Abramo. È stato inoltre descritto come il più grande accordo mai concluso tra Israele e qualsiasi paese arabo.

Su Twitter, il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha affermato: “Israele ed Emirati hanno firmato uno storico accordo di libero scambio, il primo di questa portata tra Israele e un Paese arabo. Sotto l’egida del mio amico Mohammed Bin Zayed Al-Nayane (il leader degli Emirati) e grazie a molta determinazione, questo è l’accordo di libero scambio firmato più veloce nella storia di Israele”.

I colloqui, che sono poi sfociati nell’accordo di libero scambio, sono iniziati a novembre e si sono conclusi all’inizio di aprile, dopo quattro sessioni negoziali. Il patto è stato firmato a Dubai dal ministro dell’Economia e dell’Industria israeliano Orna Barbivai e dal suo omologo, il ministro dell’Economia degli Emirati Arabi Uniti Abdulla bin Touq al-Marri.

Come conseguenza degli ultimi accordi, “il commercio emiratino-israeliano supererà i 2 miliardi di dollari nel 2022 e raggiungerà circa 5 miliardi di dollari in cinque anni, supportato dalla collaborazione nei settori delle energie rinnovabili, dei beni di consumo, del turismo e delle scienze della vita”, almeno queste sono le prospettive future per Dorian Barak, presidente del Consiglio d’affari Emirati-Israele. Secondo le sue dichiarazioni, quasi mille compagnie israeliane si legheranno con gli Emirati entro la fine dell’anno. “Dubai sta diventando un hub per le aziende israeliane che vedono l’Asia meridionale, il Medio Oriente e l’Estremo Oriente come mercati”, sostiene.

Per il ministro del Commercio degli Emirati Thani Al Zeyoudi, la firma è “un nuovo capitolo nella storia del Medio Oriente”, ha scritto su Twitter. “Il nostro accordo accelererà la crescita, creerà posti di lavoro e porterà a una nuova era di pace, stabilità e prosperità in tutta la regione”.

L’Ambasciatore degli Emirati in Israele, Mohamed Al-Khaja, ha descritto la firma di questo accordo come “un successo senza precedenti”. Ha aggiunto anche che “le imprese in entrambi i paesi beneficeranno di un accesso più rapido ai mercati e tariffe più basse, poiché le nostre nazioni lavoreranno insieme per aumentare gli scambi, creare posti di lavoro […] e rafforzare la cooperazione”.

Le tensioni politiche

Le relazioni commerciali con gli Emirati Arabi Uniti sembrano procedere positivamente, nonostante Israele si stia accordando con un paese musulmano, che appoggia la causa palestinese. Non sembra, però, che le differenti vedute riguardo il conflitto tra Israele e Palestina, che nelle ultime settimane hanno visto un aumento delle tensioni, stia intaccando la natura degli accordi.

La firma è infatti arrivata nel mezzo della violenta occupazione di Gerusalemme Est e della Cirgiordania. Il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi uniti ha condannato l’assalto al complesso della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme nel mese di aprile da parte di “coloni estremisti sotto la protezione delle forze israeliane”

Qualche giorno fa si è svolta invece Marcia delle Bandiere, una sfilata nella Città Vecchia di Gerusalemme, a cui hanno partecipato migliaia di israeliani per commemorare la conquista della parte orientale della città nel 1967. Non sono mancate le tensioni: i palestinesi sono stati attaccati dagli israeliani mentre intonavano canzoni razziste anti-arabe e anti-palestinesi. L’accordo giunge anche a tre settimane dalla morte della giornalista palestinese-americana di Al-Jazeera, Shireen Abu Akleh, durante l’operazione israeliana in Cisgiordania.

Il ministero degli Esteri, nella dichiarazione scritta, ha anche chiesto “alle autorità israeliane di assumersi la responsabilità di ridurre l’escalation e porre fine a tutti gli attacchi e le pratiche che portano al perdurare delle tensioni, sottolineando al contempo la necessità di esercitare la massima moderazione per evitare ulteriore instabilità”.

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