Arriverà un giorno, in futuro, nel quale tutti per concludere una qualsiasi transazione commerciale non utilizzeremo più il vecchio contante, bensì sfrutteremo esclusivamente piattaforme di pagamento digitale. Relegate al momento soltanto allo svolgimento di un marginale numero di operazioni, le piattaforme di trasferimento di denaro stanno però prendendo sempre più piede presto o tardi saranno destinate a diventare la forma di pagamento più usufruita. E quando quel giorno arriverà, forse la valuta utilizzata non sarà più l’Euro o una versione digitale di esso e nemmeno il dollaro americano, bensì lo Yuan cinese.

Pechino vuole digitalizzare lo Yuan

Nel campo dei pagamenti digitali la Cina è sicuramente un’avanguardia: sono anni infatti che avviene il trasferimento digitale di fondi sia tra privati sia per scopi commerciali. E per fare ciò, vengono utilizzate molteplici applicazioni anche di uso quotidiano (come nel caso di WeChat, la concorrente cinese dell’americana Whatsapp) e la piattaforma di pagamento AliPay, posseduta dalla holding dell’imprenditore Jack Ma (fondatore di AliBabà).

Sino a questo momento le transazioni sono sempre avvenute in modo “classico”, ossia sono subordinate al caricamento del proprio conto o all’ausilio di carte credito, in uno scenario dunque ben lontano dal concetto di Crypto-Yuan. Tuttavia, tra l’utilizzo di denaro contante digitalizzato e denaro digitale il passo è davvero breve e dunque questo particolare, come sottolineato dalla testata giornalistica Huffington Post, ha già attirato le attenzioni del governo di Pechino, deciso a lanciare la propria valuta sovrana digitale. Ma le ambizioni della Cina sono però ancora più grandi: non una valuta digitale che abbia lo scopo di affiancare la versione fisica bensì una cryptovaluta in grado di sostituire completamente il denaro contante.

La Cina può tentare la via del digitale

Nel corso degli ultimi anni sono state molteplici le osservazioni mosse nei confronti di quelle società finanziarie che hanno esplorato il terreno dei pagamenti digitali. Prima tra tutti quella che, in qualsiasi situazione, esse debbano fare i conti con un veicolo di comunicazione al di fuori del loro controllo: la rete internet. Dove infatti non vi fosse copertura, la conclusione di una qualsiasi transazione in modo sia rapido, sia sicuro e sia efficace sarebbe almeno parzialmente preclusa. E  considerando come anche in Occidente spesso il territorio delle province non è fornito da un servizio dati competitivo, in molteplici occasioni un utilizzo esclusivo del pagamento digitale sarebbe da considerarsi sconsigliabile. In Cina, però, le cose stanno in modo leggermente diverso.

Nel corso degli ultimi anni infatti la velocità delle reti, grazie allo sviluppo portato avanti da Huawei, è stato imponente ed ha permesso di raggiungere la capillarità di quasi tutto il territorio con almeno le linee 4G. E questa velocità di rete, al momento, sarebbe sufficiente per procedere alla graduale introduzione dell’ E-Yuan, rendendo di fatto la Cina forse l’unico Paese in possesso degli strumenti per compiere questo storico “balzo in avanti”.

Ma non solo. Come sottolineato già precedentemente, la popolazione cinese (di ogni età, sia in patria sia migrata all’estero) utilizza già da anni forme di trasferimento digitali del denaro, in uno scenario che dunque potrebbe rendere la trasformazione monetaria meno invasiva del previsto. E soprattutto, potrebbe permettere di accelerare i lavori sin dal principio, generando un vantaggio rispetto ai maggiori competitors internazionali al momento difficilmente colmabile nel breve periodo.

In futuro pagheremo con gli Yuan?

Credere che in futuro tutti utilizzeremo lo E-Yuan per compiere le nostre transazioni commerciali è leggermente eccessivo, ma non così distante dall’immaginario possibile. In fondo, la potenza commerciale che possiede attualmente il dollaro nel mondo deriva dalla capacità che in passato ebbero gli Stati Uniti di diffondere in giro per il globo la propria valuta. Analogamente, la Cina potrebbe fare ciò con la rete, sfruttando anche il fatto di essere il primo Paese sovrano a compiere questo gigantesco passo e a quel punto, anche se qualche altro Paese tentasse con la sua valuta di compiere un’impresa speculare, il gap acquisito sarebbe già diventato incolmabile. Riuscendo, forse, a scalzare per la prima volta il dollaro americano (e il crescente Euro) dai vertici dell’utilizzo nelle transazioni internazionali, limitandosi a cambiare diametralmente il territorio di confronto.

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