I primi tre anni della presidenza di Donald Trump sono coincisi con un periodo d’oro per Wall Street. Le Borse americane, e non solo quelle, hanno macinato record su record come non accadeva da un ventennio abbondante. L’ultimo, in ordine cronologico di tempo, è stato quello raggiunto dal Nasdaq, che giovedì ha superato per la prima volta la soglia dei 9.000 punti. S&P500 ha invece superato, sempre per la prima volta, quota 3200. Ma non è finita qui perché, come sottolinea l’Agi, le 500 maggiori aziende quotate in Borsa hanno prodotto, dal 2016 a oggi, utili azionari pari a 17mila miliardi di dollari. Cioè più di quanto sia mai avvenuto in passato. Scendendo nel dettaglio, S&P ha ottenuto nel 2019 oltre il 28%, ovvero una percentuale che è stata in grado di superare mediamente del 12,8% il traguardo registrato dallo stesso indice nel terzo anno di mandato dei tre precedenti presidenti americani. I mercati hanno inoltre restituito ai vari azionisti più del 50% degli investimenti; all’incirca il doppio del 23% in media registrato sempre nelle ultime tre presidenze.

Il periodo dorato degli Stati Uniti

La guerra dei dazi con la Cina ha recato qualche piccolo problema all’economia degli Stati Uniti, ma i focolai di tensione creati da quegli agricoltori americani danneggiati dalla contromossa di Pechino di non importare più prodotti agroalimentari Usa sono subito stati spenti. In generale, la volatilità legata alla Trade War è stata contrastata dagli ottimi dati sull’occupazione e dall’abbassamento delle tasse. Dunque il merito di questo Eden è da imputare a Donald Trump? Per una buona percentuale sì, visto che a favore di un contesto così idilliaco hanno giocato la super riduzione fiscale decisa dal tycoon nel 2017 a favore delle aziende (la quale ha portato all’acquisto dei titoli con il denaro rimasto nelle loro casse) e i dati inerenti al mondo del lavoro. Sull’ultimo punto basti pensare che il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti è sceso al 3,5% e che tale risultato è il migliore degli ultimi 50 anni. Stando a quanto riportato dall’emittente Cnbc – che ha passato in rassegna l’andamento dei dati – anche il quarto anno della presidenza Trump “sarà ancora positivo”. Una brutta tegola, questa, per i Democratici.

Un anno da record

A proposito del Partito Democratico. I tanti avversari di Trump, se vogliono ancora avere una speranza di mandare a casa The Donald, dovranno adesso appigliarsi a qualcosa di più incisivo che non alla piatta accusa dell’impeachment. Anche perché all’orizzonte si intravede il fatidico accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina; una fumata bianca che potrebbe sancire l’allungo definitivo di Trump verso la riconferma alla Casa Bianca. L’ultimo dato che vale la pena prendere in considerazione per incoronare un periodo da record è quello inerente alle vendite natalizie online di Amazon. Il colosso dell’e-commerce ha letteralmente preso il volo e le sue azioni sono schizzate alle stelle (+ 2,5%). La creatura di Jeffe Bezos è però in buona compagnia, visto il boom di Apple, le cui azioni sono salite dell’83% e quello dell’altro gigante tecnologico Usa Microsoft, alle prese con un balzo azionario del 53%.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.