È arrivata la tanto attesa fumata bianca. Dopo intense settimane di tira e molla, l’Eurogruppo ha finalmente trovato un accordo definitivo sul Meccanismo europeo di stabilità. Al termine di una giornata convulsa i protagonisti della trattativa hanno illustrato i frammenti che andranno a comporre il mosaico del Fondo salva-Stati.

Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo, ha spiegato subito che l’intenzione di Bruxelles è (e sarà) quella di garantire condizioni di parità a tutti gli Stati membri dell’Ue che avranno bisogno di invocare il prestito europeo. Anche quelli affetti da problemi di deficit e gravati da un debito piuttosto elevato.

”Tutti i Paesi dell’area dell’euro saranno in grado di trarre il 2 per cento del loro Pil in prestiti a condizioni molto favorevoli e con scadenze lunghe”, ha puntualizzato Centeno. Si parla di una durata media massima di una decina di anni, con un tasso d’interesse di poco sopra lo zero, quindi quasi nullo: 0,1%. Altre caratteristiche del ”nuovo” Mes arrivano dalle parole di Bruno Lemaire e Paolo Gentiloni.

Il ministro francese dell’Economia ha precisato che la linea di credito è pari a 240 miliardi e che questa sarà attiva a partire dal primo giugno 2020. Gentiloni, commissario europeo all’Economia, ha fatto capire che l’accordo trovato non costringe i Paesi ad accedere automaticamente alla linea di credito del Meccanismo europeo di stabilità. Tale evenienza dipenderà dalle esigenze e dai piani di ogni singolo governo dell’Eurozona.

Un impegno che non cambia le carte in tavola

Per quanto riguarda il suo funzionamento, questo Mes non ha alcuna condizionalità e i suoi denari saranno usati per coprire i costi sanitari diretti e indiretti dei Paesi vessati dal nuovo coronavirus. Al momento c’è solo un paletto imposto da Bruxelles: i soldi devono andare alla sanità nel quadro dell’emergenza provocata dal Covid-19. L’Ue vigilerà solo e soltanto affinché i governi beneficiari degli aiuti – possono attivare la linea di finanziamento fino al dicembre 2022 – si attengano a tale disposizione.

Certo, questi Stati prenderanno un impegno ben preciso ma, dati alla mano, l’ultima decisione presa dall’Eurogruppo non va a cambiare più di tanto le carte in tavola perché è una sorta di promessa priva di valore giuridico: molto dipenderà da come verrà scritta la nuova normativa. In ogni caso, da un punto di vista tecnico, l’eventualità che ai singoli Paesi possa esser chiesto uno specifico programma macro-economico per rientrare entro certi parametri non è certo una novità del Mes.

Come spiegava una fonte Ue qualche giorno fa, una possibilità del genere è prevista dagli attuali regolamenti del Six e Two Pack. In altre parole ”la Commissione può chiedere in qualsiasi momento a un paese di fare richiesta di un programma macro-economico” e il fatto che un governo sia soggetto a sorveglianza rafforzata ”non cambia niente”.

Scenario immutato

A proposito di sorveglianza rafforzata, la stessa fonte aveva anticipato che sarebbe stata parte del normale processo del semestre europeo e che si sarebbe concentrata soltanto sull’uso del denaro per questioni legate alla sanità. La conferma arriva da una lettera della Commissione europea nella quale viene messo nero su bianco qual è l’interpretazione della Commissione europea sulla citata ”sorveglianza rafforzata”.

Si parla di ”attività di monitoraggio e di report semplificate, in linea con l’accordo politico raggiunto dall’Eurogruppo e approvato dai capi di Stato e di governo”. Dunque non c’è nessun rischio Troika, così come non vi è il rischio di modifiche in corso o di programmi di aggiustamento imposti dall’alto a quei Paesi che dovessero ricorrere al salvagente del Mes. Come detto, è stato preso un impegno ma, a conti fatti, lo scenario resta pressoché immutato.

Anche perché il ”nuovo” Mes è stato pensato per il virus e non tanto per aiutare i governi in crisi finanziaria. Dulcis in fundo, il monitoraggio sarà ”molto light”: ”I rapporti fiscali trimestrali richiesti dall’articolo 3(2) del Regolamento sulla sorveglianza rafforzata – si legge ancora nella lettera – si focalizzeranno sull’uso dei fondi per coprire i costi sanitari diretti e indiretti della pandemia”. Niente report sul sistema finanziario e nessun rischio Troika.

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