Un’apertura sincera o soltanto l’ennesima promessa che non verrà mantenuta? Difficile dare una risposta esatta al dubbio amletico che attanaglia Bruxelles, anche perché nel recente passato il cuore pulsante dell’Unione europea è stato più volte deluso dalle aperture della Cina. L’ultima è arrivata pochi giorni fa, in occasione della seconda edizione della China International Import Export (Ciie), un’imponente manifestazione fieristica concepita dal ministero cinese del Commercio e dalla municipalità di Shanghai e sviluppata, tra gli altri soggetti, perfino dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Il suo obiettivo dichiarato è quello di “aprire il mercato cinese al mondo” o, in altre parole, di fungere da vetrina per le aziende straniere interessate a mettere radici al di là della Muraglia. Il messaggio di Pechino, sottolineato dal Ciie, è chiaro: la nostra crescita non si basa più sulle esportazioni di merci a basso costo. Al contrario, il governo cinese è consapevole che è necessario importare, sia per costruire buone relazioni con i Paesi del resto del mondo, sia per attingere a quel know how vitale per dare slancio ad alcuni settori strategici interni, come ad esempio quello tecnologico.

Un’apertura di facciata

È in una cornice del genere che Xi Jinping ha incontrato pochi giorni fa sia Luigi Di Maio che Emmanuel Macron. Mentre il primo è tornato a casa con la promessa che l’Italia vedrà i benefici del Memorandum d’intesa firmato per aderire alla Nuova Via della Seta a partire dal 2020, il secondo si è caricato l’Europa sulle spalle e ha fatto capire al presidente cinese di essere l’unico leader del Vecchio Continente con cui vale la pena trattare al fine di stringere nuove alleanze commerciali tra Ue e Pechino. Xi Jinping ha, come detto, promesso aperture, agevolazioni alle aziende straniere desiderose di investire oltre la Muraglia e, in generale, di allentare quelle normative stringenti che avvantaggiano le imprese locali a discapito delle concorrenti venute da fuori. Applausi per la visione pragmatica di Xi, inchini e ringraziamenti in attesa di un futuro migliore per tutti. Ma sarà veramente così?

Il nodo da sciogliere

È difficile dirlo con certezza, perché la Cina ha sì promesso un’apertura, ma nel farlo è rimasta molto ambigua. Il Dragone ha parlato in termini generici e ha omesso un particolare non da poco: il sistema di credito sociale. Il governo cinese si affida a questa utopica iniziativa per armonizzare la società e rendere virtuosi i comportamenti di cittadini e aziende. In poche parole, grazie a un controllo minuzioso realizzato con il supporto di telecamere e banche dati, Pechino controlla ogni soggetto e ogni sua azione: quelle positive consentiranno di incrementare il punteggio della propria reputazione, mentre quelli negativi avranno l’effetto opposto. I “buoni” potranno godere di varie agevolazioni, a differenza dei “cattivi” che verranno invece puniti. Anche le aziende rispondono al sistema di credito sociale, il quale è diventato l’ostacolo principale per il raggiungimento della fumata bianca nell’accordo commerciale sugli investimenti tra Cina e Unione Europea. Il governo cinese è pronto a tendere la mano agli investitori stranieri ma, senza specificare prima i criteri di valutazione sui quali si baserà il sistema di credito sociale – a patto che questo venga considerato valido a tutti gli effetti anche per loro – il rischio è che Pechino possa continuare ad avere il coltello dalla parte del manico. Altro che apertura: un’azienda straniera , nel peggiore dei casi, potrebbe vedere i suoi investimenti cinesi finire in fumo se dovesse mostrare “mancanza di empatia” nel maneggiare temi sensibili come Taiwan, Hong Kong, diritti umani dello Xinjiang e via dicendo, e finire così espulsa dalla Cina dall’oggi al domani. Prima la chiarezza, poi gli affari.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.