Nella sua riunione di giovedì scorso l’Eurogruppo ha prodotto una serie di delibere che riguardano, tra le altre, cose, l’attivazione del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) in materia di risposta alla crisi del coronavirus.

Le modalità di intervento del “fondo salva-Stati” saranno basate su un neo-costituito canale denominato Pandemic Crisis Support, che nell’intenzione dell’Eurogruppo dovrebbe a sua volta essere garantito dalle linee di credito precauzionali messe in campo dal Mes per quella che dovrebbe essere la sua ordinaria attività di risoluzione delle crisi. Dunque inserendosi nella galassia delle la “Enhanced Conditions Credit Line” (linea di credito a condizioni rafforzate), la tipologia di prestito prevista dal Mes per stabilizzare un Paese che rischia difficoltà di mercato.

Le Eccl giocano un ruolo decisamente importante nella gestione delle crisi europee a cavallo tra Mes e Banca centrale europea. Le risoluzioni europee portate avanti dal 2012 in avanti hanno visto una sovrapposizione tra politiche accomodanti dell’Eurotower in materia di acquisto titoli e risoluzione di crisi finanziarie e misure di rigore e austerità imposte dalle autorità politiche comunitarie anche attraverso la mediazione dei memorandum del Mes, come nel caso della Grecia.

In questo contesto, nei suoi regolamenti dal 2012 in avanti la Bce ha sempre ritenuto l’attivazione dell’Eccl del Mes come un presupposto fondamentale per l’apertura di politiche di azione monetaria straordinaria nei confronti del Paese sottoscrittore. L’Eccl rafforza le prescrizioni del Precautionary credit line (Pcl) del Fondo Monetario Internazionale, che chiede come garanzie ai prestiti erogati un pacchetto di misure da implementare contestualmente all’erogazione dei prestiti. Risulta significativo riportare alla luce ciò che scriveva nel 2012 una delle testate maggiormente favorevoli alla linea del rigore in Italia incarnata dal governo Monti, Linkiesta: “Le condizioni della Eccl possono essere sia prestabilite, sia implementate in un secondo tempo. Una differenza non da poco, dato che lo schema delle Pccl non lo prevede. […] Una versione edulcorata dei piani di salvataggio siglati da Atene, Dublino e Lisbona”, caratterizzati dai noti piani di austerità massiccia.

Risulta dunque oltremodo ottimista quanto fa notare il Corriere della Sera, cioè l’equazione secondo cui “se oggi un governo chiede al Mes l’accesso al prestito anti-pandemia, che è una Eccl, di fatto, mette la Bce legalmente in grado di decidere di comprare i suoi titoli su scadenze fra uno e tre anni senza limiti quantitativi prefissati. Quel nuovo tipo di strumento del Mes privo di condizioni apre così la strada al ruolo della Bce come prestatore di ultima istanza di un governo in difficoltà per la pandemia: è quel che hanno sempre chiesto i sovranisti italiani, che pure si oppongono al Mes”. C’è eccessiva semplificazione in questa affermazione perchè in primo luogo il Mes non è ancora privo di condizioni a causa dell’assenza di una riforma dei trattati europei e, seconda questione, nessun Paese potrebbe sopportare politicamente oggigiorno la firma di un memorandum di aggiustamento strutturale.

Infine vi è il punto di caduta legato alla dimostrazione dell’incompletezza della funzione della Bce come vera banca centrale, essendo l’Eurotower impossibilitata, ad esempio, a finanziare i deficit dei Paesi membri e a fungere da reale prestatore di ultima istanza senza la mediazione di istituti terzi come il Mes. Quello sul Mes è un gioco delle tre carte che svela la complessità dell’architettura europea e, al contempo, la sua fragilità di fronte alla crisi.

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