La Banca centrale europea si è mossa: Mario Draghi lascerà in eredità a Christine Lagarde un set di strumenti di politica monetaria fortemente rafforzato dalla ripresa di un quantitative easing condotto in termini meno ampi rispetto a quello del triennio 2015-2018 (gli acquisti della Bce saranno pari a 20 miliardi di euro di titoli al mese) ma senza limiti prefissati di tempo.

L’ultima battaglia – che sembra destinata a risolversi in una vittoria – di Draghi è stata indirizzata a lasciare in eredità all’Eurotower la sua filosofia economica. Una filosofia espansiva che ha però il suo raggio d’azione nei circuiti eminentemente finanziari, senza quell’indirizzo verso l’economia reale che spetterebbe alla politica e di cui la Bce avrebbe potuto al massimo essere un’utile supplenza. Se gli stimoli alla crescita saranno relativamente pochi e il nuovo Qe rischia di alimentare degli indici borsistici già inflazionati e altalenanti, vi sono settori in cui lo stimolo monetario potrebbe infiltrarsi fino all’economia reale.

Un caso del genere è quello dei mutui. L’abbondanza di denaro e il suo costo a nuovi minimi, dovuto al taglio  “sono destinati a movimentare ancora il settore dei mutui”, ha segnalato a caldo Roberto Anedda di MutuiOnline.it, “sia per l’acquisto di una casa che per la surroga di un mutuo già esistente”. Certo, non si arriverà a casi limite come Svizzera e Danimarca dove di recente le mosse delle banche centrali (specie nel contesto elvetico) hanno guidato i mutui fino al tasso negativo, ma nel contesto italiano l’espansione monetaria ha segnato, per la prima volta nella storia del mercato, un ribasso generalizzato dei mutui sotto la soglia dell’1% di tasso d’interesse.

Ciò è dovuto principalmente al ribasso dell’Euribor, tasso base di riferimento a cui aggiungere la componente fissa o variabile, fino al -0,45% per l’incorporamento delle aspettative sul futuro delle politiche Bce. Anche l’indice Eurirs, fa notare Il Sole 24 Ore, è in calo netto. Ciò porta a una situazione in cui sul mercato un mutuo ventennale si trova oggi allo 0,22% in caso di tasso variabile e alllo 0,57% per un tasso fisso.

Una famiglia che si fosse trovata a sottoscrivere un mutuo in Italia dall’inizio del 2019 in avanti potrebbe, in caso di surroga, risparmiare circa 500 euro tra interessi e costi aggiuntivi. Per le banche, destinate a imporre mutui a tassi più agevolati per i consumatori, il guadagno è stato invece concesso attraverso il rilancio delle operazioni di rifinanziamento Tltro che consentiranno di dare maggiori quantità di denaro a tassi agevolati alle imprese. In questo contesto, dunque, è lecito aspettarsi tra fine 2019 e, soprattutto, prima metà del 2020 una fase di respiro per un settore come le costruzioni e il suo indotto, ma non bisogna illudersi che semplici mosse di politica monetaria bastino a un cambio di direzione economico per l’Eurozona.

L’altra faccia della medaglia è sicuramente rappresentato dal rilancio del gioco di speculazione borsistica facilitata dal denaro a basso costo e dalle ritrovate disponibilità di liquidità che rischia di spingere su gore morte la maggior parte del nuovo Qe. Nuovamente, alle famiglie e ai consumatori l’assistenza arriva in modo indiretto, attraverso un risanamento parziale dei parametri più gravosi come il tasso dei mutui, non attraverso la creazione di struenti per la crescita. A discolpa di Draghi si può dire che i tempi non consentivano altre mosse. Ma da qui a definire complete le mosse finali del governatore uscente della Bce il passo è lungo.

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