Vladimir Putin vuole rispondere alla guerra economica scatenata contro la Russia dall’Occidente dopo l’invasione dell’Ucraina con una mossa simmetrica: più Europa e Usa spingeranno in là le mosse contro il Cremlino, più Mosca mirerà ad asserragliarsi e a usare le sue leve per colpirli.

“Non saremo isolati, nessuno può essere isolato nel mondo moderno, ed è impossibile farlo con un paese grande come la Russia”, ha detto Putin parlando agli operai russi di Vostochny e esponendo così un vero e proprio manifesto di “economia della resistenza”: autarchia strategica su determinati dossier, sfruttamento della rendita di posizione di Mosca in materie come l’export energetico e alimentare e fattore-tempo sono i tre presupposti con cui la Russia vuole logorare l’Occidente. Non senza una dose di robusta retorica patriottica: commemorando l’inizio dell’era spaziale nella giornata del 12 aprile Putin ha anche detto che il primo volo dell’uomo nello spazio con Yury Gagarin nel 1961 “ebbe luogo mentre l’Unione Sovietica era completamente isolata dal punto di vista tecnologico”. “Le sanzioni erano totali, eppure l’Unione Sovietica è stata la prima a lanciare un satellite terrestre artificiale, il primo cosmonauta è stato nostro, così come il primo volo di una stazione spaziale, la prima passeggiata spaziale e la prima cosmonauta donna. Abbiamo fatto tutto in un totale isolamento tecnologico e abbiamo raggiunto questi grandi successi”, ha detto, parlando a nuora (il suo ospite nelle celebrazione Aleksandr Lukashenko) perchè suocera (l’Occidente) intenda: Mosca non teme le sanzioni ed era pronta al worst case scenario, la guerra economica totale.

Del resto il sistema di pagamento della Russia è da tempo attrezzato per doppiare Swift, le principali aziende russe si muovono con la sponda di mercati importanti come quello indiano e cinese, la strategia della Banca centrale di Elvira Nabiullina ha consentito di accumulare riserve monetarie per 640 miliardi di dollari, l’oro è in piena disponibilità di Mosca e tra criptovalute, paradisi fiscali e Paesi non ostili (come Turchia, Emirati Arabi, Arabia Saudita) anche molti oligarchi possono vivere un periodo di tregua. Su questi tempi Putin punta per corazzarsi aspettando di scaricare sull’Occidente il combinato disposto tra guerra dei prezzi energetici e “bomba” dell’inflazione che ne seguirà.



I dati sull’inflazione Usa, oltre l’8% per la prima volta dal 1981, corroborano la volontà politica di Putin. L’inflazione è un pericolo per le economie europee “e sta accelerando”, nota Domani, “visto che un aumento dell’1,2 per cento da un mese all’altro non si registrava dal 2005. È tutta colpa di energia e cibo, cioè le due filiere impattate dalla guerra – sia dalle tensioni che fanno salire i prezzi della materia prima sia dalla sua scarsità – perché la componente “core” che esclude appunto energia e materie prime è salita soltanto dello 0,3 per cento”. La scommessa di Putin è che ” i cittadini americani ed europei, privati dal loro potere d’acquisto dall’aumento dei prezzi e forse presto anche del loro posto di lavoro se arriverà la recessione, finiranno per pretendere una linea di condotta meno bellicosa dai loro governanti”.

Questo ha a maggior ragione senso pensando al Vecchio Continente nel pieno della bufera energetica già da diverso tempo. L’onda recessiva, la seconda a due anni di distanza da quella Covid, appare sempre più difficilmente evitabile e in quest’ottica lo sdoganamento di una fase di acute tensioni e volatilità da parte della Russia, con annunci a effetto come quello del pagamento del gas in rubli, serve a aumentare il conto, salato, della bolletta dell’Europa. I calcoli degli analisti lasciano pensare che il solo export di materie prime strategiche può fruttare 415 miliardi di dollari nel 2022 a Putin: 100 miliardi di dollari il petrolio, 200 miliardi il gas, 40 il carbone, 60 miliardi di dollari di materie prime strategiche varie (alluminio, ferro, rame, nickel, oro, platino) e 15 i cereali. Milano Finanza stima in 315 miliardi di dollari gli introiti energetici. La stragrande quantità di questi costi sta già venendo pagata dall’Europa e dall’Occidente in generale, con il suo contrappasso in termini di rincari del costo della vita.

Il calcolo di Putin è che i cittadini e le imprese europee, in crisi, pressino i governi e che, soprattutto, sia depotenziata la guerra economica. Una strategia già atturata prima dell’invasione dell’Ucraina. Del resto  l’Ispi (con dati ripresi dal Dataroom del Corriere) ricorda che “alla Russia è stato sufficiente ridurre di un 20-25% le proprie forniture di gas naturale all’Ue perché i prezzi a pronti schizzassero alle stelle, per assestarsi oggi a valori quintupli rispetto al periodo pre-crisi”. Ma tirare troppo la corda potrebbe spezzarla. La Russia sta facendo una vera e propria guerra economica e psicologica per evitare all’Occidente il salto nel vuoto dell’embargo totale sul gas. Il rublo si è ripreso e la Russia, per ora, non è in default. Ma dietro l’economia degli esportatori c’è un Paese reale che soffre da anni, subisce a sua volta i rincari alimentari, si vede tagliato fuori da prospettive di consumo. E se l’azzardo di Putin di proseguire il braccio di ferro e la guerra risultasse in nuove sanzioni o in un embargo energetico, per la Russia sarebbe il caos.

Si è come nella chicken run della auto di “Gioventù Bruciata”: chi accelera con più forza verso il dirupo e rischia di più vince, chi sterza per primo dalle sanzioni cede. Se nessuno molla, entrambi i contendenti finiscono nello strapiombo del caos economico. Ci vuole addirittura la teoria dei giochi per capire il nuovo volto di questa complessa guerra economica.

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