L’architettura del Meccanismo europeo di stabilità, come si è visto, poggia principalmente sulle linee di credito precauzionali dell’Eccl. Le “Enhanced Conditions Credit Line” (linea di credito a condizioni rafforzate), costruite a modello dei piani speciali del Fondo monetario internazionale, rappresentano nell’ottica del prestatore (il Mes in questo caso) la garanzia che con le dovute condizionalità i prestiti erogati saranno rimborsati. Il programma varato dall’Eurogruppo si inserisce proprio nel filo conduttore delle Eccl.

Sulla carta, dunque, il ricorso al Mes da parte di un Paese in difficoltà, anche per spese relative all’emergenza sanitaria come nel caso odierno, aprirebbe a tutte le conseguenze dettate dai trattati del Mes. Incluse le possibilità di accesso alle Omtle operazioni monetarie straordinarie di cui si fa carico la Banca centrale europea e che includono l’acquisto illimitato di titoli del Paese in difficoltà. Ma ache condizioni?

Siglare il memorandum del Mes ha infatti diverse implicazioni di tenore certamente meno positivo. In primo luogo, fino alla effettiva riformadel trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, che nel suo articolo 136 parla di “strette condizionalità”, non ci sono spazi di manovra per vedere rimosse ed elise le minacce di un pacchetto di austerità come contropartita agli aiuti sul breve periodo. In secondo luogo, nel contesto dell’economia mercatista dell’Unione, enormemente dipendente dal giudizio dei mercati per la diminuzione del margine di manovra degli Stati e la mancanza di controllo degli stessi sulle banche centrali, il ricorso al Mes significherebbe l’ammissione che un Paese non è più in grado di finanziarsi vantaggiosamente utilizzando i canali tradizionali. Per questo, ad esempio, in vista dell’obiettivo di evitare l’attivazione del Mes il Tesoro italiano sta studiando una serie di nuovi strumenti funzionali a procacciarsi risorse in maniera tradizionale. Il fattore sfiducia va messo in conto, ed è estremamente rilevante.

Inoltre in questa fase, come fa notare Il Fatto Quotidiano,”le misure che la Bce ha varato a marzo e sotto l’ acronimo Pepp (Programma di acquisto per l’ emergenza pandemica), oltre all’ estensione delle operazioni di rifinanziamento a lungo termine per le banche, sono però molto più ampie delle Omt. Esse non sono sottoposte a nessuna condizione, interessano scadenze dei titoli più ampie (da 70 giorni a 30 anni) e immettono nuova liquidità aggiuntiva (che invece, con Omt, verrebbe congelata)”. Smentendo coi fatti la sua infelice e rovinosa frase sull’incapacità di controllare gli spread, di per sè menzognera, la governatrice Christine Lagarde ha messo in campo un piano in cui, tra le altre cose, per ogni emissione, la Bce potrà acquistare più del 33% dei titoli fissato inizialmente come soglia massima e potrà arrivare a controllare oltre il 33% del debito pubblico di ogni singolo Paese.

C’è chi,  come l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ritiene che l’Eurotower in questa fase stia solo “comprando tempo”, ed è un’opzione tutt’altro che remota. Ma la realtà dei fatti racconta che in questa circostanza l’intervento di Francoforte risulti più diretto e più pervasivo di qualsiasi piano addizionale fosse applicato da parte sua sotto le stringenti condizioni del Mes. Il quale si dimostra, una volta di più, corpo estraneo a un’architettura europea già di per sè tutt’altro che coerente.

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