Pare che Israele abbia effettuato un consistente investimento nel settore sanitario. Una notizia che apparentemente non sembra troppo rilevante. Tuttavia leggendo nello specifico gli obiettivi che l’investimento si prefigge di raggiungere, viene a galla quello che potrebbe essere un cambiamento di grande portata. Non solo per Israele ma per il mondo intero. Andiamo con ordine.

1 miliardo di shekel per la rivoluzione sanitaria

Bloomberg annuncia che Israele ha appena approvato un piano d’investimenti del valore di 1 miliardo di shekel, circa 275 milioni di €, per “digitalizzare i dati personali sanitari di circa 9 milioni di persone per favorire lo sviluppo di nuove medicine”. Cosa sta a significare questa strana affermazione? Bloomberg chiarisce tutto nelle righe seguenti che potrebbero segnare il nuovo corso della sanità mondiale. In sostanza il governo israeliano, in collaborazione con il colosso tedesco dei software Sap Se, aprirà l’accesso di un database a “accademici e compagnie sanitarie straniere”. Nel database in questione ci saranno, momentaneamente, le informazioni, personali sanitarie, di alcuni “volontari israeliani”.

Si tratta in realtà di un passaggio intermedio di un’operazione ben più grande. Il settore sanitario israeliano lavora infatti già da parecchi anni sulle piattaforme digitali per i dati dei loro pazienti. Secondo i dati governativi il 98% della popolazione avrebbe la propria cartella clinica all’interno di questo enorme server. E questo sarà poi lo strumento che il governo israeliano metterà nelle mani di “accademici e compagnie sanitarie straniere” di cui sopra. Lo dice chiaramente lo stesso primo ministro Benjamin Netanyahu: “Si tratta di un grande asset (il database) che voglio consegnare a ricercatori, sviluppatori e compagnie. L’interesse delle compagnie internazionali è enorme. Ho appena incontrato molti di loro e vogliono tutti venire qua”.

Le mani delle compagnie private sulla sanità del futuro

Del perché di questo interesse enorme è presto detto. Il volume d’affari relativo a quella che si può chiamare rivoluzione digitale sanitaria si aggira intorno ai 6 trilioni di dollari. Benjamin Netanyhau sa infatti bene che compagnie come General Electric hanno investito nel 2017 la bellezza di 500 milioni di dollari solo nel settore digitale della sanità. Ma Ge non è la sola ad essere interessata a questo nuovo universo. StartUp Health e Rock Health hanno rispettivamente investito nel 2017 11,5 e 5,8 miliardi di dollari. Un record assoluto per il settore. Soldi che si trasformano in software, intelligenza artificiale e macchinari di ultimissima generazione applicati alla sanità.

L’idea di fondo è una radicale trasformazione del settore sanitario, dove intelligenze artificiali, affiancate in un primo momento da medici poi non si sa, effettueranno diagnosi e operazioni incrociando i milioni di dati dei pazienti contenuti in questi potentissimi software. Idea confermata anche stavolta dallo stesso Netanyahu: “Le industrie del domani sono basate sulla combinazione di tre cose: database molto grandi, intelligenza artificiale e connessione”. Ecco che una notizia all’apparenza insignificante può essere invece la previsione più che realistica di una prossima rivoluzione del settore sanitario a livello mondiale.

Una sanità esclusiva per gli Stati che possono spendere

Diverse sono però le perplessità che emergono ad una lettura approfondita dell’argomento. Chi si potrà permettere tutto questo? Le compagnie private che hanno investito miliardi si aspettano infatti dei ricavi. Israele ha già messo sul piatto milioni di euro e un database di ultima generazione. Viene da chiedersi come un’operazione analoga possa essere effettuata all’interno dell’Unione europea, dove il pareggio di bilancio e il vincolo sul deficit di Maastricht limitano enormemente la capacità di spesa pubblica degli Stati. Difficile pensare che senza un ritorno economico queste compagnie possano investire dunque nel Vecchio Continente.

L’approssimarsi di questa rivoluzione sanitaria potrebbe così creare un paradossale scenario, dove una sanità iper tecnologica e all’avanguardia, e quindi con più benefici per i cittadini, sarà appannaggio solo degli Stati che potranno investire soldi pubblici (oltre a Israele anche Stati Uniti, Cina e Russia). Il resto del mondo dovrà continuare invece ad accontentarsi degli attuali mezzi, che diventeranno sempre più rudimentali. Ci sarebbe poi anche la questione relativa al futuro di tutto il personale ospedaliero e sanitario. Schiere di infermieri e medici che rischiano di perdere il lavoro, sostituiti da software e intelligenze artificiali. Sfide contro cui è necessario attrezzarsi. 

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