È stata definita la “porta d’ingresso” della Cina nei Balcani. È contesa con una certa insistenza anche da Russia e Unione Europea. In generale, piace per la posizione geografica strategica, ponte ideale tra Occidente e Oriente, ma soprattutto per le ricchezze che può offrire suo generoso sottosuolo. La Serbia è finita al centro di un tavolo internazionale, strattonata da Pechino, Mosca e Bruxelles per interessi politici e commerciali. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il territorio serbo è uno “degli angoli dimenticati d’Europa” che potrebbe presto diventare ricchissimo a causa dell’enorme quantità di litio posseduta: fino a 200 milioni di tonnellate. La Cina ha una fame atavica di questo elemento chimico, necessario per produrre le ecologiche e non inquinanti batterie al litio, la cui domanda è destinata ad aumentare di otto volte da qui ai prossimi 11 anni. Il Dragone ha quindi sguinzagliato le aziende di Stato per setacciare il pianeta a caccia di riserve a cui attingere.

Il litio serbo fa gola a tutti

Con il litio si può fare tutto: dalle batterie per i telefoni cellulari a quelle per le rivoluzionarie auto elettriche. Ecco perché Pechino ha messo gli occhi su Belgrado: va bene l’interesse geopolitico della Serbia nell’ottica della Nuova Via della Seta, ma è ancora più importante il litio che abbonda nelle profondità del paese. I tentacoli di Pechino sono lunghi ma questa volta dovranno allungarsi più del solito, perché sulla Serbia ci sono le ambizioni commerciali di Unione Europea e Russia. Il governo serbo aveva annunciato, per il prossimo 25 ottobre, la firma di un accordo commerciale per entrare a far parte dell’Unione economica eurasiatica, di cui fanno parte Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan e Kirghizistan. Il patto economico che avrebbe legato Belgrado a Mosca, con enormi vantaggi reciproci, non piace alla Commissione europea, che ha subito ammonito i serbi: “Nell’ambito dei negoziati di adesione all’Ue, la Serbia si è impegnata a ritirarsi da tutti gli accordi commerciali bilaterali”. Tradotto: o l’Europa o la Russia.

Lo stretto legame tra Belgrado e Pechino

La Serbia può giocare, a questo punto, la carta cinese, almeno fino a quando non entrerà – se lo farà – nell’Unione Europea. Pechino ha già investito nel territorio ingenti risorse in ambito infrastrutturale, implementando, solo pochi giorni fa, la prima autostrada cinese in Europa. Ma la Cina non si è limitata solo a costruire lingua d’asfalto. Il Dragone ha messo le mani sulle acciaierie Smederevo, sul complesso minerario di fusione del rame di Bor, ed è pronta a riversare altri centinaia di milioni di euro a Zrenjanin. Come sottolinea The Diplomat, “il governo serbo ha bussato alla porta dell’Ue per alcuni anni senza molto successo, ora si sta rivolgendo alla Cina”. Mossa azzeccata, visto che Pechino ha risposto presente, e che la Serbia è diventata uno dei principali partner della Cina in Europa. Il commercio bilaterale è cresciuto a dismisura, triplicando tra il 2005 e il 2016 e arrivando a toccare quota 1,6 miliardi di dollari: il governo cinese esporta 1 miliardi di beni, quello serbo appena 1 milione. Ma quest’ultimo valore potrebbe presto salire alle stelle. Grazie al litio.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.