Altro che 750 miliardi di euro, come proponeva il piano di Ursula von der Leyen. La Germania, per bocca del proprio ministro delle Finanze, Olaf Scholz, ha chiesto di ridurre la potenza di fuoco del Recovery Fund, tornando agli iniziali 500 miliardi di euro messi sul piatto da Angela Merkel ed Emmanuel Macron. In occasione dell’Ecofin, cioè della riunione dei ministri delle finanze europei, Berlino ha detto chiaramente di essere disposta perfino ad anticipare il fondo, a condizione di ridimensionarne l’entità.

Secondo quanto riferisce l’Huffington Post, questo è il segnale che annuncia la battaglia tra i 27 Paesi membri sulle condizioni del fondo pensato da Bruxelles appositamente per ridare ossigeno alle economie dell’Eurozona sfiancate dalla pandemia di Covid-19. A questo proposito possiamo indicare almeno quattro schieramenti differenti, a conferma di un’Unione europea sempre più frammentata.

Da una parte ci sono sempre loro: i “Paesi frugali”, fra cui Olanda e Austria, hanno trovato la sponda dell’Ungheria per opporsi alla proposta della Commissione europea. Dall’altra c’è la stessa Commissione, che ha provato a salvare il salvabile allargando le maglie del Recovery Fund. In mezzo troviamo la Germania, che cerca in tutti i modi di mediare, e il fronte dei “Paesi mediterranei” – del quale fa parte anche l’Italia – che supporta von der Leyen.

Berlino e gli altri

La Germania ha cambiato idea. Scholz ha spiegato che la proposta franco-tedesca era “formulata in modo intelligente” e che quindi non avrebbe alcun senso modificarla. Il motivo di un simile dietrofront è duplice. Per prima cosa la pressione dei Paesi frugali è fortissima e non accenna a fermarsi. Inoltre, e questo è forse l’aspetto che ha preoccupato di più il governo Merkel, l’opinione pubblica nazionale ha storto la testa di fronte alla quantità di aiuti destinati a vari Paesi, fra cui anche l’Italia.

Ma la posizione negoziale più dura arriva dai due paesi capofila dei frugali: Austria e Olanda, ai quali si aggiunge anche l’Ungheria. Andiamo con ordine partendo dall’Aia. Il governo olandese insiste sulla necessità di concedere le risorse del Recovery Fund attraverso prestiti, e non stanziamenti a fondo perduto, e di introdurre condizionalità legando la concessione di fondi alle riforme raccomandate nell’ambito del semestre europeo. I Paesi Bassi, inoltre, rimangono scettici sull’ammontare complessivo delle risorse e la loro distribuzione, e sull’aumento del tetto delle risorse proprie per rimborsare il debito che sarà emesso dall’Ue.

Criteri di ripartizione da rivedere?

La posizione dell’Austria assomiglia a quella dell’Olanda. Vienna ribadisce che “non accetterà questo pacchetto”, “perché l’onere che impone ai contribuenti austriaci sarebbe semplicemente troppo grande”. “Siamo tuttavia pronti ad andare avanti con i colloqui”, ha detto il ministro delle Finanze, Blumel, ribadendo che il governo di Sebastian Kurz non darà il suo via libera all’approvazione del piano anti-crisi da 750 miliardi di euro, fino a quando le sue dimensioni non saranno ridotte e i dettagli dei rimborsi saranno esplicitamente indicati.

Durissima anche Budapest: secondo il ministro delle Finanze ungherese, Varga Mihaly, il piano per la ripresa proposto dalla Commissione europea “nella sua forma attuale è ingiusto per l’Ungheria, perché in essenza è un’idea ritagliata su misura per le necessità dei paesi del Sud”. La Commissione prova a tenere il punto, sapendo che la strada che porterà a un accordo resta in salita: “Oggi c’è stata una prima discussione e si è fatto solo un primo passo – dice il vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis – tutti gli Stati membri sono d’accordo che si debba fare di più e insieme per affrontare la crisi: la Commissione chiede mantenere alto il livello di ambizione in spirito di solidarietà”.

Dulcis in fundo, al netto dell’entità degli aiuti, troviamo diversi Paesi che contestano gli attuali criteri di ripartizione delle risorse del Recovery Fund. Perché – si chiedono, ad esempio, Belgio, Lituania e Irlanda – la Polonia ha ottenuto la bellezza di 64 miliardi di euro anche se Varsavia non ha subito ingenti danni dal Covid? Per fare un confronto, il Belgio, con il più alto tasso di mortalità pro capite dell’Ue, deve accontentarsi di appena 6 miliardi. Ecco perché trovare un punto di incontro tra le parti sarà estremamente complesso.

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