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Dietro il caso Carlos Ghosn c’è una guerra intestina in seno all’alleanza Renault-Nissan. Un braccio di ferro giocato a distanza da Francia e Giappone con la complicità dell’ex manager. Il 65enne, accusato di illeciti finanziari, era stato arrestato dalle autorità giapponesi lo scorso 19 novembre. Uscito di carcere dopo 108 giorni di detenzione e una lauta cauzione da 8 milioni di euro, l’uomo è stato nuovamente arrestato il 4 aprile. La nuova accusa, questa volta, era di frode finanziaria. Ieri Ghosn ha lasciato la prigione di Tokyo per la seconda volta dopo aver pagato una cauzione da 4 milioni di euro.

Ghosn di nuovo libero su cauzione

Ghosn è stato severamente punito per aver sottostimato i propri compensi all’interno del gruppo ce dirigeva (dal 2010 in poi) e sottratto i fondi di Nissan per scopi personali. In Giappone un oltraggio simile – quello di avvantaggiare la propria persona a scapito di altri – è considerato un peccato mortale. I giudici si sono attenuti alla legge e, nonostante le pressioni della Francia, hanno reso la vita del tycoon un inferno per circa sei mesi. Dopo quattro mandati di arresto nei suoi confronti, Ghosn continua a proclamarsi innocente e respingere ogni accusa. Il suo futuro è ancora tutto da scrivere. Ma per il momento è lontano dalle sbarre.

Renault-Nissan: storia di un’alleanza di convenienza

Al di là della vicenda personale di Carlos Ghosn c’è un importante nodo commerciale da sciogliere tra Francia e Giappone. Il gruppo automobilistico che dirigeva Ghson è un colosso del settore. Tutto nasce nel 1999, quando il brasiliano di nascita, libanese di origine e francese di adozione, dirige l’alleanza Renault-Nissan. Nello stesso anno salva Nissan dalla bancarotta riducendo i costi di produzione, chiudendo fabbriche e tagliando 21.000 posti di lavoro. Nel 2016 Mistubishi si unisce all’alleanza e il gruppo diventa ancora più grande. Nel 2017 il colosso fa registrare il record di 10,6 milioni di veicoli venduti in tutto il mondo. All’epoca le cariche di Ghosn erano di primo livello: ceo di Renault e presidente della “triplice alleanza” automobilistica. Ma nel novembre 2019 succede il finimondo. Ghosn viene arrestato a Tokyo e, pochi giorni dopo, scaricato nell’ordine da Nissan, Mitsubishi e Renault.

Gli interessi nazionali di Francia e Giappone

L’alleanza Renault-Nissan-Mitusbishi è qualcosa che va oltre l’economia. Dentro ci sono importanti interessi nazionali e intrecci di pacchetti azionari. Nissan possiede il 15% di Renault mentre la casa francese il 43,4% di quella giapponese. Nissan controlla anche il 34% di Mitusbishi. La Francia ha nelle sue mani poco più del 15% delle quote Renault e ne è il principale azionista. In passato la percentuale era molto più alta e, puntando su questo,il governo francese ha cercato di inghiottire Nissan. Parigi avrebbe voluto trasformare l’alleanza strategica in una vera e propria fusione. Sì, ma a vantaggio della Francia e a discapito del Giappone.

Parigi all’assalto, Tokyo dice no

Per archiviare la pratica Ghosn, Renault ha proposto a Nissan una nuova integrazione. I giapponesi sono pronti a rifiutare l’offerta. Anzi, Nissan ha annunciato un’azione legale contro il manager chiedendo per lui sanzioni esemplari. Prima del suo arresto Ghosn aveva spinto affinché lo scambio di pacchetti azionari diventassero il preambolo di una fusione completa tra le parti. Ovviamente con Renault a capo di tutto.

L’esito dell’incontro Macron-Abe

Nel recente incontro tra il Presidente francese Macron e il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, i due hanno affrontato anche il tema Ghosn. Come riportato da Reuters, Abe ha dichiarato che “è importante mantenere un’alleanza stabile tra le due aziende e rafforzarla secondo modalità accettabili per le parti coinvolti”. Ma per “modalità accettabili” si intende che alla base del tutto vi sia un rapporto paritario ed equilibrato. Quello che sembrerebbe non volere la Francia.

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