Se il sistema economico degli Stati Uniti è sempre meno efficiente ogni anno che passa, la colpa non è della Cina ma di una debolezza intrinseca allo stesso sistema americano. Questa è l’interessante lettura di Robert Reich, ex segretario al lavoro degli Stati Uniti sotto la presidenza Clinton, dal 1993 al 1997, e oggi professore di politica pubblica all’Università della California a Bereley. In un lungo articolo apparso sul Guardian pochi giorni fa, Reich analizza singolarmente i sistemi economici delle due superpotenze che stanno attualmente scontrandosi per l’egemonia globale: Washington da una parte e Pechino dall’altra. Nonostante siano in molti a pensare che il rallentamento statunitense sia da imputare all’aggressività cinese, il professore spiega come l’ingresso del Dragone nei mercati internazionali non rappresenti il motivo principale della decadenza degli Stati Uniti.

La magia di Trump non basta

L’economia americana sotto la presidenza di Donald Trump procede a gonfie vele: nella prima parte del 2019 la crescita del Pil viaggia attorno al 3%, la disoccupazione scende al 3,6%, i salari aumentano del 3,2%. Nel breve periodo la magia di The Donald funziona alla grande, ma il discorso cambia se diamo un’occhiata a cosa succederà nel lungo periodo. Ma al di là delle previsioni non sempre azzeccate degli analisti, alcune volte i numeri non bastano per descrivere la salute dell’economia. I valori più importanti, come abbiamo visto, sono positivi ma dal 2000 a oggi gli Stati Uniti devono fare i conti con l’ascesa della Cina. I beni a basso costo cinesi che hanno inondato il mercato statunitense hanno danneggiato i produttori locali, mentre la delocalizzazione di molte fabbriche, soprattutto manifatturiere, oltre i confini nazionali, ha creato nel Paese sacche di emergenza non trascurabili.

Due sistemi economici a confronto

La Cina è un avversario temibile, passato in pochi anni dalla fabbrica del mondo a leader globale, eppure il Dragone non è il responsabile dell’inceppamento del perfetto meccanismo economico americano. Per capirlo, Reich passa in rassegna i sistemi economici di Cina e Stati Uniti e, confrontandoli, arriva alla conclusione che tra le due economie vi sono delle differenze che nel lungo periodo avvantaggeranno Pechino a discapito di Washington. Il sistema economico americano è incentrato sulla massimizzazione del profitto immediato, oltre che dei rendimenti degli azionisti. Mentre qualcuno, ai piani alti, guadagna fiumi di denaro, c’è una parte della popolazione che non registra guadagni significativi nei propri redditi, adeguati via via all’inflazione. Al contrario, il sistema economico cinese si concentra sulla massimizzazione della Cina, e sta riuscendo nel suo obiettivo. Fino a quarant’anni fa, scrive Reich, Pechino era la capitale di un Paese arretrato e agrario; oggi è la città simbolo della seconda più grande economia mondiale.

Il problema degli Stati Uniti

La spina dorsale del sistema economico americano è formata da circa 500 enormi società che hanno sede negli Stati Uniti che ma producono, comprano e vendono in tutto il resto del mondo; la metà dei dipendenti, inoltre, non è americana e si trova all’estero, così come un terzo degli azionisti. Di conseguenza questi colossi non sentono alcuna necessità di prestare fedeltà agli Stati Uniti, preoccupandosi maggiormente di giurare fedeltà agli azionisti. La Cina ragiona diversamente: al centro della scena qui ci sono le grandi compagnie statali che, loro sì, devono eccome restare fedeli allo Stato, dal quale prendono ingenti prestiti passando per le banche statali. La crescita di queste aziende, fin qui, è andata di pari passo con il miglioramento del benessere sociale dei cittadini cinesi, anche se i prestiti a pioggia delle istituzioni bancarie hanno generato un elevato debito pubblico.

L’esempio di Walmart

A questo punto Reich prende come esempio Walmart, il più grande datore di lavoro americano. La multinazionale proprietaria dell’omonima catena di negozi ha guadagnato 2 miliardi di dollari dal taglio delle tasse applicato da Trump e investito oltre 20 miliardi di dollari per acquistare azioni proprie. Eppure la catena licenzierà presto 570 dipendenti dopo aver chiuso dozzine di negozi in tutto il Paese. Qual è il contributo che Walmart dà all’economia americana? Nessuno. Il problema, secondo il professore, è che il funzionamento del sistema economico statunitense si basa su leve troppo deboli, così deboli che gli attori coinvolti preferiscono fare gli interessi degli azionisti e non quelli del popolo. Per questo motivo, quindi, gli Stati Uniti rischiano nel lungo periodo di perdere la sfida economica contro la Cina. Dazi o non dazi.

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