Da una parte le violente proteste scoppiate in seguito all’uccisione dell’afromericano George Floyd a Minneapolis. Dall’altra i focolai di Covid-19, con il virus che continua a circolare indisturbato dalla West Coast alla East Coast infettando decine di migliaia di cittadini al giorno. Gli Stati Uniti devono quindi fare i conti con due emergenze, quella sociale e quella sanitaria, collegate tra loro da una terza, grande emergenza: quella economica.

Eppure, nonostante le dure critiche ricevute per una gestione inefficace dell’epidemia, la Casa Bianca può sbandierare un dato che regala un barlume di ottimismo a un’amministrazione duramente criticata – spesso a priori – dall’opinione pubblica. Il report occupazionale del dipartimento del Lavoro Usa ha evidenziato come nel mese di maggio l’economia degli Stati Uniti abbia creato 2,5 milioni di posti di lavoro.

Il dato, inaspettato, è migliore delle attese, visto che le stime fotografavano una perdita di 8 milioni di posti di lavoro. In virtù dei nuovi numeri, il tasso di disoccupazione Usa è sceso a sorpresa al 13,3%, rispetto al 14,7% di aprile. Gli economisti avevano previsto un tasso in rialzo al 19,8%.

La soddisfazione di Trump

Donald Trump non può che essere soddisfatto da quanto è emerso dal report. I dati sul lavoro, ha detto il presidente americano, sono “una dimostrazione del lavoro fatto”. Prima della pandemia gli Stati Uniti “avevano la maggiore economia nella storia del mondo”, ha dichiarato Trump, dicendosi certo che questi numeri siano un segno di crescita sostenuta e che la disoccupazione continuerà a scendere, contrastando le disuguaglianze economiche.

Il tycoon, che ha sostenuto di aver salvato moltissime vite con le misure contro il coronavirus, ha lodato gli Stati che hanno già fatto ripartire l’economia, esortando gli altri a fare altrettanto.  E pensare che, pochi giorni prima dei dati ufficiali diffusi dal Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, un sondaggio della società ADP affermava che le imprese statunitensi avrebbero perso 2,76 milioni di posti di lavoro nel mese di maggio.

“Stiamo tornando – ha detto Trump – l’America è pronta a riaprire. Pensavamo di arrivare a 10 milioni di disoccupati, invece abbiamo tre milioni di posti in più”. The Donald ha quindi colto l’occasione per nominare Floyd, l’afroamericano morto a Minneapolis durante l’arresto da parte della polizia. “Spero che George – ha commentato il presidente – guardi giù e dica che è una grande cosa quello che sta succedendo. È un grande giorno per lui, è un grande giorno per tutti. È un grande, grande giorno in termini di eguaglianza”.

Dati inaspettati

Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile lo scenario appariva sconcertante. L’apocalisse sembrava imminente. Nella settimana compresa tra il 22 e il 28 marzo, ben 6 milioni e 648mila cittadini americani avevano fatto domanda per una delle forme di indennità erogate dopo aver perso il posto di lavoro. In appena sette giorni, e all’indomani di un aumento di 1 milione e 245mila unità, i dati erano pressoché raddoppiati. In dieci giorni complessivi erano addirittura evaporati nel nulla 4,5 milioni di posti di lavoro.

Adesso ecco la sorpresa di 2,5 milioni di posti guadagnati. Secondo quanto riportato da Reuters, questo è il segnale che la recessione innescata dalla pandemia di Covid-19 è probabilmente finita, anche se la strada per la totale ripresa appare ancora lunga e tortuosa. Scendendo nel dettaglio, a maggio bar e ristoranti hanno aggiunto 1,4 milioni di posti di lavoro dopo averne persi 6 milioni tra aprile e marzo. Altri 464mila posti sono arrivati dal settore delle costruzioni, che ha recuperato circa la metà del declino del mese di aprile; il restante proviene dai servizi sanitari, commercio al dettaglio, industria manifatturiera, attività finanziarie, commercio all’ingrosso e servizi professionali. Una piccola, grande vittoria per Donald Trump in un momento estremamente delicato. Delicato per lui e per tutti gli Stati Uniti.

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