Un nuova guerra dei dazi all’orizzonte, un nuovo avversario nel mirino di Donald Trump. La Trade War di Washington ha già colpito la Cina con tariffe del 25% su prodotti dal valore complessivo di 200 miliardi di dollari, e potrebbe presto estendersi ad altri Paesi limitrofi. Qualche mese fa Trump si era reso protagonista di un vivace scontro con l’India, quando la scorsa primavera Washington decise di togliere l’esenzione sui dazi a Nuova Delhi, provocando la ritorsione di Modi; a giugno il governo americano si è poi ritirato da un accordo commerciale grazie al quale alcuni beni indiani venivano importati sul mercato americano senza tariffe doganali. Oltre a Cina e India, gli Stati Uniti hanno un nuovo obiettivo: il Vietnam.

Una nuova Trade War con il Vietnam?

Il Vietnam, come abbiamo raccontato, è uno dei beneficiari principali della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina. La nazione del sud-est asiatico ha attratto numerose aziende cinesi, che hanno pensato bene di spostare la loro produzione a pochi passi da casa per continuare a commerciare con gli Stati Uniti eludendo la spada di Damocle dei dazi statunitensi. Adesso il vento è cambiato e Hanoi, che grazie alla disputa commerciale ha visto il suo Pil aumentare fino all’8%, rischia di subire una cocente delusione.

Dazi monstre sull’export vietnamita

Trump è pronto a firmare il documento per inserire dazi sulle esportazioni di merci vietnamite. Gli Stati Uniti avevano messo Hanoi nel mirino già da tempo, tanto che a maggio il Dipartimento del Tesoro americano aveva aggiunto il Paese all’elenco dei possibili manipolatori valutari. Come riporta Asia Times, se l’ipotesi dovesse diventare certezza, Washington è pronta a imporre nel corso di questo mese un enorme dazio del 400% sulle importazioni di acciaio vietnamite da Corea del Sud e Taiwan. Il pretesto su cui può appigliarsi Trump è rappresentato dalle accuse secondo le quali il Vietnam starebbe consentendo di modificare i prodotti cinesi come merci vietnamite prima di esportarli negli usa.

Trump all’attacco

Secondo alcuni analisti, qualora Trump decidesse di imporre un dazio del 25% sulle esportazioni del Vietnam, proprio come fatto con la Cina, questa mossa causerebbe la riduzione di un quarto dell’export vietnamita oltre che un crollo del Pil di Hanoi pari all’1%. Il presidente americano aveva più volte criticato il Vietnam, arrivando persino a dire che “il Vietnam si approfitta di noi più di quanto non faccia la Cina”. Il surplus commerciale del Vietnam con gli Stati Uniti riferito al 2018 ha toccato il record di 40 miliardi di dollari; a poco è valso lo sforzo vietnamita di acquistare più prodotti statunitensi. Per quanto riguarda i primi cinque mesi del 2019, l’avanzo commerciale del governo vietnamita con il corrispettivo americano ha sforato i 21 miliardi di dollari, il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I sospetti degli Stati Uniti

Il Vietnam è stato colto alla sprovvista, e probabilmente non si aspettava di rischiare così tanto; anche per questo motivo alcuni studiosi ritengono che gli ultimi commenti di Trump rientrino a far parte di un disperato tentativo americano di aumentare le pressioni sulla Cina in vista di una possibile pax commerciale. Gli Stati Uniti sono il partner commerciale più importante del Vietnam: Washington, nel 2018, ha importato 49 miliardi di dollari beni, esportandone 9,6. Tuttavia è anche vero che Hanoi ha concesso alla Cina di investire fiumi di renminbi all’interno del Paese, tra infrastrutture e costruzione di immobili: questo, unito allo stratagemma cinese per eludere i dazi, potrebbe aver insospettito Washington, che adesso inizia a considerare il Vietnam come una sorta di Cavallo di Troia cinese.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.