Il discorso di Mario Draghi pronunciato a Tel Aviv sembra un testamento di eredità per il suo successore. Durante la cerimonia di consegna della laurea ad honorem da parte dell’università di Tel Aviv il numero uno della Banca Centrale europea ha voluto illustrare i “risultati” raggiunti dalla Banca negli ultimi anni. Una sorta di auto pagella in vista di quello che potrebbe essere il prossimo cambio al vertice dell’istituzione europea con sede a Francoforte. Diversi i temi toccati da Draghi.Secondo Draghi la crisi è superataIn primis la crisi economica. Quest’anno l’Unione europea e il mondo “festeggiano” i dieci anni dall’inizio del big crush originato negli Stati Uniti. Secondo Draghi oggi “la crisi è superata e la ripresa dell’area dell’euro è resistente e sempre più ampia fra i diversi settori”. Uno scenario che difficilmente risulta applicabile agli Stati europei che si affacciano sul Mediterraneo. L’esplosione del debito greco non si è fermata nonostante il primo prestito del FMI, costringendo così il governo ellenico ad una nuova tranche di strette economiche.In Italia la situazione non va meglio. Lo scorso mese infatti l’agenzia di rating Fitch ha abbassato ulteriormente la valutazione sullo stivale da “BBB+” a “BBB”, citando nelle cause del declassamento una “crescita debole”.Disoccupazione giovanile allarmanteIl canto del cigno di Draghi però continua: “Cinque milioni di persone hanno trovato lavoro dal 2013 e la disoccupazione, anche se ancora elevato, è a un nuovo minimo da otto anni”. Anche in questo caso le dichiarazioni non combaciano con la realtà degli Stati mediterranei. Sempre in Grecia e in Italia più che la preoccupazione sul tasso di disoccupazione generale ormai “stabile” (rispettivamente al 23% e al 12%), è la gravità della situazione per le generazioni future. In entrambi i Paesi infatti la disoccupazione tra i giovani di 15-34 anni è stabile al 40%.Un trend che se continuerà ad essere confermato, diventerà socialmente significativo tra una decina di anni. Allora più di un terzo della popolazione di Grecia e Italia si troverà ad essere a 40 anni “economicamente fallita”.Una distruzione creativaL’ottimismo di Draghi però è come il libero mercato, non conosce limiti. La stessa crisi, infatti, secondo l’ex Goldman Sachs, è da analizzare in maniera positiva. “ La crisi, quindi, ha portato a una sorta di distruzione creativa con la rivisitazione critica di paradigmi riconosciuti, con l’identificazione di prassi errate che sono state rimpiazzate da altre più solide e con nuove ricerche che hanno affrontato aspetti della nostra società prima trascurati”. Possiamo tradurre questa oscura “quartina” draghiana, come il nuovo paradigma della finanza europea.”Rivisitazione critica di paradigmi riconosciuti”, vuol dire “abbiamo capito che le sanguinarie politiche di austerity creano risentimento e nazionalismo, quindi le abbiamo rimpiazzate con prassi più solide”. Il che può significare illudere i cittadini con indici economici di “nanocrescita”. Come il Re Mida, Draghi e la finanza del nuovo corso vogliono trasformare in oro qualsiasi dato. Così crescite dello 0.8% diventano “imprese memorabili”.Il successore di DraghiIl discorso di Draghi, come abbiamo detto, è anche un lascito testamentario per il nuovo successore. Come riportato dalla Reuters potrebbe essere Jens Weidmann, economista tedesco e attuale presidente della Deutsche Bank, il nuovo presidente della BCE. Se con Draghi si è arrivati alla crescita minimal, Weidmann sarà il ritorno alla catastrofe. Perché? Wiedmann ha già dichiarato che la BCE dovrà “mostrare la spina dorsale” quando l’inflazione tornerà a salire. Tradotto vuol dire “tapering”, chiusura dei rubinetti e fine dell’espansione monetaria. Un incubo per gli Stati con alto debito pubblico, proprio come Grecia e Italia.L’uomo giusto per l’asse franco-tedescoLa scelta di Jens Wiedmann ricalca poi precisamente il nuovo assetto politico europeo, dove l’asse Berlino-Parigi la farà da padrone. Wiedmann infatti ha numerose relazioni con il sistema bancario francese, all’interno del quale ha lavorato. Inoltre la sua carriera è sempre stata valutata come “contributo al sistema di relazioni franco-tedesce” in ambito europeo.Se poi guardiamo al lavoro di Weidmann alla Deutsche Bank non possiamo che alzare ancora il livello di allarme. Solo lo scorso settembre 2016 veniva riportato come la Deutsche Bank avesse un’esposizione di 55mila miliardi di dollari in derivati. Una cifra 15 volte più alta del Pil della Germania stessa. Secondo il Financial Sector Assessment Program, agenzia del Fondo Monetario Internazionale, “il sistema bancario tedesco pone il maggior grado di rischi di contagio esterni in proporzione ai rischi interni”. Dal canto del cigno di Draghi alle dichiarazioni di intenti di Weidmann c’è un futuro a tinte fosche per i popoli del Mediterraneo.

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