Donald Trump vuole cambiare le regole del gioco. Il presidente statunitense torna a premere sulla World Trade Organization (Wto) per cambiare lo status economico della Cina, ancora considerata dall’organizzazione mondiale del commercio un’economia in via di sviluppo. In virtù di questo status speciale, nel corso degli anni Pechino ha potuto usufruire di benefici che le hanno consentito di crescere a dismisura, fino a raggiungere gli Stati Uniti in vetta alla classifica delle potenze globali. Il problema sollevato da Trump è molto più serio di quanto sembri, perché il tycoon è tornato a denunciare alla Wto l’ingiusto trattamento riservato dall’organizzazione a un governo che ormai, dati e parametri alla mano, non dovrebbe più rientrare nella lista dei paesi in via di sviluppo.

Le minacce di Trump

Negli ultimi giorni le minacce di Trump si sono fatte più insistenti, arrivando persino a paventare un improbabile ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal Wto. La mossa del presidente arriva alla vigilia di un nuovo round di colloqui commerciali tra Washington e Pechino e, secondo il Wall Street Journal, l’uscita di The Donald servirebbe a mettere pressione sul Dragone in vista di una ipotetica pax economica. Il governo americano potrebbe essere soddisfatto di poche ma mirate promesse cinesi. In particolare, la Cina dovrebbe impegnarsi ad acquistare più beni dagli Usa e aprire il proprio mercato alle società straniere; insomma, una liberalizzazione interna che il Partito Comunista Cinese sta sì portando avanti, ma con troppa lentezza. In ogni caso, guerra dei dazi a parte, il ruspante tweet di Trump spiega appieno il pensiero del numero uno della Casa Bianca: “Il Wto è rotto quando i paesi più ricchi del mondo affermano essere paesi in via di sviluppo per eludere le regole dello stesso Wto e ricevere un trattamento speciale. Adesso basta! Oggi ho ordinato al rappresentante commerciale degli Stati Uniti di agire affinché certi paesi smettano di sfruttare il sistema a spese degli Stati Uniti!”.

Il documento firmato dal presidente americano

Venerdì scorso Trump ha firmato un documento in cui si legge che gli Stati Uniti possono togliere facilitazioni ad alcuni paesi membri del Wto che affermano essere economie in via di sviluppo. La nota, intitolata “Riformare lo stato dei paesi in via di sviluppo nell’Organizzazione Mondiale del Commercio”, è stata pubblicata sul sito della Casa Bianca e si rivolge in prima battuta alla Cina, ma anche a Messico, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Qatar. La nota assume toni minacciosi sostenendo che gli Stati Uniti “useranno tutti i mezzi possibili, in conformità con la legge” per far sì che i paesi sopra citati possano “approfittare della flessibilità nelle regole e nei negoziati del Wto”.

Quali sono i benefici per i paesi in via di sviluppo?

La Cina è stata ammessa nel Wto nel 2001 al termine di un lungo tira e molla. L’aspettativa dell’epoca era che Pechino, una volta entrata a far parte dell’organizzazione, potesse accantonare nel giro di pochi anni il sistema socialista per diventare un’economia di mercato a tutti gli effetti. Il problema è che la Cina, oggi, è un misto tra economia statale ed economia orientata al mercato; inoltre non è più quello Stato del Terzo Mondo che eravamo abituati a immaginare eppure, nonostante questo, continua a usufruire dei benefici che spettano ai paesi in via di sviluppo. Ossia: sussidi all’esportazione, vantaggi procedurali per le controversie in seno al Wto e un maggiore impermeabilità del proprio mercato alle ingerenze esterne.

Cosa chiede Trump

Trump vuole cambiare le carte in tavola e, qualora il Wto non provveda a modificare le regole nei prossimi mesi, gli Stati Uniti smetteranno unilateralmente di trattare la Cina – e altri Stati – come paese in via di sviluppo. Qual è la regola contestata da Washington? The Donald punta il dito contro una norma del Wto che consente a una nazione di decidere quale status avere: se essere, quindi, un paese in via di sviluppo o meno. Gli Stati Uniti chiedono un cambiamento radicale, altrimenti decideranno loro, caso per caso, quale partner merita di rientrare nella lista dei paesi di sviluppo.

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