Olaf Scholz lancia la sfida per il possibile dopoguerra ucraino: la ricostruzione del Paese e la sua integrazione nello spazio geoeconomico tedesco. La ricostruzione dell’Ucraina è un compito che impegnerà una generazione e bisogna iniziare subito. A Berlino, il 25 ottobre scorso, Olaf Scholz ha ospitato la connazionale e presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen hanno partecipato alla prima conferenza dedicata al piano europeo di aiuti per Kiev, e l’inquilina di Palazzo Berlaymont ha promesso un impegno cospicuo. Nei prossimi tempi l’Europa lavorerà per versare 1,5 miliardi di euro al mese all’Ucraina, per sostenere un terzo del suo fabbisogno di bilancio, fino a che ci sarà il conflitto.

38 miliardi di euro è il deficit previsto per Kiev il prossimo anno e l’Unione Europea con ogni probabilità si impegnerà a coprirlo. La Germania vuole andare oltre e essere protagonista della ricostruzione dell’Ucraina. “Non possiamo dire quando questa guerra finirà. Ma finirà. E proprio pesando all’esperienza fatta nella nostra storia, sappiamo che la ricostruzione è sempre possibile e che non è mai troppo presto per iniziare ad occuparsene”, ha detto Scholz, parlando poi di un “Piano Marshall” per l’Ucraina.

La Banca Mondiale ha stimato che la ricostruzione dell’Ucraina costerà almeno 350 miliardi di euro. La sola ricostruzione di un Donbass reincorporato integralmente alla nazione (ipotesi sempre più improbabile) costerebbe a Kiev 20 miliardi di euro. Le stime del premier ucraino Denis Schmihal portano il totale a 750 miliardi di euro. La cifra sarà dunque senza ombra di dubbio astronomica e la Germania vuole governare il processo che porterà alla futura ricostruzione del Paese con il corollario di volere integrare Kiev nella sua sfera industriale e produttiva. Guidare i flussi di aiuti, creare una piattaforma capace di doppiare anche la possibile crescita di interesse degli oligarchi per gli appalti, assistere Volodymyr Zelensky tenendo ben presente la problematicità delle guerre tra magnati che più volte hanno visto, nel fuoco incrociato anche l’attuale presidente e soprattutto fare di Berlino il punto di riferimento a Kiev per il futuro è l’obiettivo di Scholz.

La von der Leyen osserva interessata, certa che dopo la fine del suo mandato, nel 2024, per lei si potrebbe aprire un ruolo da ex presidente della Commissione nella politica nazionale tedesca, in prospettiva come possibile leader della Cdu contro proprio il socialdemocratico Scholz al voto del 2025. E che tutto ciò che porti acqua al mulino della Germania fa potenzialmente gioco.

Berlino vuole mettersi a pedalare in testa al gruppo europeo facendo sentire la sua indispensabilità a Kiev. Poche settimane fa Scholz ha elogiato il ruolo delle armi tedesche nella controffensiva ucraina; nelle ore in cui a Berlino si teneva il summit la Germania ha promosso una nuova offensiva diplomatica e Frank-Walter Steinmeier, il Presidente della Repubblica, è impegnato in una visita (a sorpresa) a Kiev. La risoluzione del caso del Consiglio Federale per la Cybersicurezza, la controversa agenzia di lobbying industriale fondata nel 2012 dall’ex capo dell’Agenzia federale per la sicurezza informatica (Bundesamt für Sicherheit in der Informationstechnik, BSI), Arne Schoenbohm, accusato di legami ambigui con la Russia e licenziato poche settimane fa, è una conferma di questo approccio.

L’Ucraina punta sulle armi e il sostegno politico occidentale e guadagna in particolare il consenso da parte di Stati come la Polonia e le potenze dell’Anglosfera, ma per rinascere avrà bisogno dell’Europa continentale e delle sue industrie. Per la Germania la rivincita contro la pusillanimità di cui l’Ucraina l’ha accusata non potrà non essere che la ricostruzione stessa. Il Piano Marshall per Kiev mirerà a integrare l’Ucraina nella sfera industriale tedesca, come nuova frontiera delle catene del valore e dell’industria. Una mossa apertamente pensata per ampliare la presa di Berlino sul Vecchio Continente. A cui una nazione può contrappore una strategia meno netta. E quella nazione è l’Italia, cui interesse nazionale è diventare un garante per l’avvicinamento Ucraina-Ue a patto di inserire i piani per la ricostruzione in un ampliamento della proiezione di Roma a Est e, soprattutto, nel superamento definitivo della gabbia del rigore e dell’austerità che sembra pericolosamente tornare. Per l’Europa, insomma, si apre un’opportunità unica. E in questo caso i Paesi del Vecchio Continente, come successo per i piani sul tetto al gas, devono guardare con attenzione le fughe in avanti e il solipsismo della Germania.

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