Una giornata da bollino rosso in arrivo per i mercati finanziari? Il rischio di un crollo verticale dei listini e delle borse, giunti a capitalizzazioni record dopo aver riassorbito le perdite di fine 2018, è concreto e rischia di materializzarsi se Trump andrà fino in fondo nella nuova offensiva commerciale contro la Cina.

Il D-Day era inizialmente atteso per il 9 maggio, data in cui entrerà in azione il nuovo pacchetto di misure punitive e restrizioni voluti da Trump e resi operativi dal duo costituito da Peter Navarro e Bob Lighthizer, gli “architetti” delle trade war, che amplieranno l’aliquota dei dazi su 200 miliardi di merci cinesi importate, dal 10% al 25%. In seguito, Xi Jinping e lo stato maggiore del Partito Comunista Cinese, in cui spicca la figura del vicepresidente Wang Qishan, delegato alle questioni commerciali, sono riusciti a strappare a Trump un margine di trattativa.

Liu He, vicepresidente del Consiglio dei ministri, è atteso a Washington il 9 e il 10 maggio per cercare di porre un freno alla veemente azione di Washington e cercare una nuova mediazione. I dati dell’economia, che rispettano le previsioni di Trump di una crescita oltre il 3%, e l’archiviazione del Russiagate hanno offerto nuovo slancio all’azione dell’amministrazione. Ma ora la guerra commerciale Usa-Cina rischia di travolgere il mondo, sconvolgendo mercati che già si muovono in un clima incerto e rasserenato solo dal sostegno, continuo ma costoso, delle banche centrali.

“Attualmente gli Usa importano dalla Cina beni per un totale di circa 500-520 miliardi. Di questi, 50 miliardi sono gravati da dazi al 25% (partiti la scorsa estate) e 200 miliardi sono tassati al 10% – ricostruisce per Il Sole 24 Ore Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte sim – . La minaccia è di estendere anche a questi 200 miliardi l’aliquota del 25%. Questo aumento sarebbe dovuto scattare dal 1° gennaio ma poi a dicembre le due superpotenze avevano raggiunto un accordo di tregua sulla guerra commerciale“. Nella giornata del 7 maggio Shangai ha perso il 5%, mentre nei mercati americani è prevalsa la calma e la supposizione che quella di Trump sia stata una mossa tattica.

Ne è convinto anche il sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico Michele Geraci, che parlando a un evento dell’Ispi a Milano nella stessa giornata ha definito l’azione di Trump strumentale a un avanzamento tattico nei negoziati a cui, puntualmente, l’amministrazione si è aperta. Ma la Cina non è potenza tale da cedere di fronte ai bluff: la svolta strategica Usa e l’offensiva politico-economica a tutto campo inaugurata nel 2018 non hanno fatto vacillare l’Impero di Mezzo, così come non hanno finora prodotto risultati decisivi gli attacchi contro le posizioni di Huawei nel mondo, dato che a inizio 2019 la compagnia di Shenzen ha conosciuto un incremento di fatturato del 35%.

Tuttavia, numerosi segnali lasciano presagire che non si tratti di una mossa isolata. La coincidenza tra la nuova mossa anticinese e l’avvio di una procedura contro i Paesi comunitari come rappresaglia per l’affaire Airbus lascia presagire una ripresa dell’offensiva commerciale su scala globale. In cui anche l’Italia potrebbe essere presa in mezzo. “La black list dei prodotti europei da colpire con dazi – ha sottolineato Coldiretti in un comunicato ripreso dal Sir. – comprende anche importanti prodotti agricoli e alimentari di interesse nazionale come i vini tra i quali il Prosecco ed il Marsala, formaggi, ma anche l’olio di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici tra gli alimentari e le bevande colpite”. Una scure che, secondo l’analisi di Coldiretti, “si abbatte sul principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari Made in Italy fuori dai confini comunitari dove nel 2018 si è registrato il record per un valore di 4,2 miliardi (+2%)”.

Fino alla prossima settimana, dunque, i mercati saranno in fibrillazione. Le iniziative collaterali alle mosse anticinesi di Trump certamente non promettono nulla di buono, ma il Presidente è per natura leader imprevedibile e abituato a bluff e dissimulazioni. Il braccio di ferro con la Cina è prima di tutto una guerra di nervi: di fronte alla reazione del Dragone e alle conseguenze dei colloqui che coinvolgeranno Liu He, vedremo se si sarà trattato di bluff o di nuova offensiva. Con tutte le conseguenze del caso per mercati finanziari e economia globale.

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