Il governo tedesco di Olaf Scholz dopo diverse settimane di incertezza sull’energia ha attivato una fase di pre-allarme per l’approvvigionamento di gas: tale misura è stata annunciata dal ministro dell’Economia Robert Habeck che già nelle scorse settimane aveva ricordato che una fine delle forniture avrebbe provocato costi sociali notevoli, con recessione e disoccupazione di massa. La mossa del governo potrebbe preannunciare una interruzione dei flussi di gas naturale dalla Russia, mai interrottisi nonostante l’invasione dell’Ucraina.

Habeck ha dichiarato che “le forniture sono per il momento salvaguardate” anche se “la Germania sta monitorando da vicino i flussi di approvvigionamento con gli operatori del mercato”. Secondo l’attuale piano di emergenza del gas della Germania, l’allerta precoce è la prima di tre fasi. Il secondo stadio prevedrebbe “l’allarme” e il terzo la proclamazione della “emergenza” energetica. Al momento, ha spiegato Habeck, non c’è un problema di approvvigionamento del gas e quella di proclamare l’allerta è una “decisione preventiva” presa in via cautelare.

“Dobbiamo in ogni caso aumentare le misure precauzionali per essere preparati a un’escalation da parte della Russia”, ha aggiunto il ministro, segnalando tutte le tensioni che animano l’attività politica in Germania mentre si avvicina la data-limite del 1 aprile in cui  Mosca inizierà, secondo quanto dichiarato, a richiedere i pagamenti delle forntiure in rubli. L’allerta preventiva prevede, tra l’altro, l’immediata attivazione di una squadra di crisi presso il ministero, che ha in capo le politiche energetiche, per monitorare la situazione. Il ministro, che è anche vicepremier di Scholz e co-leader dei Verdi assieme ad Annalena Baerbock, aveva di recente presentato le conclusioni del vertice dei ministri energetici del G7, unanime nel rifiutare il diktat russo di pagare in rubli le forniture.



Presso il ministero di Habeck è stata istituita una task force dedicata alla crisi che sarà continuamente operativa. Nella squadra di crisi sono presenti esperti del ministero, dell‘Agenzia Federale delle Reti che gestisce l’infrastruttura di distribuzione e delle aziende distributrici. Il loro compito è tenere sotto controllo gli sviluppi “cosicchè, se necessario, possano essere prese ulteriori misure per aumentare la sicurezza delle forniture”, ha sottolineato Habeck.

Sotto osservazione, in particolar modo, gli stoccaggi. Cruccio importante per Berlino già prima della guerra. I dati del Gas Infrastructure Europe, nota il Corriere del Ticino, segnalavano già a febbraio il problema per Berlino, “le cui scorte sono calcolate a circa il 35% della capacità totale rispetto all’83% di due anni fa. Più contenuta la riduzione per l’Italia (45% attuale rispetto al 57% del febbraio 2020)”. Il ministro ha presentato, dopo un mese di conflitto, dati ancora più allarmanti: gli stoccaggi di gas tedeschi sono attualmente al 25%, ma la “questione chiave”, ha aggiunto, è “dove saranno in autunno”. Il capo del gestore della rete tedesca, il Verde Klaus Mueller, ha spiegato in un tweet che l’obiettivo dell’allerta preventiva è evitare un deterioramento delle forniture e che l’industria deve tenersi pronta a “tutti gli scenari” ipotizzabili.

Dunque: orizzonte temporale di medio periodo, preparazione strategica a una disruption delle forniture dalla Russia, strategia chiaramente orientata alla ricostruzione delle riserve. L’agenda energetica tedesca ad ora orfana di Nord Stream 2 e condizionata da una dipendenza dal gas russo che sfiora il 45% prova a ridarsi slancio.

Non a caso nelle scorse giornate il Bundestag ha promosso un disegno di legge che richiede agli operatori del gas di posizionare su livelli precisi i riempimenti delle riserve nel corso dell’anno per arrivare preparati all’inverno. Berlino è forte di circa 24 miliardi di metri cubi di capacità di stoccaggio e il fatto che nei mesi invernali gli stock fossero ai minimi ha contribuito a organizzare il caos dei prezzi degli ultimi mesi. Trading Hub Europe GmbH, società fondata come una partecipata di tutti gli operatori tedeschi del gas dovrà ogni anno garantire i seguenti livelli di stoccaggio complessivo nella rete: 40% il primo giorno di febbraio, 80% il primo giorno di ottobre, inizio dell’anno termico in cui si impennano i contratti e i loro prezzi, 90% a novembre, alla vigilia dell’inverno. La legge entrerà in vigore dal primo giorno di maggio e mira a dare piena attuazione alle regole della Commissione Ue sui riempimenti dei livelli di stoccaggio.

Cosa significa questo? Che la Germania cercherà in forma sempre più assertiva fonti di gas alternative a quello russo. La strategia di Berlino si fonda, nota il Financial Timesinnanzitutto sul gas naturale liquefatto, risorsa su cui la Germania ha raggiunto un accordo di lungo termine col Qatar. Anche gli Stati Uniti e la Norvegia possono essere fornitori importanti, ma questo va letto anche in relazione al fatto che Berlino rischia di scatenare una competizione di livello europeo per accaparrarsi quote di Gnl. E questo può minare la posizione dell’Italia. Paese che ha però una carta da giocare: diventare pivot sull’asse Sud-Nord per le forniture energetiche all’Europa col combinato disposto tra Gnl, offshore nazionale, forniture mediterranee. E questo può posizionare la Penisola pure in direzione dei transiti verso la Germania. Ora più che mai l’allerta tedesca e l’obbligo di riempimento delle forniture offrono a Roma il gancio per concretizzare una strategia del genere.

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