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I sospetti sulla Russia, la difesa di Mosca che rimanda ai mittenti ogni accusa, il tweet sibillino dell’ex ministro degli Esteri polacco e attuale europarlamentare, Radoslav Sikorski, che suggerisce un ipotetico coinvolgimento degli Stati Uniti negli incidenti al Nord Stream. E poi le vecchie parole di Joe Biden, ricondivise in massa sui social network, con le quali il presidente statunitense ammoniva il Cremlino di non invadere l’Ucraina, pena la scomparsa del gasdotto.

Da qualunque prospettiva si intenda analizzare la vicenda Nord Stream, è impossibile districarsi tra le numerosissime indiscrezioni e confutazioni, indizi e prove parziali, senza essere accompagnati dal beneficio di molteplici dubbi. In attesa di ulteriori elementi (se mai compariranno) può intanto essere utile cercare di capire quali sono gli attori che avrebbero potuto guadagnare dal danneggiamento di Nord Stream.

Sia chiaro: non significa che uno di questi soggetti sia necessariamente il mandante della vicenda o che abbia partecipato al presunto sabotaggio. Unendo i punti, è però possibile quanto meno inquadrare lo scenario generale entro cui si è svolto l’intero episodio. Per poi avvicinarsi quanto più possibile alla verità.



Dubbi e sospetti

Gli Stati Uniti si sono a lungo opposti alla dipendenza della Nato – Germania in primis – dal gas naturale russo. Washington ha sempre avuto un grande timore: che un’eventuale minaccia di un taglio da parte di Mosca potesse, un giorno, alterare le decisioni politiche dell’Europa. Quel giorno è arrivato all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina.

In generale, poi, mentre Nord Stream, sia l’1 che il 2, sono stati danneggiati nei pressi dell’isola danese di Bornholm, nel Mar Baltico, Norvegia e Polonia hanno recentemente annunciato l’apertura del nuovo gasdotto baltico Trans Baltic Pipeline, una rotta di 850 chilometri che collega la Polonia alla terraferma danese, e poi alla Norvegia, storicamente il secondo fornitore di gas dell’Ue dopo la Russia.

Altro aspetto da considerare: i gasdotti Nord Stream si trovano in una profondità marina compresa tra gli 80 e 110 metri. Per effettuare un’azione di sabotaggio come quella accaduta si sono resi necessari veicoli sommergibili per poter piazzare esplosivi sulla conduttura o danneggiarla in altro modo. Ebbene, in teoria quasi tutti i Paesi europei hanno la capacità tecnica di operare in mare aperto con veicoli a pilotaggio remoto. Alcuni di loro hanno perfino sviluppato servizi militari subacquei che possono attaccare e distruggere obiettivi sottomarini.

Vincitori e vinti

L’Ucraina ha subito puntato il dito contro la Russia, parlando di un attacco terroristico pianificato e di aggressione nei confronti dell’Ue. C’è però un’enorme falla in questo ragionamento: perché Mosca avrebbe dovuto danneggiare Nord Stream, andando così a perdere tutta la sua influenza sull’Europa? I sospetti potrebbero ricadere su Kiev, per un’azione volta a destabilizzare il Cremlino. Ma anche di fronte a quell’eventualità ci sarebbero non pochi dubbi da dissipare. Se, infatti, gli ucraini dovessero essere scoperti come colpevoli, le loro relazioni con l’Europa e la Nato sarebbero compromesse.

Per quanto riguarda l’ipotesi della longa manus di uno Stato europeo, per i governi Ue qualsiasi azione di sabotaggio avrebbe comportato molti più danni che non vantaggi, su tutti la distruzione di un canale certo per qualsiasi futura consegna di gas, senza considerare il fatto che Mosca potesse considerare un’eventuale azione un atto di guerra.

Si possono però soppesare alcune eccezioni alla regola. La Finlandia, ad esempio, si trova in una accesa disputa con Mosca, avendo annunciato la decisione di aderire alla Nato. I russi hanno interrotto le forniture di gas al Paese nordico e pure le consegne di elettricità. Helsinki ha però imposto l’embargo al carbone e al petrolio russi, quindi è difficile spiegarsi perché mai i finlandesi avrebbero considerato i gasdotti Nord Stream come un bersaglio per qualsiasi ritorsione.

Gli Stati Baltici potrebbero aver compiuto atti di sabotaggio contro gli oleodotti citati. Ma, privando l’Europa di gas, una mossa del genere avrebbe potuto spingere diversi governi europei ad allentare le sanzioni contro Mosca.

E gli Stati Uniti? Nel compiere un gesto simile avrebbero avuto enormi vantaggi, tra i quali rimuovere la leva energetica dalle mani di Putin e vendere il loro gas all’Europa. Ma sarebbero andati incontro anche a non trascurabili rischi politici, di sicurezza e strategici.

Ci sono dunque molti attori che, sulla carta, avrebbero potuto guadagnare dal sabotaggio del Nord Stream. È tuttavia impossibile accertare colpe e responsabilità. Anche perché, come detto, ogni potenziale vantaggio avrebbe portato con sè rischi enormi.

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