Mario Draghi ha posto il pallone in mezzo al campo, gli Stati Uniti hanno dato il calcio d’inizio e il G7 ha scelto di coinvolgere anche le organizzazioni internazionali e i Paesi non allineati invitati a Elmau per il summit bavarese dei Paesi-guida dell’Occidente: la partita per l’introduzione di un tetto al prezzo del gas è iniziata. Nei prossimi mesi si vedranno gli effetti della riflessione che Draghi, non trovando ascolto completo in ambito europeo, ha proposto ai Grandi della Terra. Nel frattempo, invece, Washington porta avanti in parallelo e con ancora maggiore energia la sfida per un tetto ai prezzi del petrolio proveniente dalla Russia. Su cui la visione di Washington è assai più delineata, anche se non soprattutto perché rispetto a quello dell’oro blu il mercato del petrolio è più prevedibile e strutturato attorno a istituzioni, apparati finanziari, organizzazioni internazionali.

Joe Biden si trova di fronte alla duplice necessità di gestire il fronte internazionale guardando anche ai problemi interni. E se da un lato la Russia con il petrolio copre quotidianamente l’8% del suo bilancio, dall’altro gli States sono travolti da un’inflazione crescente che ha nei rincari della benzina il suo maggior determinante. Tanto che mentre gli americani soffrono il carovita le major del petrolio stanno brindando agli utili record: 98 miliardi di dollari nei primi tre mesi del 2022.

Il New York Times, in quest’ottica, ha provato a mettere in ordine alcune riflessioni riguardanti il tetto ai prezzi del petrolio su cui, in sede G7, Washington ha fatto particolare pressione. E diverse domande a cui trovare una risposta potrebbe essere fondamentale per un’analoga riflessione sui prezzi del gas.

Il tetto si può applicare?

In primo luogo, il quotidiano della Grande Mela si chiede se e come un’opzione del genere sia fattibile. Auspicando in tal senso che la quadra si trovi attorno a una pressione politica su piazze finanziarie, assicuratori e trader per un abbattimento dei prezzi. Too little, too late, diremmo noi: il tema fondamentale è che il mercato globale delle materie prime va depurato da tensioni geopolitiche e effetti speculativi per permettere alle relazioni commerciali di fare il loro corso. La quadra, a nostro avviso, si potrebbe trovare attorno a un accordo multilaterale tra Paesi acquirenti e Paesi venditori di petrolio che ancori a un paniere di valute il prezzo del greggio, in forma simile a quanto succede con i Diritti speciali di prelievo (Sdr) del Fondo Monetario Internazionale. Questo consentirebbe un effetto-cascata fino al prezzo del greggio russo. Ma per far ciò è necessario coinvolgere anche i maggiori acquirenti di petrolio russo fuori dall’Occidente: per questo è cruciale il coinvolgimento di un attore strategico come l’India nel progetto.

Chi lo può ostacolare?

In secondo luogo, è importante capire da che Paesi potrebbero esserci ostacoli. Cina e Turchia, per il Nyt, sono gli indiziati numero uno, ma avrebbero tutte le buone ragioni: comprano già petrolio russo a prezzo di saldo e non avrebbero interesse a accordarsi con l’Occidente. In Europa è invece data per assodata la possibile ostilità dell’Ungheria, ma non va sottovalutato il ruolo dei falchi rigoristi come l’Olanda per preclusioni paragonabili a quelle che giustificano lo stop alle misure sul gas. Il tetto al prezzo non si può attuare, dunque, senza un Paese come l’India che rappresenta, assieme a Cina, Turchia e Ungheria, lo Stato con la più solida relazione energetica con la Russia e ha aumentato da 100mila a un milione di barili al giorno gli acquisti da Mosca.

Gli effetti su Mosca: si colpirà l’economia russa?

Ma, terzo punto, la Russia che conseguenze subirebbe da una mossa del genere? Sul piano politico, a nostro avviso, si creerebbe l’idea di una grande coalizione per la sicurezza energetica capace di costruire sinergie e politiche comuni, e questo diminuirebbe il potere contrattuale della Russia nel cartello Opec+. Ma a tal proposito è fondamentale sottolineare che un blocco del prezzo condotto con l’obiettivo di depotenziare la Russia isolandola aprirebbe a misure asimmetriche di Mosca sulle materie prime da lei controlalte: gas, ovviamente, ma anche grano, neon, palladio, platino, uranio, obiettivi non contendibili per le sanzioni. La guerra economica indiscriminata deve tenere conto della capacità di resistenza non solo della Russia ma anche dell’Occidente.

Quali benefici per i prezzi effettivi?

E in quest’ottica si apre al tema cruciale, quarto e decisivo: un tetto ai prezzi calmiererebbe i costi? Per farlo servirebbe un coinvolgimento totale del Big Oil occidentale, dunque una violazione delle ordinarie leggi di mercato che alla prova delle crisi dell’ultimo ventennio si sono mostrate spesso fragili e difficilmente sostenibili. La mossa del paniere comune si deve associare a manovre politiche e monetarie tali da assecondare le dinamiche in via di sviluppo: tasse sugli extraprofitti delle majors, calmieri alle bollette paragonabili a quelli introdotti in Francia, misure di sostegno alla domanda e ai redditi per evitare chiusure di imprese e situazioni di perdita di posti di lavoro, politiche monetarie accomodanti con la ripresa e non focalizzate unicamente sulla stretta anti-inflazione. Mandando un messaggio anti-recessivo si rafforzerebbe la capacità di effettiva attuazione del calmiere ai prezzi del petrolio, che rischia di rimanere un palliativo altrimenti.

Un modello esportabile al gas?

La sfida sul petrolio sarà un laboratorio per la partita del gas che l’Occidente sta iniziando a giocare e che presenta difficoltà ancora più grandi, soprattutto per la dipendenza infrastrutturale da gasdotti e impianti per il Gnl dell’oro blu e per l’ancora più grande dominio russo sul settore, in cui la parte più dipendente, l’Europa, è anche quella con minore capitale politico da spendere. Ma problemi globali impongono soluzioni globali: e l’Occidente sa di non poterli affrontare con gli ordinari strumenti filo-mercatistici della globalizzazione. Il nodo sta tutto lì: agli Usa la decisione definitiva sullo scioglierlo o meno in nome del contrasto alla Russia. Aprendo a dinamiche facilmente in grado di riflettersi sulla partita del gas e sugli altri settori critici.

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