Mentre si avvicina la “data verità” dell’1 aprile, giorno di partenza del diktat russo per i pagamenti energetici in rubli, dalla Russia arriva una notizia importante: il colosso energetico Gazprom starebbe valutando la possibilità di un blocco totale delle forniture di gas ai “paesi ostili” e le conseguenze di tale passo. Igor Sechin, ad del gruppo, è un fedelissimo di Vladimir Putin e un uomo cruciale nel contesto politico-economico russo. La voce è stata trasmessa da fonti qualificate al quotidiano russo Kommersant, ma nessuna presa di posizione ufficiale è stata espressa da da parte della società. Sempre secondo quanto rivelato da Kommersant, il rappresentante del presidente della Federazione Russa Dmitry Peskov non ha commentato tali indiscrezioni limitandosi a ribadire che il processo di pagamento del gas russo in rubli non può comunque essere avviato direttamente il 31 marzo: “Il pagamento e le consegne sono un processo che richiede tempo”.

Giusto nella giornata di ieri, in una telefonata bilaterale, il presidente russo Vladimir Putin ha assicurato al cancelliere tedesco Olaf Scholzil cui Paese è il primo acquirente di gas russo nell’Ue, che le aziende europee possono continuare a pagare le bollette del gas russo in euro. I pagamenti continuerebbero quindi ad essere trasferiti in euro alla Banca Gazprom, che li convertirebbe poi in rubli in ottemperanza alle linee guide decise dalla Banca centrale di Mosca, che prevede di reinvestire in rubli l’80% degli incassi in valuta pregiata. Resta dunque di fatto, nelle dichiarazioni dei leader, valido quanto concordato nel G7 sull’Energia, al termine del quale il vicecancelliere Robert Habeck aveva chiuso alla proposta di Mosca: le consegne di gas saranno pagate esclusivamente in euro o dollari.

Ma nella guerra di nervi le dichiarazioni possono annullarsi reciprocamente: la mossa di veder circolare proprio sul principale quotidiano economico-finanziario del Paese le notizie di un possibile stop alle forniture sembra tutt’altro che casuale. Kommersant è stato profondamente allineato al Cremlino negli ultimi anni dopo esser stato a lungo uno dei quotidiani più prestigiosi sul piano internazionale in materia e una testata di riferimento sul fronte energetico. Il suo azionista di riferimento è Aliser Usmanov, magnate della metallurgia, a lungo possessore di quote del club sportivo inglese dell’Arsenal, tra gli oligarchi più a suo agio a “Londongrad” e profondamente legato a Gazprom di cui è azionista di minoranza. Il 28 febbraio 2022, in reazione all’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea ha inserito Usmanov nella lista nera, imponendogli un divieto di viaggio in tutta l’Ue e congelando tutti i suoi beni. Il 3 marzo gli Stati Uniti gli hanno imposto sanzioni simili. Dunque la partita su Gazprom si può legare strettamente all’agenda personale dell’editore della testata e di frange di “falchi” nel colosso energetico russo.

Nella giornata odierna la compagnia ha voluto rassicurare sul proseguimento del transito di gas verso l’Europa. “Gazprom sta fornendo il gas russo attraverso il territorio dell’Ucraina in modalità regolare, in conformità con le richieste dei consumatori europei: 109,5 milioni di metri cubi il 31 marzo”, si legge in un rapporto. Il transito da fine febbraio è stato vicino agli obblighi contrattuali massimi di Gazprom con volumi pari a circa 109,6 milioni di metri cubi al giorno (40 miliardi di metri cubi all’anno). Il dato è leggermente calato solo per un paio di giorni a metà marzo. Gazprom ha ripreso le consegne tramite il gasdotto Jamal-Europa il 29 marzo, dopo una pausa di due settimane.

C’è dunque un gioco delle parti della serie “poliziotto buono e poliziotto cattivo” negli apparati russi? Il sospetto viene, anche pensando al fatto che sul gas molti leader stanno tirando la corda. “Le sanzioni europee contro la Federazione Russa e il rifiuto di pagare il gas in rubli sono il miglior modo per lasciare i paesi dell’Ue senza gas”:  secondo quanto riferisce l’agenzia russa Tass a dichiararlo sarebbe stato il vice presidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa ed ex presidente Dmitry Medvedev.

“Il modo migliore per lasciare l’Europa senza gas comprende cinque punti: bloccare Nord Stream; congelare i beni della Banca centrale russa; dichiarare il rifiuto del gas russo nei prossimi due anni; rifiutarsi di acquistare rubli per pagare il gas al tasso di cambio della valuta del contratto; condurre perquisizioni negli uffici di Gazprom in Germania”, ha scritto con ironia nel suo canale Telegram il presidente. “Ben fatto! Decisioni sagge dei politici europei!”, ha aggiunto sarcasticamente l’importante esponente di Russia Unita. Mosca prosegue nella sua “guerra psicologica” per alzare all’Occidente il costo del decoupling energetico e per tenere alti i prezzi, vera garanzia che la cedola quotidiana da quasi un miliardo di euro versata dall’Europa continui ad arrivare: che essa sia denominata in rubli, in fin dei conti, non ha importanza. Basta che non si esaurisca: come detto, ciò porterebbe alla rovina l’economia russa. Tenere alta la tensione con questi giochi di specchi è funzionale a mantenere questi obiettivi nel mirino. Ma il gioco è pericoloso perché da un momento all’altro si può arrivare alla rottura definitiva.

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