Sostituire le forniture di gas dalla Russia per evitare di “finanziare” la guerra di Putin in Ucraina può portare l’Italia a garantire entrate più sostenute all’industria bellica russa. Paradossi della geopolitica a geometria variabile. E del ruolo decisivo giocato dall’Algeria, Paese ambizioso nel cuore del Mediterraneo e del Nordadfrica, nella partita in corso.

Nelle ultime settimane l’Algeria è indicata da molti analisti come il Paese chiave su cui l’Italia può e deve puntare per ridimensionare la sua dipendenza dall’energia russa, principalmente sul fronte del gas naturale. E anche su Inside Over non abbiamo negato l’importanza che Algeri può ricoprire per ridurre l’esposizione di Roma agli effetti della tempesta energetica dovuta al conflitto tra la Russia e l’ucraina e evitare una dipendenza eccessiva da una nazione con cui i rapporti sono sempre più perturbati.

L’Algeria è già il secondo fornitore di gas per il mercato italiano e fornisce al Belpaese 21 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno, circa il 27% del consumo annuo, classificandosi seconda proprio dietro la Federazione Russa. Assieme all’Azerbaijan (col gasdotto Tap) e a una ristretta nicchia di Paesi africani (Angola, Nigeria, Congo) Algeri è tra le nazioni con cui Roma vuole gradualmente sostituire le importazioni dalla Russia, aumentando da 9 a 11 miliardi di metri cubi annui le forniture. Una quota di oltre un terzo superiore al totale dei 26,5 miliardi di metri cubi sostituibili dalle importazioni russe in un range di quattro-cinque anni, ma anche una fonte di finanziamento che in parte può riversarsi su Mosca.

Un’indagine realizzata nel marzo 2021 dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), che copre il periodo dal 2016 al 2020, ha in particolare evidenziato che l’Algeria, rispetto ai cinque anni precedenti, ha aumentato del 49% le importazioni di forniture belliche dalla Russia. E dal 2006 al 2018, sarebbero 13,5 i miliardi di dollari spesi da Algeri per forniture militari provenienti da Mosca. “Dopo l’India (25% delle esportazioni russe) e la Cina (16%), l’Algeria è il terzo cliente più grande di Mosca (14%)” nel settore, nota Geopolitica.info. “L’Algeria da sola acquista circa la metà delle armi russe esportate nel continente africano”, in cui la presenza della Russia si fa sentire ogni giorno con maggior forza, e “con il 69% delle importazioni algerine, la Russia è di gran lunga il principale fornitore dell’Algeria” Da inizio secolo “Algeri ha acquistato circa 200 velivoli militari (compresi i MiG-29), 500 carri armati e sistemi di difesa antiaerea”.



Nulla di illegale in tutto questo: Algeri è un attore che fa i propri interessi e si vuole tutelare di fronte al rischio di un aperto conflitto nel suo personalissimo “Donbass”, il Sahara Occidentale, che il rivale e vicino Marocco rivendica sotto la sua sovranità e sul quale si sono accese tensioni e forti crisi sistemiche. Di fronte al crescente avvicinamento tra Rabat e gli Stati Uniti, Algeri ha iniziato a guardare con forza a Russia e, in misura minore, Cina per le forniture di sistemi d’arma. I quali non è detto che restino a far da deterrente nei depositi. Dunque l’ipotesi di un’incentivazione degli acquisti di armi da parte dell’Algeria nei mesi e negli anni a venire non è da escludere e da ritenere come un caso remoto. Del resto, la geopolitica non funziona come un gioco a somma zero o come un dualismo in bianco e nero. L’Algeria si è astenuta sul fronte delle votazioni di condanna alla Russia all’Assemblea Generale Onu e pochi giorni dopo aver siglato con Mario Draghi gli accordi sul gas ilpresidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, ha parlato nella giornata del 18 aprile con l’omologo russo Vladimir Putin. Durante la telefonata bilaterale i due leader hanno discusso questioni di interesse comune, decidendo di continuare la loro cooperazione all’interno dell’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio allargata (Opec+).

Del resto, in autunno Mosca e Algeri hanno organizzato nel Sahara delle esercitazioni antiterrorismo congiunte. E anche sull’energia, nota il Quotidiano del Sud, la volontà di collaborare nell’Opec+ non è una decisione nuova e tra Russia e Algeri non c’è di certo una competizione a tutto campo: “il colosso energetico russo Gazprom lo scorso settembre ha promesso di collaborare con la controparte algerina alla produzione e al trasporto di gas”.In quest’ottica, “nel 2019, prima della pandemia, il valore delle esportazioni russe verso il Paese nordafricano ammontava a 1,58 miliardi di dollari e negli ultimi venti anni sono aumentate a un tasso annuo del 13,5%”.

Dunque, avvertenze strategiche per Roma: il mondo è complesso e diversi attori vogliono avvantaggiarsi per le proprie agende personali sul fronte delle conseguenze della guerra russo-ucraina. L’Algeria può essere centrale nella futura agenda energetica italiana, ma pensare che l’obiettivo sia il taglio dei canali di rifornimento a Putin cozza con il fatto che parte dei flussi finanziari per il gas vadano direttamente a acquistare armi e materiali strategici russi per le forze armate algerine. I quali potrebbero in futuro essere utilizzati per un’operazione non meno discutibile di quella russa in Ucraina nel Sahara Occidentale. Questi elementi insegnano quanto complesso sia far politica nell’era contemporanea su scala globale e, soprattutto, l’imprevedibilità di un contesto strategico in cui un attore può avvantaggiarsi in termini complessivi solo avendo ben presente la sua agenda. Algeri sembra averla: massimizzare la sua forza come esportatore energetico, mantenere la barra dritta sulle sue relazioni negli altri fronti. Roma la ha? O la foga di tagliare i ponti con la Russia supera la voglia di conseguire autonomia e indipendenza energetica? Se la prima prevalesse sulla seconda ci sarebbero sicuramente diverse situazioni imbarazzanti da sbrogliare come quella sul triangolo Roma-Algeri-Mosca.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.