I dati sull’inflazione di dicembre in Francia mostrano che la fine del rally energetico ha contribuito a un relativo raffreddamento dell’inflazione. Il 2023 si apre con uno spiraglio di sereno, certificato dall’Insee, l’agenzia statistica francese equivalente del nostro Istat, che per dicembre aveva stimato un’inflazione complessiva nazionale al 7,1% salvo poi constatarla al 6,7%, oltre due punti sotto i picchi di agosto.

A aiutare la Francia la riduzione dei consumi per l’inflazione particolarmente mite, l’entrata in vigore del blocco pubblico agli eccessivi rincari tramite ri-nazionalizzazione dell’utility Edf e il calmiere alle bollette. Guardato anno su anno, l’aumento dei prezzi dell’energia è sceso al 15,1% rispetto al record 18,4% di novembre. Si tratta del rincaro a dodici mesi più basso da settembre 2021, la conferma di un trend che il Ministro dell’Economia Bruno Le Maire ha commentato con soddisfazione a France Inter. Le Maire temeva di dover affrontare assieme al resto del governo di Emmanuel Macron un contesto di inflazione alta e persistente. Ora il clima è tornato più sereno.

La riduzione dei consumi di gas e il conseguente meccanismo del prezzo marginale che trasmette la riduzione del prezzo a quello dell’elettricità, unitamente al ritorno in auge di parte delle centrali nucleari ferme per manutenzione ha aiutato molto la Francia. L’anticipo di primavera vissuto a cavallo tra fine 2022 e inizio 2023 in molte regioni ha fatto il resto. E se da un lato sul fronte ambientale questo non è un buon segno, constatando i ghiacciai in via di scioglimento e le montagne sotto i duemila metri praticamente prive di neve, dall’altro per l’economia francese in sofferenza e la quiete sociale turbata dall’autunno di crisi sistemica e segnata da scioperi e proteste la riduzione dell’inflazione e del carovita energetico sono sicuramente da registrare come dato tutt’altro che negativo.

“La decrescita dell’inflazione segue trend simili in Spagna Germania e ha aumentato le aspettative che l’inflazione complessiva nell’eurozona diminuirà bruscamente dopo l’impennata dello scorso anno a livelli a due cifre”, nota il Financial Times.

Ciononostante, mentre a Berlino e Madrd “il calo dei prezzi dell’energia ha ridotto l’inflazione complessiva, le pressioni di fondo sui prezzi di altri beni e servizi sono rimaste sostanzialmente invariate o addirittura hanno continuato ad aumentare”. In Francia invece il raffreddamento è stato trasversale, segno che la componente chiave energetica va inserita, come perno, in un contesto più ampio. In Francia, in altre parole, l’economia reale si sta adeguando velocemente a livelli di prezzi energetici più contenuti e ha risparmiato dal trasmettere sulla domanda finale dei consumatori e delle imprese i rincari e il panico generale venutosi a creare.

Questa notizia insegna, inoltre, che l’aggressiva politica di rincari dei tassi decisa dalla Banca centrale europea con una forza maggiore rispetto al pur comprensibile esaurimento del decennio di stimoli monetari poco o nulla influisce sul contenimento di un’inflazione la cui fiammata si è esaurita di fronte a stimoli congiunturali chiari come l’accordo politico sul prezzo al gas, l’inverno mite e la fine del panico da carovita dell’estate e dell’autunno scorsi. Lezioni importanti e strutturali di fronte a cui l’Europa intera deve prendere nota e scegliere tra l’ideologia e il pragmatismo. Con quest’ultimo che punta verso azioni incisive per rendere meno onerose le forniture energetiche e i servizi a imprese e cittadini piuttosto che verso un irrigidimento monetario da cui, in effetti, ben pochi avrebbero da guadagnare.

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