La Francia vive una fase molto delicata sul fronte energetico, già messo sotto stress dalle proteste di ottobre che hanno segnato l’acme dell’autunno caldo dell’Europa. Il piano di Parigi per potenziare la sua offerta di energia elettrica al mercato nazionale e all’Europa dopo la compiuta nazionalizzazione dell’utility Electricité de France (EdF) appare in stallo.

StartMag ricorda che innanzitutto la sfida “riguarda la solidità del sistema elettrico francese. Il nuovo cronoprogramma di rimessa in linea degli impianti nucleari oggi fuori servizio per controlli e manutenzioni, diffuso pochi giorni fa da EdF, vede il venir meno di 5.500 MW di potenza a dicembre e 3.000 MW a gennaio rispetto ai piani noti a settembre”. In questa fase è una perdita notevole, dato che si tratta “di una notevole quantità di energia in meno in un momento in cui la domanda è di solito molto alta” e la Francia può fornire energia a prezzo più conveniente grazie alla forza delle sue centrali.

Nel pieno della sobrietà energetica Parigi ha programmato lo sforzo per ridurre i consumi di elettricità , basato strutturalmente su un ampio progetto della Commissione europea avviato con l’obiettivo di far calare la dipendenza complessiva dell’Europa dal gas russo fino alla prossima estate e abbattere le bollette ai cittadini comunitari. Ora Parigi si trova a dover gestire, al contempo, un prezzo dell’elettricità interno non meno elevato del resto d’Europa per il combinato disposto tra meccanismo di prezzo marginale e riduzione dell’attività nucleare da un lato e una prospettiva difficile sul fronte produttivo e industriale dall’altro.

StartMag aggiunge che “una richiesta importante potrebbe mettere in difficoltà i gestori della rete francese”, che in genere in inverno si trovano a esportare nel Regno Unito e in altri Paesi e addirittura una disponibilità incerta potrebbe creare l’inedito problema di costringere Parigi “all’importazione massiccia dai Paesi collegati (Germania e Italia tra gli altri)” che generano l’elettricità principalmente col gas naturale. Con conseguenti effetti sul prezzo.

Parigi ha nel contempo mirato a mettere le mani sulla quota in mano al mercato di EdF per controllare al meglio il prezzo. Ma di recente diversi fondi statunitensi hanno fatto barrage di fronte alle richiesta del governo di Emmanuel Macron di nazionalizzare la quota residua e stanno pressando lo Stato affinché incrementi la valutazione del 16% di EdF di 10 miliardi di euro. Per rilanciare il gruppo oggi alle prese con interruzioni di produzione nei suoi reattori nucleari francesi e contenere il volo dei prezzi all’ingrosso dell’energia, a 400 euro al MWh dopo un record di 743 euro ad agosto, Parigi ha bisogno di queste risorse. Destinarle alla compensazione dei fondi a stelle e strisce, tra cui TIG Advisors che avrebbe richiesto secondo il Financial Times all’Autorité des Marchés Financiers di alzare da 12 a 15,8 euro ad azione la remunerazione, priverebbe la Francia di preziose risorse.

Dunque la Francia si trova a un bivio complesso. Da un lato, la necessità di investire profondamente per rilanciare il settore elettrico. Dall’altro, il combinato disposto tra guasti negli impianti e ricorsi. Il risultato può essere una nuova crisi nei prezzi destinata a ripercuotersi sul mercato finale, sulle tensioni sociali e sui prezzi in tutta Europa. Un presagio di quello che potrà accadere nel 2023 quando sull’emergenza energetica l’Europa sarà, esaurite le scorte costruite quest’anno, punto a capo.

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