La Germania ha tirato dritto nonostante tutte le critiche europee, prima fra tutte quella del premier italiano uscente Mario Draghi, sul maxi-piano di risposta alla crisi energetica che potrà portare fino a 200 miliardi di euro di risorse in campo.

Alcuni Stati membri dell’UE hanno reagito con sorpresa e irritazione al pacchetto di aiuti tedesco, dicendo che rischiava di distorcere il mercato unico del blocco. Berlino è stata accusata di non aver coordinato adeguatamente la sua risposta alla crisi energetica con i suoi partner europei.

Quello tedesco è un piano, ça va sans dire, in larga parte finanziato con gli spazi di manovra del debito pubblico e che però va di pari passo con i tentennamenti di Olaf Scholz circa possibili tetti al prezzo del gas a livello europeo e con l’ambigua posizione presa dal Ministro delle Finanze Christian Lindner, esponente degli austeritari Liberali, e dal membro tedesco nel board Bce, Isabel Schnabel, favorevoli a controlli europei alle regole di bilancio e fine degli aiuti comunitari.

Scholz sostiene il tetto, ma solo sul gas russo, in campo europeo: una manovra a dir poco elusiva in una fase in cui il flusso dal Nord Stream è azzerato a causa del noto incidente di fine settembre e che appare decisamente fuori prospettiva, visto che mai si è visto un caso di acquirente energetico che impone il prezzo al venditore. La mossa ha natura dilatatoria verso un intervento più sostenuto in campo europeo, che potrebbe aver senso sul mercato secondario dell’elettricità, per permettere alla coalizione composta da Socialdemocratici della Spd, Liberali e Verdi di sdoganare il vero tetto ai prezzi a cui Berlino punta, quello sul mercato interno. Da conseguire dando piena forza al pacchetto annunciato da Scholz nelle scorse settimane.

La scorsa settimana il vice cancelliere tedesco, il verde Robert Habeck, ha attaccato i critici del pacchetto di sostegno energetico da 200 miliardi di euro presentato da Berlino il mese scorso, negando che fosse “egoista” e insistendo sul fatto che contribuirà a proteggere l’intera economia europea.

“Se la Germania dovesse sperimentare una recessione davvero profonda, trascinerebbe l’intera Europa verso il basso”, ha detto Robert Habeck in un’intervista alla Tv di Stato tedesca. “Non siamo egoisti, stiamo cercando di stabilizzare un’economia nel cuore dell’Europa”.

Nella giornata di lunedì 10 ottobre, intanto, la commissione di 21 membri composta da importanti economisti, rappresentanti delle imprese e dei sindacati nominata da Scholz e Habeck, che ricopre la carica di Ministro dell’Economia con le deleghe energetiche, ha concluso la definizione delle proposte per iniziare a riempire il pacchetto da 200 miliardi annunciato da Scholz e affermato che le misure costeranno circa 91 miliardi di euro. Esse prevedono che lo Stato tedesco paghi la bolletta mensile del gas di questo dicembre per tutte le famiglie e le piccole e medie imprese, secondo un limite graduale in due fasi sui prezzi dell’energia.

Per la precisione si prevedono spese di 66 miliardi di euro per coprire il costo delle bollette private del gas per le famiglie e le piccole imprese e 25 miliardi di euro per i sussidi all’industria.

Nell’ambito del regime in via di definizione, il rimborso integrale una tantum a dicembre sarebbe seguito la prossima primavera da un sistema di sussidi più differenziato progettato per limitare le bollette, ma incentivare comunque le persone a risparmiare energia.

Da marzo 2023 a fine aprile 2024, le famiglie private pagherebbero 12 centesimi per kilowattora per il primo 80% del consumo di gas calcolato sulla media dello scorso anno. L’industria, nel frattempo, dal primo giorno di gennaio del 2023 fino alla fine di aprile 2024 pagherebbe 7 centesimi per kilowattora per il primo 70% del consumo, sempre riferito alla media dello scorso anno.

Il sito tedesco di comparazione dei prezzi Verivox, riposta il Financial Times, ha sottolineato l’impatto delle misure per le famiglie: “una famiglia che consuma 20.000 kWh di gas deve attualmente affrontare una bolletta di 4.108 euro all’anno. Se l’80% del suo consumo è limitato a 12 centesimi al kWh, la sua bolletta del gas scenderebbe a 2.742 euro, fornendo un ristoro del valore di 1.366 euro all’anno” capace di distribuirsi in consumi e risparmi e di sottrarre spazio di manovra alla temuta inflazione.

La presidente del gruppo di esperti, l’economista della Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg di Norimberga Veronika Grimm, ha affermato che i prezzi sovvenzionati fornirebbero una “nuova normalità” sulla cui base, fatta di prezzi medi più alti e di attenzione dello Stato al caro-energia, le aziende e le famiglie private potrebbero pianificare, senza tornare artificialmente ai prezzi bassi che erano comuni prima che l’attacco della Russia in Ucraina sconvolgesse la politica energetica della Germania.

Indubbiamente questo piano rilancerebbe l’economia tedesca e l’industria motore dello sviluppo europeo. Ma c’è il sospetto che con questa programmazione Berlino “bari” e si trovi a fare il doppio gioco di applicare un sostanziale tetto ai prezzi del gas nel mercato privato indotto con tutte le manovre promosse dall’estate in avanti, compresa la nazionalizzazione di Uniper, principale importatore di gas, e di sabotarlo su scala comunitaria dilazionando le proposte e portando l’attenzione a concentrarsi sull’irrealizzabile tetto alla Russia.

La conseguenza sarebbe, in quest’ottica, un’accelerazione della ripresa, degli investimenti e della tenuta dell’industria tedesca a scapito della stabilizzazione dell’intera economia europea. Capace di avvantaggiare nel breve periodo Berlino. Ma di depotenziarla sul medio-lungo termine, essendo i Paesi di Eurolandia, Italia in testa, i primi mercati su cui la Germania insiste per subfornitura e sbocco della sua manifattura. Sembra un film già visto: quello della risposta alla Grande Recessione a cui concorse Angela Merkel, capace di correggersi, nel 2020, di fronte all’incedere della pandemia e di promuovere una risposta anti-rigorista europea anche grazie a Olaf Scholz, allora Ministro delle Finanze e oggi dimentico di ciò che, fino a poco tempo fa, risultò decisivo per salvare l’Europa dal collasso economico.

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