Come spesso succede, in Europa la montagna ha partorito il topolino. Il complesso tetto al gas proposto dalla Commissione Ue sembra esser fatto per non venire mai applicato. E dunque fornire un assist al governo tedesco e a quello olandese, tra i più contrari all’imposizione di qualsivoglia tipo di meccanismo di correzione di mercato. Abbiamo un “un cap brussellese” e un “tetto che non è un tetto”, ha commentato Javier Blas, giornalista di Bloomberg. ” I negoziati interni alla Commissione sono stati lunghi e difficili sul livello del price cap e le condizioni per farlo scattare”, gli fa eco David Carretta, cronista europeo per Il Foglio, secondo cui una proposta che avrebbe dovuto accontentare ogni Paese corre il rischio di “scontentare tutti”.

Carretta ricorda come “Germania e Paesi Bassi hanno fatto enormi pressioni sulla Commissione per annacquare il price cap”, la prima per sdoganare il maxi-piano da 200 miliardi finanziato egoisticamente col debito interno e che può creare asimmetrie sulla risposta all’inflazione galoppante, la seconda per questioni di principio legate al timore di depotenziare la “sua” borsa di Amsterdam, il Ttf. Vera e propria garanzia della continuità di un ruolo olandese nel mercato europeo del gas anche in presenza di scelte dannose per l’indipendenza energetica del Vecchio Continente come la riduzione della produzione nel decisivo impianto di Groningen.

Il primo punto critico della proposta di price cap sul gas è la quota richiesta per attivarlo. 275 euro al megawattora al Ttf di Amsterdam nel mercato dei futures per l’oro blu in consegna a un mese, per la precisione, a patto che il prezzo si mantenga sopra quella quota per due settimane e per dieci giorni vada almeno 58 euro al MWh oltre quello del mercato spot del gas naturale liquefatto. Un livello nove volte sopra il prezzo medio degli ultimi quattro anni e due volte e mezzo oltre quello attuale, già di per se quadruplo rispetto agli standard del periodo 2017-2021, associato poi a dinamiche di controlli tali che neanche durante l’ultimo boom ad agosto il tetto sarebbe stato applicato.

Il secondo punto critico è il rifiuto di uscire dallo stesso sistema Ttf che, come anticipato, è legato a un pegno inevitabile pagato all’Olanda, che continua a esercitare un’influenza notevole nel processo decisionale Ue. Tutti i Paesi stanno venendo a patti con il fatto che un mercato piccolo, volatile e senza una quota dominante di scambi di sottostanti per le materie prime energetiche commerciate risulti inefficiente e che questo generi, inoltre, il rischio speculazione. Concentrarsi sul Ttf come benchmark di riferimento rischia di confondere la soluzione con il problema, che sta (anche) nel mercato di Amsterdam.

Terzo punto da sottolineare è la scelta della Commissione Europea di non inserire il tetto al gas in un sistema più armonico, come del resto su queste colonne da tempo sottolineiamo. Dal nostro punto di vista suggerivamo una soglia più ridotta come il modello iberico concesso in delega a Spagna e Portogallo o la proposta di Mario Draghi di luglio da aggiungersi alla divisione tra i prezzi dell’elettricità generata dal gas e quella prodotta con le rinnovabili. Il combinato disposto Ttf-meccanismo del conto marginale è la vera problematica da governare e risolvere.

“Al Consiglio straordinario Energia di domani”, nota Carretta, ci saranno delle problematiche strutturali da risolvere che vedranno la necessità di una posizione comune da parte del “gruppo di quindici Paesi guidati dall’Italia, che chiedeva un corridoio dinamico dei prezzi”. Questo aveva paventato la “minaccia di bloccare i provvedimenti sulla solidarietà (acquisti congiunti per gli stoccaggi e condivisione obbligatoria del gas tra paesi)” in caso di tetto insoddisfacente, ma c’è il rischio che la proposta ispirata dalla Germania e dall’Olanda prenda in contropiede i Paesi dell’Europa meridionale e mediterranea. E, soprattutto, che i Ministri perdano nuovo tempo discutendo di una misura destinata a restare campata in aria e inapplicabile, oltre che totalmente inutile su ogni piano che non sia quello politico. Una metafora ideale degli schizofrenici meccanismi decisionali dell’Europa di oggi.

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