La prima ritorsione della Russia nei confronti della Finlandia non è tardata ad arrivare. A partire dalle 7 del mattino del 21 maggio Mosca interromperà le consegne di gas a Helsinki. In realtà, la chiusura dell’approvvigionamento energetico da parte dei russi non deve essere letta come una semplice reazione del Cremlino all’avvicinamento del Paese scandinavo alla Nato.

La chiusura, infatti, sarebbe probabilmente arrivata in ogni caso per via del sistema sanzionatorio che l’Europa ha imposto nei confronti della Federazione Russa. La quale, in tutta risposta, e per continuare a vendere gas ai governi europei, ha chiesto di passare ad un nuovo sistema di pagamento della preziosa risorsa energetica, da riscuotere tassativamente in rubli.

Gasum, la compagnia energetica statale finlandese, non ha accettato tale richiesta e intende avviare una causa in arbitrato. “Ci siamo preparati con cura a questa situazione e saremo in grado di fornire gas a tutti i nostri clienti nei prossimi mesi”, ha in ogni caso assicurato il ceo di Gasum, Mika Wiljane. La società riferisce che continuerà a servire i clienti “durante tutta la stagione da altre fonti, attraverso il gasdotto Baltic Connector“.

La mossa di Mosca

Le stazioni di rifornimento di gas di Gasum nell’area della rete del gas continueranno a funzionare normalmente. Ma la Finlandia dovrà presto prendere atto dell’importante cambiamento energetico in atto. “È altamente deplorevole che le forniture di gas naturale nell’ambito del nostro contratto di fornitura vengano ora interrotte. Tuttavia, ci siamo preparati con cura per questa situazione e a condizione che non ci siano interruzioni nella rete di trasporto del gas, saremo in grado di fornire gas a tutti i nostri clienti nei prossimi mesi”, ha ribadito Wiljanen.

Gasum non ha spiegato nel dettaglio la motivazione della mossa russa, ma, come detto, anche la Finlandia si è rifiutata di pagare il gas russo in rubli. Certo è che il taglio delle esportazioni di gas verso Helsinki da parte di Mosca è arrivato due giorni dopo che il governo finlandese aveva formalmente chiesto di entrare a far parte della Nato. La Russia aveva infatti minacciato ritorsioni nel caso in cui la nazione scandinava, tradizionalmente neutrale, fosse diventata un membro dell’alleanza militare occidentale.



La leva del gas

Nonostante il conflitto in Ucraina sia ancora in corso, la Russia continua a fornire gas a molti paesi europei. La dipendenza dall’energia russa è, a ben vedere, un fattore strategico che contribuisce alla crisi del costo della vita affrontata da molti consumatori. È per questo che Mosca ha scelto di far leva su un tema tanto sensibile quanto delicato.

Tornando alla Finlandia, è vero che Helsinki importa la maggior parte del suo gas dalla Russia, ma il gas in generale rappresenta meno di un decimo del consumo energetico del Paese. La Finlandia, come ha sottolineato la Cnn, nel 2020 ha fatto affidamento sulla Russia per quasi il 68% del suo consumo di gas naturale. Attenzione però, perché le esportazioni di gas della Russia hanno rappresentato solo il 3% del mix energetico totale della nazione nordica, che include l’energia generata da biocarburanti e fonti nucleari. Peggio potrebbe andare a Polonia e Bulgaria che, ricordiamo, sono state tagliate fuori dalla rete del gas russo alla fine di aprile perché non avevano effettuato pagamenti in valuta russa.

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