Nessuno può prevedere come si svilupperà la crisi energetica che ha ormai avvolto l’intero continente europeo. Le nuvole all’orizzonte sono nere, tira un vento di tempesta e i segnali non sono affatto incoraggianti. Soprattutto per alcuni Paesi: quelli che avevano affidato il loro sostentamento alle risorse energetiche importate dalla Russia, Germania in primis. E così, con la graduale scomparsa di gas e petrolio russi, è scattata la grande corsa ad accaparrarsi canali alternativi al Cremlino, che vanno dall’Azerbaigian al Qatar, passando per l’Algeria.

Il gas naturale costituisce quasi il 27% del mix energetico complessivo tedesco. Prima dello scoppio della guerra in Ucraina, il 55% del gas consumato in Germania proveniva proprio da Mosca. Dal 24 febbraio in poi, il governo tedesco ha avviato una complicata diversificazione, ad esempio acquistando più gas naturale da Paesi Bassi e Norvegia, e ampliando le proprie infrastrutture per importare GNL, gas naturale liquefatto, da Qatar e Stati Uniti. Lo scorso luglio Berlino era arrivata a dipendere dalle importazioni energetiche russe soltanto per un quarto del suo fabbisogno di gas. Un discreto risultato. ma non ancora sufficiente per consentire a Olaf Scholz di guardare al futuro della nazione con tranquillità.

Anche perché il gas è ancora necessario in ambiti delicati nei quali la Germania è particolarmente vulnerabile, come nel riscaldamento delle abitazioni private e nell’alimentazione dell’industria (per inciso: la più grande dell’Unione europea). In queste due aree, riscaldamento dei cittadini e industria, il gas rappresenta la principale fonte energetica, ed è per questo, dunque, che il futuro tedesco dipende da un presente altamente instabile.

Il Kiel Institute for the World Economy ha realizzato un report nel quale ha analizzato vari scenari possibili. Nel peggiore, nel quale la Germania non può ottenere più gas e non riesce nemmeno a risparmiare, l’istituto ha previsto danni all’economia tedesca fino a 283 miliardi di euro. In ogni caso, dal momento che la Germania si è affrettata a riempire le sue riserve di gas nella prima metà dell’anno, per questo inverno la locomotiva d’Europa dovrebbe scongiurare il razionamento.

I problemi si ripresenteranno tuttavia moltiplicati all’ennesima potenza nell’inverno 2023-2024. Berlino limiterà i danni se riuscirà a mettere in campo un’efficace politica energetica. In assenza di terminali di ricezione, il governo tedesco è intanto chiamato a costruire adeguate infrastrutture. Due terminali galleggianti nei porti del Mare del Nord di Wilhelmshaven e Brunsbüttel, saranno pronti entro l’inizio del prossimo anno, altri due seguiranno allo Stade e al Lubmin, mentre un quinto è previsto per l’inverno 23/24. Per quanto riguarda i flussi, a settembre quelli russi erano pari a zero (dopo aver toccato il 60% nel settembre 2021), parzialmente bilanciati dal 37,6% di gas dalla Norvegia (la percentuale era pari al 19,2% un anno fa) e dal 29,6% dalle consegne olandesi (il 13,7% nel 2021).



Il piano d’emergenza della Germania

La Germania ha quindi risolto i suoi problemi? Neanche per idea, a giudicare dalle ultime indiscrezioni. Al netto di scenari e proiezioni, Reuters ha scritto che le autorità tedesche starebbero intensificando i preparativi per consegnare contanti di emergenza in caso di blackout per mantenere in funzione l’economia. Allo stesso tempo, la nazione si starebbe preparando a possibili interruzioni di corrente.

Sebbene le autorità tedesche abbiano pubblicamente e più volte minimizzato la probabilità di un blackout, le discussioni attualmente in corso mostrerebbero quanto seriamente Berlino stia prendendo in considerazione la minaccia. L’aumento dei costi energetici e possibili sabotaggi rappresenterebbero due variabili impazzite che avrebbero spinto la Germania a prepararsi al peggio.

Ma per quale motivo si parla di contante? L’accesso al contante è di particolare interesse per i tedeschi, che apprezzano la sicurezza e l’anonimato che offre, e che tendono a usarlo più di altri europei. Un recente studio della Bundesbank ha rilevato che in Germania circa il 60% degli acquisti quotidiani viene pagato in contanti e che i tedeschi, in media, prelevano più di 6.600 euro all’anno principalmente dai bancomat. Un rapporto parlamentare di dieci anni fa, inoltre, metteva in guardia contro “malcontento” e “alterazioni aggressive” nel caso in cui i cittadini non fossero riusciti a mettere le mani sui contanti in caso di eventuali blackout.

Le banche considerano “improbabile” un blackout su vasta scala, secondo la Deutsche Kreditwirtschaft, l’organizzazione ombrello del settore finanziario, ma gli stessi istituti sono comunque in contatto con i ministeri e le autorità competenti, pronti a ogni evenienza.

Gli incubi dell’industria tedesca

Nel frattempo il consiglio consultivo economico tedesco raccomanderà al governo di aumentare le tasse sui ricchi per aiutare a finanziare i pacchetti di aiuti multimiliardari concordati per combattere la crisi energetica. Secondo Sueddeutsche Zeitung, i cosiddetti cinque “saggi” che consigliano il governo economico tedesco sulla politica economica hanno ipotizzato di aumentare l’aliquota massima dell’imposta sul reddito o di imporre una tassa di solidarietà energetica ai redditi più alti.

L’industria tedesca trattiene il respiro e aspetta con ansia di capire cosa si nasconde dietro l’orizzonte. Il grande pericolo, ha sottolineato Politico, è un’ondata di chiusure tra le aziende di medie dimensioni incapaci di resistere alla tempesta, mentre le aziende più grandi cercheranno un terreno economico più sicuro in altri Paesi.

Senza più poter contare sull’energia a basso costo dalla Russia, dal 2023 in poi l’industria pesante tedesca potrebbe letteralmente svuotarsi, generando un enorme danno all’economia nazionale e creando contraccolpi anche a migliaia di fornitori, e cioè ad altri Paesi Ue, come Slovacchia e Repubblica Ceca, connessi al sistema economico tedesco.

Ma che cosa potrebbe accadere nel caso in cui dovesse rendersi necessario affidarsi al razionamento del gas? Secondo i piani attuali, ha evidenziato il Guardian, le famiglie private sarebbero protette insieme ad altri clienti “protetti” come case di cura e ospedali. Il peso maggiore delle riduzioni finirebbe sulla schiena dell’industria tedesca, responsabile di circa un terzo del consumo di gas del paese.

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