Il Regno Unito potrebbe arrivare a tagliare completamente le forniture di gas all’Europa continentale in caso di gravi carenze nel mercato interno. A rivelarlo il Financial Times: il quotidiano della City di Londra ha scritto che a partire dall’autunno il Regno Unito testerà il suo piano di emergenza per la carenza di gas alla luce delle mutate condizioni dettate dalla rottura delle forniture dalla Russia. L’equivalente britannico del nostro Gse, National Grid, ha dichiarato che la prossima strutturazione del piano prevedrà una suddivisione in quattro livelli di allerta per il gas, uno in più di quelli di Germania (al secondo step su tre) e Italia.

La chiusura dei gasdotti sull’asse Regno Unito-Ue sarebbe l’extrema ratio per manovre di questo tipo. Altre misure di emergenza includono l’interruzione dell’erogazione di gas ai grandi utenti industriali e l’invito alle famiglie a ridurre i consumi.

La relazione anglo-europea nel mercato del gas è assai complessa. Da marzo, due gasdotti sottomarini che collegano la Gran Bretagna con il Belgio e i Paesi Bassi hanno lavorato alla massima capacità, esportando 75 milioni di metri cubi al giorno di gas nel continente per venire incontro alle necessità dell’Europa che sta lavorando per costruire un cuscinetto per lo stoccaggio gasiero in vista dell’Europa. Il Regno Unito ha una capacità di stoccaggio di gas minima, quindi le forniture in eccesso, compresi i carichi importati di gas naturale liquefatto (Gnl), vengono inviate nel continente per permettergli di incrementare le riserve quando la domanda del Vecchio Continente è bassa nei mesi estivi.

Circa la metà del gas del Regno Unito. per la precisione il 47% proviene dai giacimenti del Mare del Nord. Dopo un crollo del 64% (da 107,8 a 39,5 miliardi di metri cubici) per l’esaurimento di molti giacimenti dal 2003 in avanti ora Londra vuole ristabilire nuovi progetti di estrazione per essere sempre più autonoma. Tra le quote importate, un terzo proviene dalla Norvegia. Il resto è costituito dalle importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) trasportato nel Regno Unito via mare da paesi come il Qatar e gli Stati Uniti. Anche il gas russo che riceve il Regno Unito, dipendente nel pre-Ucraina da Mosca in forma minimale (3%) arriva sotto forma di Gnl.

Le esportazioni di gas verso l’Ue sono ai massimi in questa fase e hanno portato ad aprile a 16,4 miliardi di sterline, dato più alto da quando le statistiche esistono nel 1997, il valore delle esportazioni totali mensili di Londra verso il mercato unico. Ma il Financial Times ricorda che la relazione energetica tra Londra e Bruxelles è molto più ambivalente di quanto sembri: nelle fasi invernali in cui il freddo e la rigidità del clima colpiscono le Isole Britanniche Londra guarda al gas esportato nei mesi caldi come a un cuscinetto di garanzia per la sua cittadinanza da attivare in fasi di emergenza, portando per alcune settimane il flusso ad invertirsi. Durante la tempesta Beast from the East, nel 2018, il Regno Unito tenne duro ottenendo il 20-25% del suo gas dal reverse flow da Paesi Bassi e Belgio, come ricordato dal quotidiano della City. La dipendenza invernale dall’oro blu arrivato via gasdotto è tale da rappresentare, su scala annua, l’8% dei consumi energetici.

Strappi unilaterali possono dunque provocare caos senza precedenti nei rapporti tra Londra e Bruxelles già messi sotto tensione dalla proposta di Boris Johnson di rivedere i protocolli d’intesa con l’Ue sull’Irlanda in forma unilaterale. E possono aumentare i rischi di una guerra dei prezzi tra Regno Unito e Unione Europea in grado di depotenziare ogni strategia sul tetto al prezzo del gas, aumentando incertezze in un campo che, sul fronte geopolitico, si vorrebbe unito. “Raccomanderei assolutamente che il Regno Unito riconsideri l’interruzione dell’interconnessione in caso di crisi”, ha dichiarato al Ft Bart Jan Hoevers, presidente della Rete europea dei gestori dei sistemi di trasmissione del gas. Il sistema, nota Hoevers, “è vantaggioso per il continente in estate” ma “lo è anche per il Regno Unito in inverno”. Periodo in cui maggiormente la pressione della Russia sulla weaponization del gas si farà sentire con durezza. E in cui una spaccatura tra le due parti della Manica può mandare a rotoli ogni strategia di diversificazione e controllo dei prezzi. Aumentando inoltre la pressione di Londra per un indebolimento sostanziale dell’Europa nel campo occidentale.

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