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Per molti Paesi, la diversificazione delle fonti di gas è stato un tema sottovalutato per molto tempo. La guerra in Ucraina ha rovesciato questa prospettiva: sganciarsi dalla Russia e cercare e rafforzare le importazioni da altri Stati è diventato fondamentale. In questo quadro, la Norvegia ha assunto un ruolo di primo piano trasformandosi in uno dei principali fornitori di gas dell’Europa.

Andreas Bjelland Eriksen, segretario di Stato norvegese per l’Energia, ci spiega la politica del suo governo in questa crisi che sconvolge l’Ue. “C’è già stato un aumento significativo delle esportazioni” racconta, “con un aumento dell’otto per cento dall’inizio della guerra”. “Le aziende che lavorano sulla piattaforma continentale norvegese producono e trasportano tutto il gas che possono attraverso gasdotti e navi gnl”, ma, sottolinea Eriksen, “sono le aziende le responsabili di esplorazione, produzione e vendita di gas dalla piattaforma continentale norvegese, non lo Stato”.

La questione più importante ora è il tetto massimo per il prezzo del gas. Il governo norvegese, come anche alcuni Paesi dell’Unione europea, non sembra convinta della posizione di alcuni Paesi che chiedono un tetto generalizzato per tutti gli importatori. “Siamo aperti a discutere tutte le misure che possono aiutare ad alleviare gli effetti dell’attuale crisi, migliorare la sicurezza energetica e a stabilizzare il prezzo dell’energia. Tuttavia, siamo scettici sul price cap perché potrebbe allontanare il gas dal mercato europeo, aumentando la mancanza di energia nel sistema. Un tetto al prezzo, inoltre, potrebbe portare a maggiori consumi di gas, rafforzando lo squilibrio tra domanda e offerta”. Un punto non troppo diverso dalla posizione espressa anche da alcune forze Ue. Tra queste la Germania, che ha ribadito la sua posizione contraria, ma anche la stessa Commissione europea, che sul punto ha già fatto capire di essere intenzionata a non porre sullo stesso piano la Russia con gli altri Paesi partner che forniscono gas.

Il dato è importante soprattutto perché Oslo è ora essenziale per il fabbisogno energetico continente, Italia compresa anche se in parte minore rispetto ad altri clienti. Sui rapporti con Roma, che invece chiede un tetto generalizzato al prezzo del gas, Eriksen è fiducioso: “Abbiamo ottimi rapporti con l’Italia e c’è interesse a migliorarli, non solo per l’acquisto e la vendita di energia, ma anche in altri settori come l’idrogeno e la cattura e ‘sequestro’ del carbonio. Eni lavora già in Norvegia con Vårgrønn, e accogliamo con favore un’ulteriore cooperazione”.

Si è parlato di problemi con i vicini per la Norvegia: soprattutto sulla fornitura di energia elettrica. “Stiamo esaminando un meccanismo per rendere prioritario il riempimento dei serbatoi quando raggiungono livelli criticamente bassi. I nostri bacini idroelettrici svolgono lo stesso ruolo degli impianti di stoccaggio di gas in Europa. Quindi è importante assicurarsi di avere sufficienti quantità di energia stoccata per i freddi inverni norvegesi. Tuttavia, è importante ribadire che non vogliamo interrompere il flusso di elettricità ai nostri vicini, ma discuteremo come evitare problemi riguardanti la sicurezza energetica” continua Eriksen. “La cooperazione energetica e le nostre connessioni fanno parte della sicurezza fondamentale per l’approvvigionamento elettrico norvegese, soprattutto nei periodi di bassi afflussi. Dipendiamo dalle nostre connessioni con altri Paesi. Tuttavia, poiché i livelli dei bacini nella Norvegia meridionale sono bassi, la nostra preoccupazione è come la Norvegia possa prepararsi a situazioni simili in futuro. Il governo sta quindi lavorando a un meccanismo che garantisca il livello delle riserve e la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico. Non è ancora deciso esattamente come si formerà questo meccanismo”.

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