La crisi energetica infiamma la Francia e nei giorni in cui i sindacati proseguono nella più imponente manifestazione europea del 2022 il combinato disposto tra carenza di benzina alle pompe e blocco a molti degli impianti nucleari sta creando un disagio diffuso. Nel frattempo torna la protesta politica, con Emmanuel Macron costretto ad affrontare la più dura manifestazione dai tempi dei Gillet Gialli e la rinnovata combattività della Confédération Générale du Travail (Cgt), il maggior sindacato transalpino.

Lo sciopero non conosce fine

Il governo francese martedì ha cercato di controllare una crisi in espansione che ha lasciato un terzo di tutte le pompe di benzina del paese senza carburante, dopo che i lavoratori dei giganti petroliferi Total Energies ed Exxon Mobil hanno prolungato un blocco delle raffinerie di petrolio francesi per chiedere che i salari tenessero il passo con l’aumento dell’inflazione. Essa si è attestata al 5,6% in Francia il mese scorso, ben al di sotto della media dell’Unione Europea, a causa principalmente dei sussidi governativi alla benzina e dei limiti dei prezzi dell’energia, destinati però a un esaurimento strutturale.

I lavoratori del settore energetico hanno scioperato per i salari e l’aumento del costo della vita, con quelli di Total che chiedono un aumento salariale del 10% dopo che la società ha riportato profitti eccezionali sulla scia dell’impennata dei prezzi delle materie prime. Da 2,2 miliardi di euro i profitti di Total nel secondo trimestre del 2022 sono cresciuti a 5,7 miliardi, una crescita del 159%. Più che raddoppiati, a 10 miliardi di euro, quelli semestrali. La Cgt ha finora respinto le aperture di Total, che ha dichiarato domenica di aver già concordato un aumento medio del 3,5% degli stipendi per il 2022, ma di essere inoltre pronta a anticipare i colloqui salariali annuali del 2023 a questo mese qualora i blocchi si fermassero.

Altri due sindacati, Cfe-Cgc e Cfdt, hanno concordato un pacchetto salariale rivisto offerto da Esso France, sezione transalpina di Exxon. In base all’accordo, i sindacati hanno accettato un’offerta di un aumento salariale del 6,5% l’anno prossimo e un bonus di 3.000 euro, uno dei più generosi ottenuti dai lavoratori con la loro mobilitazone in Europa negli ultimi anni.

Il pugno duro del governo

Nel frattempo in Francia imperversa il mercato nero: ieri a Parigi una stazione di servizio è stata letteralmente presa d’assalto dopo essere stata rifornita da un gruppo composto da una decina di individui muniti di taniche. A Creteil, fuori dalla capitale francese, sono state fermate cinque persone che avevano riempito 50 litri di carburante per rivenderlo a 3,50 euro al litro. Un’attività che continua nonostante il governo abbia chiesto ai prefetti di tutto il Paese di vietare l’utilizzo di taniche alle stazioni.

Il primo ministro Élisabeth Borne ha detto martedì di voler ordinare ai lavoratori essenziali della Esso-ExxonMobil, il braccio francese della compagnia petrolifera americana, di tornare ai loro posti in raffineria e tornare di nuovo a produrre la benzina che serve ai cittadini. Le carenze hanno provocato code infinite nelle stazioni di servizio che ricordano la crisi petrolifera di mezzo secolo fa, mandando nel caos autisti, società di consegna, ambulanze, società di autotrasporti e taxi.

Utilizzando la legislazione esistente volta a mantenere in funzione i servizi cruciali, il primo ministro ha detto ai prefetti locali di precettare i lavoratori negli impianti di stoccaggio che sono stati fermi per due settimane. Una misura simile è stata imposta nel 2010 durante gli scioperi nelle raffinerie francesi, ma è stata successivamente ritenuta da un tribunale in violazione della legge perché applicata in modo troppo ampio. “Tutte le opzioni sono sul tavolo, l’obiettivo è sbloccare la situazione”, ha detto il ministro dei trasporti Clément Beaune alla radio RMC martedì scorso.

Il governo ha lanciato questo mercoledì la precettazione del personale “essenziale per il funzionamento” passando dalle parole ai fatti a partire del deposito di carburante Esso-ExxonMobil a Gravenchon-Port-Jérôme (nel dipartimento della Senna Marittima), proprio mentre una cinquantina di dipendenti in sciopero hanno iniziato il loro ventitreesimo giorno di sciopero. Tuttavia, secondo quanto riportato da Liberation tramite i suoi corrispondenti sul posto, alla mattinata di giovedì nessun membro delle forze di sicurezza era ancora visibile.

“Va notato”, scrive il quotidiano simbolo della Sinistra francese, “che il governo mira solo in questa fase a rilasciare il deposito di carburante nel sito di Gravenchon, e non l’intera raffineria. Le autorità intendono quindi fornire agli scioperanti che impediscono la spedizione di benzina già raffinata, quindi già disponibile, e rilasciare scorte di benzina. Ma la raffineria che è responsabile della raffinazione del petrolio in benzina rimane bloccata”, assieme ad altre cinque tra le sette del Paese.

Verso la resa dei conti tra Macron e Mélenchon?

Il governo francese non lancia dunque un attacco col pugno di ferro, ma l’ordine di ritorno al lavoro del governo del presidente Emmanuel Macron ha rischiato di produrre una resa dei conti con il sindacato francese che rappresenta un blocco sostanziale di lavoratori in entrambe le compagnie petrolifere. “La resa dei conti ha alzato la posta in gioco per Macron, che aveva pianificato di andare avanti presto con una proposta controversa per rinnovare il contorto sistema pensionistico della nazione, incluso l’innalzamento dell’età pensionabile”, sottolinea il New York Times che ricorda l’assonanza per il presidente tra la crisi della benzina e la marea montante dei Gillet Gialli, esplosa nel 2019 proprio in seguito alle proposte di ecotasse sui carburanti varate dal governo.

Un invito a Macron a tirare dritto viene dalla destra, con Le Figaro che chiede una risoluzione rapida della questione: “Quando Emmanuel Macron dice che lo sciopero nelle raffinerie potrebbe farci ‘perdere la testa, non ha torto. Se durerà, finirà per sconvolgere la società, con il rischio, tanto temuto all’Eliseo, che una vampata tipo gilet gialli incendi il Paese”. La crisi può riverberarsi anche sul resto del fronte energetico. L’emittente televisiva BfmTv segnala che i lavori di manutenzione in corso all’interno di cinque reattori nucleari francesi rischiano di subire ritardi a causa di scioperi. Con ogni probabilità, infatti, le mobilitazioni potrebbero ritardare ulteriormente i piani del gruppo energetico Edf tornato di recente al 100% sotto il controllo pubblico. Attualmente in Francia 25 reattori su 56 sono bloccati, e tra questi, 15 sono fermi a causa di problemi di corrosione che necessitano di riparazioni urgenti.

Meno petrolio per le raffinerie e lavori più lenti nelle centrali nucleari significano, inoltre, più tensioni nella generazione energetica. Il problema del prezzo marginale ha già portato la generazione elettrica in Francia ad essere costosissima e i prezzi a superare in estate i 1000 euro al MWh.

E il 16 ottobre Macron dovrà sfidare la politicizzazione della piazza, con il leader della Nuova Unione Popolare Jean-Luc Mélenchon che ha convocato a Parigi una marcia contro il caro-vita e la riforma delle pensioni, che cade nel momento più incendiario. “Queste riforme non hanno alcuna giustificazione al di là della sua determinazione a costringerle al popolo per conto dell’oligarchia dominante che rappresenta”, ha tuonato Mélenchon nel tipico gergo tribunizio nel suo ultimo post sul suo blog. “Una lotta a tutto campo contro la casta dominante è il nostro unico orizzonte, dato il violento assalto ai sussidi di disoccupazione e al sistema pensionistico”, ha aggiunto, sfidando Macron sull’obiettivo della politicizzazione della sfida lanciata dai sindacati. Sempre un rischio in una Francia che più volte ha mostrato, negli ultimi anni, di cercare fuori dalla politica, ritenuta inefficace, lo spazio in cui protestare per l’aumento dei problemi sociali.

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