Ai vertici del ministero dell’Economia tedesco, laddove si disegnano le strategie energetiche del Paese, delle spie russe guardavano da vicino le scelte del governo di Berlino. Questo il sospetto del Bundesamt für Verfassungsschutz, cioè il servizio di intelligence interna della Repubblica Federale, rivelato da un’inchiesta di Die Zeit.

Amaro il sospetto dell’intelligence di Berlino, che teme che i servizi segreti russi, in primis l’agenzia estera denominata Svr, si siano infiltrati nel ministero Federale dell’Economia nei dipartimenti titolati alla gestione delle strategie sugli approvvigionamenti del gas, sullo sviluppo delle reti per la generazione e il trasporto dell’energia e sulla gestione delle autorizzazioni per il gasdotto Nord Stream 2. Il caso riguarderebbe due alti funzionari dello Stato, finora rimasti anonimi, su cui si concentrerebbero i sospetti ed è attualmente oggetto di indagine da parte dell’Ufficio per la protezione della Costituzione, che è responsabile del controspionaggio. Il terremoto, nei giorni in cui Mosca chiudeva il Nord Stream a tempo indeterminato, è arrivato fino alle fondamenta del governo federale di Olaf Scholz, alle prese con la crisi energetica.

Inaudito il fatto stesso che sia un’inchiesta giornalistica a parlarne, dato che il controspionaggio tedesco conduce in genere un’esistenza operativa molto riservata, ritenendo che la caccia agli agenti stranieri dovrebbe svolgersi senza clamore e nel modo più silenzioso possibile. Il nuovo spionaggio segue le rotte di un ordine mondiale che “si forma nel Ventunesimo Secolo sui grandi palcoscenici del mondo, a Washington, Pechino o Mosca, Parigi o Davos”, nota nella sua inchiesta Die Zeit, e più che “attraverso messaggi segreti e agenti reclutati” lo spionaggio entra nei gangli del potere rivale, per influenzarlo dall’interno.

E niente in Germania è oggi più strategico del super-ministero guidato dal vicecancelliere Verde Robert Habeck, che unisce competenze paragonabili a quello dello Sviluppo Economico italiano a deleghe in materie importanti come lo sviluppo tecnologico ed infrastrutturale delle reti e gli approvvigionamenti energetici. Dall’inizio della guerra in Ucraina il ministero, controllato da uno dei partiti maggiormente rivali della Russia e delle forniture energetiche, lavora per sganciare la Germania da Mosca, ma deve incontrare spesso resistenze nell’adozione delle sue strategie.

Habeck e altri membri del gabinetto del cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz, prima fra tutti la leader dei Verdi e ministro degli Esteri Annalena Baerbock, hanno spesso sottolineato quanto siano determinati a spostare la Germania lontano dalla dipendenza dal gas di Putin. La Germania, principalmente su iniziativa di Habeck, ha da mesi accelerato sugli sforzi per allontanarsi dal gas russo e sostituirlo con consegne da altre parti, inclusi Qatar, Norvegia, Canada e Paesi dell’Africa occidentale. Politico.eu sottolinea che i boiardi di Stato sotto indagine sono ritenuti i portavoce di resistenze interne a tali distacchi dopo che il governo Scholz ha fermato la certificazione di Nord Stream 2 a fine febbraio e gli autori di “molti documenti” interni al ministero che, pur compilati dopo l’invasione dell’Ucraina, “erano pieni di comprensione per il punto di vista russo”. Per gli agenti tedeschi è risultato “sorprendente” il fatto “che l’argomentazione spesso non si adattasse alla linea ufficiale del governo tedesco”.

In Germania, dunque, si teme che la Russia possa aver, dall’interno, infiltrato gli apparati più strategici per condizionare le strategie più importanti dell’esecutivo. A Berlino è tornato l’incubo di mezzo secolo fa, quando la spia della Stasi Gunter Guillaume riuscì, grazie al suo lavoro infaticabile e alla grande capacità organizzativa, a scalare i ranghi della burocrazia della Spd fino a diventare relatore nel reparto economico per le politiche finanziarie e sociali dell’Ufficio federale del partito di riferimento della sinistra tedesca e, nel 1972,  assistente personale del Cancelliere Willy Brandt. Da qui ha avuto accesso ai documenti segreti e alle informazioni della cerchia intorno al Cancelliere e spiò anche la vita privata di Willy Brandt.

Ma a ben guardare non sembra possibile che due alti funzionari, per quanto di peso, possano da soli decidere della politica energetica di una nazione come la Germania. Politica, del resto, già orientata in senso complesso nei confronti della Russia a un punto tale da impedire ogni bando totale al gas russo pena, parola dello stesso Habeck, “disoccupazione di massa e povertà”. La dipendenza dalla Russia è strutturale e complessa e, anzi, per la Germania è impossibile pensare di rimediarvi in tempi brevi. Tanto che Scholz ha recentemente benedetto il reintegro a pieno ritmo nel partito del predecessore Gerhard Schroeder, “pontiere” dei rapporti con la Russia negli ultimi vent’anni. Se delle spie hanno agito, in Germania, lo hanno fatto su un terreno fertile per le connivenze. Il vero problema politico per una Germania che non riesce a risolvere una crisi energetica che la politica ha, in sostanza, incentivato.

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