Nonostante la liberazione della Piana di Ninive dai jihadisti dell’Isis, continuano le violenze contro i cristiani. A denunciarlo è l’arcivescovo siro-cattolico di Mosul, monsignor Yohanna Petros Mouche, che ad Aiuto alla Chiesa che Soffre ha parlato della condizione dei cristiani iracheni.Anche se l’Isis è stato scacciato dalla regione e battuto militarmente, nelle città della provincia di Ninive, per i cristiani, resta la minaccia dell’Islam radicale. “Due giorni dopo l’approvazione da parte del governo centrale iracheno di un divieto all’uso dell’alcool per tutta la nazione”, spiega l’arcivescovo, “un cristiano che stava commerciando bevande alcoliche è stato massacrato da fanatici”. Monsignor Mouche, è stato fra i primi a visitare Qaraqosh, la più grande città cristiana della piana, liberata dalla presenza jihadista a fine ottobre per mano dell’esercito iracheno e delle milizie cristiane. E racconta come la gioia iniziale dei cristiani iracheni, per il ritorno nella terra che li ospita da millenni, sia stata subito infranta dai timori per il futuro.La paura, infatti, è quella di dover subire nuove violenze da parte dei musulmani. Gli stessi che hanno occupato le case dei cristiani e le hanno consegnate all’Isis, quando i jihadisti invasero la piana nell’estate del 2014. Con la liberazione delle città e dei villaggi cristiani della Piana di Ninive, infatti, si è scoperto che il 75% delle abitazioni dei cristiani sono state date alle fiamme da abitanti locali. Molti cristiani che volevano “tornare immediatamente”, quindi, ha spiegato monsignor Mouche, non hanno potuto fare ritorno, preoccupati per la propria incolumità. “Perché queste persone, con le quali eravamo in relazione, hanno fatto tutto questo?”, ha spiegato l’arcivescovo, riportando le parole dei cristiani iracheni. “Ci chiediamo se questo è il loro modo di dirci che ci avrebbero bruciati vivi in caso fossimo tornati”, ha concluso.Continua l’offensiva su MosulIntanto, continua l’offensiva dell’esercito iracheno per cacciare l’Isis da Mosul. Le truppe di Baghdad hanno conquistato nella notte, un importante quartiere nella parte orientale della città. Dall’inizio della battaglia, lanciata quasi due mesi fa, per strappare la roccaforte irachena agli uomini del Califfato, l’esercito ha ripreso il controllo di 28 distretti. E oggi, il generale americano Sean MacFarland ha comunicato che, dall’agosto del 2014, la coalizione internazionale anti-Isis a guida americana, ha eliminato almeno 50mila combattenti dello Stato Islamico. La sfida più grande però, resta quella del “dopo-Isis”. Il nodo rimane, infatti, quello della gestione, da parte del governo iracheno, dei villaggi liberati, e della garanzia della sicurezza e di una pacifica convivenza tra i vari gruppi etnici e confessionali. Restano, quindi, i timori per il futuro. Fino ad ora, ha detto, infatti, monsignor Mouche, non è stato ancora chiarito chi sarà a prendersi cura dei cristiani, nei villaggi liberati. E, per questo, la comunità cristiana, si sente già “tradita” dal governo.

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