Certo, finché i media definiranno Ong (Organizzazione non governativa) l’Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo che ha sede a Coventry ed è finanziato dal Governo britannico, le speranze che vogliano prima o poi dare un’occhiata alle indagini delle Ong vere saranno scarse. Altrimenti, potrebbero cominciare con i rapporti di Air Wars, l’Ong inglese nata dall’alleanza tra giornalisti, ex militari e ricercatori che, tra l’altro, e lo diciamo per tranquillizzare i democratici e progressisti, gode pure dell’appoggio della Open Society Foundations di George Soros.Che cosa ci racconta, Air Wars? Per esempio, ed è il rapporto di marzo che da tre mesi i civili uccisi dai raid della coalizione guidata da Usa e Arabia Saudita, uccidono molti più civili di quanto facciano i raid dell’aviazione di Assad e di quella di Putin. Nel solo mese di marzo, inoltre, la lega saudo-americana avrebbe ucciso tra 1.782 e 3.471 civili, in gran parte sui fronti di Mosul (Iraq) e Raqqa (Siria), le due roccaforti dell’Isis. In gran parte ma non solo: per esempio, il 1 febbraio gli aerei americani (autori di oltre il 90% dei raid) hanno colpito un ospedale della Croce Rossa a Idlib, capoluogo della provincia siriana dove si è radunato il grosso dei jihadisti e dei ribelli (più o meno moderati). Curiosamente, vista l’attenzione che si pone sulla sorte degli ospedali, di tale episodio si è parlato assai poco. Anzi, per nulla.Tra quei poveri morti ci sono ovviamente molti bambini: almeno 80 nel solo mese di marzo, con almeno 30 donne. Anche in questo caso silenzio. E la storia prosegue perché sempre Air Wars ha censito, nelle zone dei più aspri combattimenti, almeno 45 civili morti nel solo giorno del 1 aprile. Il tragico è che nel mese di marzo le incursioni della coalizione internazionale sono diminuite del 21% sulla Siria (434 in tutto) e dell’1% sull’Iraq (268). Si bombarda meno? In termini di voli aerei sì. Ma in termini di bombe è esattamente il contrario: i membri attivi della Coalizione (Usa, Regno Unito,Francia, Belgio, Danimarca, Australia, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) hanno sganciato un numero di ordigni del 13% superiore a quello di febbraio. In altre parole: partono meno missioni ma si bombarda più a tappeto. E i risultati si vedono.

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