La storia sugli attacchi chimici in Siria potrebbe essere riscritta. L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw o Opac) rimosse alcuni documenti che provavano una probabile operazione di false flag a Douma, il 7 aprile del 2018. I media internazionali, senza neanche attendere l’esito dell’indagine scientifica dell’organismo tecnico internazionale che vigila sul rispetto della Convenzione sulle armi chimiche, diedero immediatamente la colpa al governo siriano di Bashar al-Assad: esattamente a una settimana dopo, il presidente americano Donald Trump ordinò, assieme a Francia e Gran Bretagna, una serie di bombardamenti in Siria. Ora però, una nuova mail pubblicata da Wikileaks dimostra che l’Opac rimosse un documento che sarebbe potuto diventare essenziale per comprendere la verità su ciò che accadde quel giorno, in Siria.

Come riporta il sito della fondazione dell’ex senatore americano Ron Paul, in un’e-mail interna pubblicata da WikiLeaks venerdì, si legge come un alto funzionario dell’Opac abbia ordinato a un ispettore dell’organizzazione di rimuovere un documento “e ogni sua traccia” dall’archivio del registro dei documenti dell’organizzazione. Il documento in questione è una valutazione tecnica scritta dall’ispettore Ian Henderson dopo una missione conoscitiva a Douma, teatro del presunto attacco chimico.

La mail che sbugiarda la narrazione ufficiale

L’ispettore dell’Opac osserva che le prove raccolte a Douma contraddicono la narrazione ufficiale e apre all’ipotesi che gli islamisti ribelli – che avevano il controllo di Douma in quel periodo – abbiano condotto un’operazione di false flag – , sotto falsa bandiera, ovvero una messa in scena – per incolpare Damasco e indurre le nazioni occidentali ad attaccare Bashar al-Assad. La e-mail è stata scritta da Sebastien Braha, capo di gabinetto dell’Opac. La sua autenticità non è ancora stata confermata, ma l’organizzazione non ha mai affermato che nessuno dei documenti trapelati in precedenza non fosse reale.

Il rapporto finale dell’Opac faceva intendere che il governo siriano fosse l’autore del presunto attacco chimico, ma negli ultimi mesi è emersa una quantità di documenti trapelati e testimonianze di whisteblower che invece danno supporre una possibile operazione di false flag da parte dei ribelli siriani. Ipotesi che molti analisti, in realtà, avevano preso in seria considerazione.

I whisteblower dell’Opac

Lo scorso novembre, una mail interna all’Opac, ottenuta da WikiLeaks e condivisa anche da Repubblica, lasciava affiorare le perplessità di un ispettore dell’Organizzazione che nel 2018 partecipò all’indagine su Douma. A scrivere la mail il whistleblower che si rivolge al diplomatico inglese Robert Fairweather, capo di gabinetto dell’allora direttore generale dell’Opac, il diplomatico turco Ahmet Uzumcu. “Gentile Rob, si legge, “come membro del team della missione di Fact-finding che ha condotto l’inchiesta sul presunto attacco a Douma, il 7 aprile, desidero esprimere la mia più grave preoccupazione per la versione redatta del rapporto della missione di Fact-finding”. E aggiunge: “Dopo aver letto questo rapporto modificato, che tra l’altro nessun altro membro del team inviato a Douma ha avuto l’opportunità di fare, io sono rimasto colpito da quanto rappresenta i fatti in modo errato”.

A maggio, Ian Henderson, un altro analista dell’Opac che ha esaminato il lavoro del team, ha contestato le conclusioni sull’angolazione con cui un missile aveva colpito l’edificio. Aveva sollevato l’ipotesi il missile fosse stato collocato all’ultimo piano dell’edificio dove erano state trovate decine di morti. Un’operazione sotto falsa bandiera, dunque, per scaricare la colpa su Assad. Ora, però, la verità sta emergendo.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.